La Charas: dal mito a oggi

Charas CBD Hashish Fumo cannabis light legale

Cos’è la Charas e come viene prodotta

Poco dopo l’esplosione del mercato della cannabis light, nel mercato si sono subito imposti prodotti derivati come Kief, Hashish CBD e Charas CBD. In questo articolo vogliamo approfondire cos’è la Charas e come viene prodotto, una delle eccellenze tra i prodotti concentrati di Cannabis.

Storicamente proveniente dalle regioni a cavallo tra India, Pakistan e Nepal, la charas è un particolare tipo di Hashish prodotta dalle infiorescenze fresche della pianta di cannabis. E’ essenzialmente costituita da una massa omogenea di resina e tricomi delle piante di cannabis e venduta sotto forma di piccole sfere o stecche.

La Charas può essere ricavata da qualsiasi varietà di Cannabis, ma le qualità migliori sono quelle prodotte nella valle di Parvati e nel Kashmir. In queste zone crescono infatti naturalmente alcune varietà autoctone di cannabis di elevata qualità e ricche di resina che si prestano perfettamente alla sua produzione. Queste zone sono diventate famose per la produzione di un particolare tipo di Charas chiamato Malana Cream, caratterizzata dall’alto valore di THC. La fama è cresciuta al punto che moltissime persone visitano ogni anno queste zone alla ricerca di queste piante per poterne gustare i particolarissimi sapori.

Origini mitologiche della Charas

La pianta di Cannabis è strettamente legata alla religione Induista. Soprattutto nelle regioni settentrionali dell’India, gli induisti attribuiscono la nascita delle piante di Cannabis a Shiva, una delle principali divinità Indù. Distrutto dal dolore per la fine dell’amore con la sua amata Parvati, Shiva estrasse un seme dalla sua coscia e lo lanciò in una vallata, dando origine alla crescita spontanea delle piante di Cannabis. Proprio per questo, la pianta di Cannabis è considerata sacra dai seguaci di Shiva, i Sadhu, monaci ascetici che rifiutano nella loro vita i legami materiali con la società moderna. Per loro, il consumo di Cannabis e in particolare della charas è uno strumento per mettersi in comunicazione con la divinità.

Produzione e lavorazione

Il processo di produzione è tanto semplice quanto prezioso e consiste nel posizionare le cime dei fiori di cannabis tra le mani strofinando i palmi reciprocamente. La frizione che si sviluppa consente il distaccamento dei tricomi e della resina e la formazione di una massa che viene poi raccolta dalle mani. La differenza sostanziale tra l’hashish e la charas è l’infiorescenza di partenza. Mentre per la produzione di hashish si utilizzano infatti infiorescenze secche, per la produzione della charas si utilizzano invece fiori freschi, appena tagliati o ancora in pianta, 2-3 settimane prima del raccolto.

Prima di iniziare la procedura, occorre lavarsi minuziosamente le mani, evitando accuratamente qualsiasi tipo di sapone/detergente chimico contenente fragranze o aromi. Si prediligono solitamente saponi naturali organici non profumati. Successivamente, si posizionano i fiori di cannabis tra le mani e si inizia il processo di estrazione. Occorre prestare attenzione alla pressione esercitata, che deve aumentare progressivamente nel tempo. La frizione che si sviluppa permette il distaccamento della resina e dei tricomi che si accumuleranno sui palmi sotto forma di una patina spessa, appiccicosa e di colore scuro. Il processo termina con la raschiatura, ovvero il distaccamento della massa raccolta dalle mani e la raccolta sotto forma di stecche o di piccole sfere.

E’ possibile ricavare la Charas da qualsiasi tipo di infiorescenza, ma per la natura del processo di estrazione, è consigliabile utilizzare varietà che presentino un alto livello di resina e di tricomi, al fine di garantirsi una produzione abbondante.

Charas CBD

L’Afghani Delicious è la Charas CBD che potete trovare nel nostro cannabis light shop è prodotta in Italia da infiorescenze accuratamente selezionate che presentano un valore di THC entro i limiti di legge. Nello specifico e rispettando la normativa riguardante i prodotti derivati, il livello di THC è inferiore allo 0.2% configurando il prodotto come privo di qualsiasi effetto drogante o psicoattivo. L’elevato valore di CBD e lo spiccato aroma pungente, fanno della nostra Charas CBD uno dei prodotti di punta e maggiormente apprezzati dai nostri consumatori.

I cannabinoidi sintetici e le loro caratteristiche

I cannabinoidi della pianta di canapa light

Cosa sono i cannabinoidi sintetici e non?

In questo articolo descriveremo le principali categorie di cannabinoidi sintetici e naturali. cercando di chiarirne le maggiori differenze.

cannabinoidi o cannabinoli sono sostanze chimiche di origine naturale, si classificano a livello chimico come terpenofenoli.

Questi principi attivi sono prodotti principalmente da piante appartenenti al genere delle cannabacee e sono i principali responsabili degli effetti benefici e ricreativi della Cannabis Sativa L.

I vari cannabinoidi sono accumunati dalla loro capacità di interagire con i recettori cannabinoidei presenti nel nostro corpo.

Cannabinoidi naturali

I cannabinoidi, inizialmente isolati da estratti di piante del genere cannabis, vengono anche nominati fitocannabinoidi (fito=pianta, di origine vegetale).

Sono stati scoperti più di 100 differenti composti appartenenti a questa famiglia, tra cui i principali:

  • CBD – cannabidiolo
  • CBDV – cannabidivarina
  • CBC – cannabicromene
  • CBG – cannabigerolo
  • CBN – cannabinolo
  • THC – tetraidrocannabinolo, uno dei pochi con i tipici effetti psicotropi della cannabis ricreativa
  • THCV – tetraidrocannabivarina

Tutti i cannabinoidi vengono sintetizzati nei tricomi, minuscole escrescenze ghiandolari cerose che si trovano sul fiore femminile della pianta. Durante la fase vegetativa viene prodotto quasi esclusivamente CBG, che viene poi trasformato, nella fase di fioritura, in tutti gli altri cannabinoidi noti.

L’unico che non deriva per via metabolica dal CBG è il CBN, formato esclusivamente per degenerazione del THC. I fattori che possono portare a tale degenerazione sono l’esposizione a fonti di calore, raggi UV, ossidazione, ecc.

Cannabinoidi endogeni

I cannabinoidi esercitano i loro effetti sulla salute interagendo con dei recettori presenti nel nostro corpo, nominati appunto recettori cannabinoidei.

Si distinguono principalmente due forme di questi recettori:

  • CB1, concentrati soprattutto a livello del sistema nervoso centrale, che mediano effetti di tipo psicoattivo, antidolorifico, rilassante, sedativo, antiemetico
  • CB2, diffusi principalmente a livello periferico e che hanno destato interesse per gli effetti antiinfiammatori senza effetti psicotropi

In base al tipo di legame e di azione che svolgono su questo recettore, i cannabinoidi si differenziano per i loro vari effetti in relazione alla loro struttura chimica.

Il fatto di aver scoperto nel nostro corpo recettori specifici per i cannabinoidi sintetizzati nei tessuti vegetali, ha fatto maturare l’idea che il corpo umano stesso li producesse per regolare funzioni biologiche interne.

Da qui la scoperta degli endocannabinoidi, prodotti dalle nostre cellule che agiscono con i recettori cannabinoidei per regolare diverse funzioni biologiche.

Tra questi ricordiamo l’anandamide ed il 2-arachidonoilglicerolo.

Cannabinoidi sintetici

Con il termine cannabinoidi sintetici facciamo riferimento a due classi di composti ben distinte:

  • Fitocannabinoidi di origine sintetica (o cannabinoidi sintetici natural-identici): in pratica cannabinoidi molecolarmente identici ai cannabinoidi prodotti nelle piante, ma che, invece di essere estratti, vengono realizzati in laboratorio tramite reazioni chimiche
  • Cannabinoidi sintetici artificiali:, prodotti anche questi in laboratorio tramite reazioni chimiche, ma con risultato composti strutturalmente e chimicamente differenti da quelli ritrovabili in natura.

Per la realizzazione di sostanze farmaceutiche e ad uso cosmetico si utilizza la prima classe di composti, mentre per la ricerca in ambito scientifico si utilizza la seconda tipologia.

Differenza tra naturale e sintetico

La differenza principale tra naturale e sintetico risiede soprattutto nelle impurezze:

Nel caso di fitocannabinoidi estratti da materiale vegetale, i principali contaminanti possono essere

  • residui di solventi d’estrazione
  • sostanze vegetali non volute nel prodotto finale (cere, lipidi, clorofilla, altri cannabinoidi non d’interesse)

Nel caso di cannabinoidi sintetizzati per via chimica, oltre a poter trovare residui di solventi sicuramente più tossici di quelli usati per semplici estrazioni, nel composto finale è possibile rinvenire anche:

  • sottoprodotti di sintesi,
  • materie prime che non hanno reagito;
  • isomeri del cannabinoide d’interesse normalmente non presenti in natura e quindi con possibile effetto farmacologico modificato.

L’altra importante differenza sono gli effetti che questi composti apportano al corpo umano:

Nel caso dei fitocannabinoidi, che hanno una storia d’impiego tradizionale molto antica, gli effetti riscontrati sono ormai noti e sfruttati in vari ambiti medici, con effetti avversi limitati e non debilitanti. Il nostro corpo è infatti “abituato” a metabolizzarli e smaltirli!

Nel caso dei cannabinoidi artificiali, gli studi scientifici condotti sono assai limitati dato che si tratta di una classe di composti scoperti solo di recente ed in continua espansione. Basta una piccola modifica alla struttura chimica per causare enormi modifiche sulla farmacodinamica del composto stesso.

I metaboliti di queste sostanze potrebbero infatti essere tossici per l’organismo o venir riconosciuti come xenobioti, o ancora peggio potrebbero avere effetti troppo forti ed incontrollabili che potrebbero portare ad effetti avversi da dover curare a vita, soprattutto a livello psicologico.

Infatti, i motivi principali che hanno portato al bando delle cosiddette “spice” erano proprio per le molte intossicazioni da parte di giovani consumatori che le utilizzavano a scopo ricreativo come surrogato legale dell’illegale marijuana naturale ad alto THC.

I nostri prodotti al CBD contengono cannabinoidi estratti da coltivazioni biologiche, di alta qualità e certificato.

Olio CBD per animali: un aiuto per i nostri amici a 4 zampe

Olio CBD animali PET - cane e gatti

Sono ormai noti i numerosi effetti benefici che gli oli al CBD hanno sull’uomo, ma sui nostri amici a quattro zampe? È possibile somministrare anche al nostro cane e gatto oli CBD per animali derivanti dalla cannabis light?

La canapa legale è sempre più utilizzata dall’uomo come rimedio naturale nella prevenzione di ansia, panico, insonnia e come antinfiammatorio. Infatti, nel corpo umano, e in tutti gli esseri viventi, è presente un sistema endocannabinoide promotore dell’omeostasi o bio-equilibrio (mantenimento di un equilibrio interno) che regola il nostro ritmo fisiologico (mangiare, dormire, rilassarsi, etc..). Poiché questo sistema è presente anche nei nostri animali domestici, si ritiene che il CBD contenuto negli Oli CBD per animali possa avere dei benefici per la cura di alcune patologie dei nostri amici a 4 zampe. Il sistema endocannabinoide è composto da recettori situati sulle membrane delle cellule del nostro corpo (recettori CB1 e CB2) e di quello degli animali; il CBD interagisce con questi recettori aiutando ad equilibrare e regolare le funzionalità del nostro corpo.

Studi scientifici

Primo promotore della cannabis sugli animali fu il Dottor Douglas Kramer, il quale utilizzò per primo la Cannabis per uso terapeutico sul proprio husky malato terminale. I risultati furono così positivi e incoraggianti da spingere molte università a fare ricerca su questo argomento.

Il College of Veterinary Medecine della Cornell University ha dimostrato che l’uso di una miscela di estratto di canapa è efficace per il dolore nei cani con osteoartrite (dolore articolare cronico)1. La stessa università sta attualmente studiando il ruolo antiproliferativo del CBD sulle cellule tumorali nei cani.

In Italia, gli studi del Dott. Roberto Chiocchetti (professore all’università di Bologna) hanno mostrato una relazione tra i cannabinoidi e i recettori dei cannabinoidi presenti nel tratto intestinale dei gatti 2. L’uso degli oli CBD per animali potrebbe quindi avere degli effetti benefici sull’infiammazione gastrointestinale dei felini. Un altro studio recente del dott. Chiocchetti sui cavalli 3 potrebbe dimostrare in futuro la correlazione tra effetti dei cannabinoidi e la gestione del dolore.

Somministrazione e dosaggio

E’ possibile aggiungere l’olio CBD direttamente sulla pietanza del nostro animale domestico. Attenti però, non tutti gli oli CBD per animali sono uguali: controllate gli ingredienti e la concentrazione di CBD, acquistate solo da fornitori riconosciuti. Puoi trovare i nostri Oli CBD per animali nel nostro Cannabis Shop online a questo link.

Il dosaggio consigliato per la somministrazione è di 1-2 gocce di Olio CBD PET 5% ogni 5Kg di peso una volta al giorno. Per apprezzarne sensibilmente gli effetti possono dover trascorrere 10-15gg: questo intervallo di tempo consente al CBD di interagire con il sistema endocannabinoide e di produrre gli effetti desiderati. Prima della somministrazione è comunque opportuno interpellare il proprio veterinario di fiducia, il quale potrà indicarvi anche il corretto dosaggio e concentrazione di olio al CBD dedicati al vostro animale domestico.

Possiamo quindi ritenere che l’olio al CBD può essere somministrato ai nostri amati animali domestici (previo consulto medico) e che potrebbe rivelarsi un valido alleato per la loro salute fisica.

Ti è piaciuto questo articolo e vuoi provare l’olio CBD per animali? Nel nostro shop online puoi trovarli nelle formulazioni al 2.5% con aroma al salmone e al 5% con aroma di arrosto!

Fonti

  1. Risultati pubblicati su Frontiers in Veterinary Science, luglio 2018 www.frontiersin.org/articles/10.3389/fvets.2018.00165/full
  2. Articolo scientifico https://link.springer.com/article/10.1007/s00418-020-01854-0
  3. Articolo scientifico http://beva.onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1111/evj.13305

Cannabis e tumori

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La Cannabis può davvero essere utile nella cura del cancro?
Gli studi dimostrano che la Cannabis è in grado di attenuare gli effetti collaterali delle terapie tradizionali, ed è attualmente riconosciuta e prescrivibile per l’impiego medico contro alcuni dei sintomi correlati ai tumori.
In questo articolo, esamineremo i benefici e i meccanismi d’azione dei cannabinoidi contro vari tipi di neoplasie.

Cos’è il cancro

Il cancro, detto anche neoplasia o tumore , consiste in una massa di cellule anomale che cresce in eccesso ed in modo scoordinato e spesso è in grado di invadere altri tessuti corporei, causando metastasi.
Esistono moltissimi tipi di neoplasie differenti, che rappresentano, dopo le patologie cardiovascolari, la principale causa di morte nel mondo.

Le cause del cancro

Il cancro è principalmente una malattia ambientale, siccome solo il 5-10% dei casi è attribuibile a cause genetiche, mentre il restante 90-95% a fattori ambientali.

Attualmente sono diversi i fattori ambientali riconosciuti come causa del cancro, tra questi vi sono:

  • il fumo (25-30%)
  • l’alimentazione
  • l’obesità (30-35%)
  • le infezioni (15-20%)
  • le radiazioni ionizzanti
  • lo stress
  • gli ormoni
  • la mancanza di attività fisica
  • gli inquinanti ambientali.

È quasi impossibile dimostrare ciò che ha causato un tumore in un singolo individuo, in quanto nella maggior parte dei casi vi è una compartecipazione di più cause possibili.

Cure tradizionali contro il cancro

Siccome è una malattia molto eterogenea, combatterla terapeuticamente è una sfida estremamente difficile; infatti la prognosi per questa patologia è tra le peggiori, in quanto circa la metà delle persone in cura per il cancro invasivo muoiono per causa di quest’ultimo o per via del trattamento.

Coloro che sopravvivono hanno un rischio doppio di sviluppare un secondo tumore rispetto a coloro a cui non è mai stato diagnosticato, e questo è dovuto sia ai precedenti fattori di rischio, non ancora eradicati, sia per gli effetti avversi della terapia stessa, che anche per le molteplici analisi invasive di screening.

I trattamenti ad oggi impiegati e ritenuti come “efficaci” dalla medicina tradizionale sono chirurgia, chemioterapia, radioterapia e cure palliative. Tutti questi presentano ovviamente effetti indesiderati, a volte anche più debilitanti della patologia stessa, e non assicurano la completa eliminazione del tumore e delle relative metastasi.

Nonostante diversi rimedi alternativi siano in via di sviluppo, ed alcuni di essi abbiano dato dei risultati molto promettenti (come terapia laser, risonanza magnetica focalizzata, trattamento con ultrasuoni, immunoterapia), il loro impiego attuale è limitato da alcuni vincoli, come i costi proibitivi, la necessità di macchinari specifici di scarsa diffusione, la necessità di più approfondite prove cliniche.

Determinati estratti botanici si sono dimostrati efficaci in studi scientifici preliminari contro i tumori, tra cui la Cannabis.

Marijuana e cancro

La marijuana terapeutica è attualmente riconosciuta e prescrivibile per l’impiego medico contro alcuni dei sintomi correlati ai tumori e/o agli effetti avversi delle terapie tradizionali.

La cannabis è ormai nota e trova sempre più largo impiego come:

  • antinausea ed antiemetico, causati da radioterapia e chemioterapia
  • stimolante dell’appetito, contro cachessia, anoressia nervosa e come coadiuvante nelle terapie oncologiche
  • antidolorifico, sia locale che per dolori neuropatici, anche nei dolori cronici refrattari alle terapie convenzionali
  • rilassante, sedativo e per migliorare l’umore, con risvolti positivi anche sul sistema immunitario

Proprio per questo motivo la cannabis light è un’ottima candidata, siccome con un solo composto è possibile trattare varie problematiche indotte sia dalla malattia che dai chemioterapici.

Anche se gli effetti antinausea ed antidolorifici della cannabis sono ormai ben documentati, i suoi effetti anticancro, invece, sono ancora da comprovare a livello clinico.

Tuttavia, i risultati si sono mostrati molto promettenti, anche più di alcuni farmaci attualmente utilizzati, senza però presentarne i relativi effetti avversi.

Effetti e meccanismi d’azione della Cannabis

I principi attivi della cannabis maggiormente studiati in questo ambito sono CBD (Cannabidiolo, non psicoattivo, contenuto nella cannabis light) e THC (tetraidrocannabinolo, psicotropo euforizzante, contenuto nella marijuana).

I principali effetti e meccanismi d’azione degli estratti di Cannabis, riscontrati in laboratorio contro vari tipi di neoplasie sono:

  • i cannabinoidi riducono il tasso di crescita dei tumori e possono scatenarne meccanismi di morte cellulare programmata, tramite il legame con i recettori CB1 e CB2
  • CBD e THC causano una drammatica regressione di tumori tipo gliomi, in test sui topi
  • I vari cannabinoidi contenuti negli estratti di cannabis possono ridurre le dimensioni dei tumori ed aumentare l’aspettativa di vita dei topi che ne erano malati
  • Il THC induce l’apoptosi (“suicidio” cellulare) nelle cellule tumorali senza esprimere effetti neurotossici o citotossici verso le cellule sane
  • Il CBD limita la migrazione e la proliferazione dei tumori, inibendo i recettori VDCA1 localizzati nei mitocondri, centrale energetica della cellula
  • I cannabinoidi sono antiangiogenici, ostacolando la formazione dei vasi sanguigni che alimentano le cellule tumorali
  • Il CBD, agendo sui recettori CB2 ha un effetto antiinfiammatorio ed immunomodulante, risultando efficace anche in forme di leucemia molto aggressive
  • I cannabinoidi velocizzano i processi di “pulizia interna” della cellula, tramite un meccanismo chiamato autofagia, permettendo anche l’eliminazione di cellule malfunzionanti e/o anomale
  • La natura lipofila dei cannabinoidi li rende in grado di oltrepassare la barriera ematoencefalica, risultando efficace anche nel cervello, dove altri farmaci non riesco ad arrivare
  • Il CBD, antagonizzando i recettori MRP1 (multi-drug resistance protein 1), SLC29A1 e CDw338, è in grado di contrastare i meccanismi di resistenza tumorale contro i più comuni chemioterapici, ed amplifica quindi l’efficacia di quest’ultimi;

In conclusione

Anche se questi effetti sono in via sperimentale, si è notata la tendenza per una maggiore efficacia verso gli estratti di cannabis contenenti vari cannabinoidi rispetto che usando i singoli composti isolati.

Inoltre, gli effetti riscontrati sono dose-dipendente.
Questi risultati preliminari, per quanto promettenti, necessitano di ulteriori approfondimenti, sia per confermare gli effettivi benefici clinici, che per trovare le dosi più opportune.

Tuttavia, resta confermato come la Cannabis possa essere, se non la cura, almeno un buon palliativo per contrastarne la maggior parte degli effetti avversi e permettere ai malati oncologici di poter continuare a vivere una vita dignitosa anche durante il trattamento.

Fonti

Preparati galenici a base di cannabis

Preparati galenici cannabis light e cbd

Cosa sono i preparati galenici?

Il termine galenico deriva da Claudio Galeno, medico dell’antica Grecia che tra il secondo ed il terzo secolo D.C. divenne noto per la pratica di comporre farmaci miscelando varie erbe medicinali a concentrazioni opportune, adattate al singolo malato.

Diversamente da quanto avveniva fino a pochi secoli fa, oggi per farmaci galenici (o preparati galenici, o preparazioni galeniche) si intendono i medicinali realizzati nel laboratorio di una farmacia o di
una parafarmacia, secondo le norme di buona preparazione.

Si distinguono due tipologie di preparati galenici:

  • Preparato galenico magistrale o formula magistrale, realizzato in base ad una prescrizione medica magistrale, destinato ad un determinato paziente.
  • Preparato galenico officinale o formula officinale, preparato autonomamente dal farmacista secondo la Farmacopea di un paese membro dell’Unione europea e destinato a essere dispensato direttamente ai pazienti che si servono in tale farmacia.

Dal momento che attualmente in farmacopea non sono ancora disponibili monografie ufficiali in merito alla cannabis a cui far riferimento, sono disponibili solo preparazioni magistrali, allestibili solo dietro ricetta medica.

Vie di somministrazione

Al momento la cannabis light viene somministrata principalmente attraverso tre vie:

  • Orale, ad azione più lenta ma più duratura, con media biodisponibilità sia per il primo metabolismo epatico subito dal preparato ingerito, che in base al vettore di estrazione/somministrazione usato.
  • Inalatoria, ad azione più rapida ma meno duratura, con alta biodisponibilità in caso di vaporizzazione, che va diminuendo se il prodotto viene fumato (la combustione degrada parte dei principi attivi, oltre che il possibile danno causato dai sottoprodotti della combustione). Non subisce il primo metabolismo epatico in quanto entra direttamente nel flusso ematico attraverso i polmoni.
  • Topica, ad azione localizzata e meno sistemica, siccome agisce principalmente nei pressi del sito di applicazione e solo una minima parte entra nel flusso sanguigno, per questo ha anche una bassa biodisponibilità nonostante non subisca il primo metabolismo epatico.

Quali preparati galenici si possono acquistare in farmacia?

La cannabis può essere dispensata solo in farmacia, dietro ricetta medica e consegnando al paziente il prodotto già finito, porzionato e pronto all’uso. Considerando le possibili vie di somministrazione, la cannabis può essere dispensata nei seguenti formati:

Orale:

  • cartine / buste filtro per decozione (tisane, decotti, infusi)
  • capsule di cannabis micronizzata (apribili per decozione)
  • capsule con estratto decarbossilato
  • estratti di cannabis in olii alimentari (oleoliti, Cannabis Olive Oil)
  • estratto di cannabis con alcool etilico (tinture madri, estratti idro-alcolici, resine, Rick Simpson’s Oil o FECO)
  • estratto in CO2 supercritica
  • estratti glicolici/glicerici
  • compresse alla cannabis
  • dolciumi medicali alla cannabis (cioccolatini, chewingum)

Inalatoria:

  • cartine per vaporizzazione
  • estratti alcolici evaporati (resine, concentrati)
  • estratto in CO2 supercritica
  • estratti glicolici/glicerici
  • estratti per sigarette elettroniche (eCig)

Topica:

  • tutti gli estratti sopracitati inseriti in una formulazione dermocosmetica
  • supposte anali con estratto di cannabis
  • ovuli vaginali con estratto di cannabis
  • creme a base di cannabis
  • colliri a base di cannabis
  • gel transdermico alla cannabis

Come scegliere il preparato galenico più adatto

Per scegliere il preparato più adatto alle proprie esigenze è sempre meglio farsi consigliare al medico curante e prescrittore.

Tendenzialmente, per dolori cronici localizzati è buona cosa utilizzare un rimedio topico, da applicare sulla zona interessata, preferibilmente accostato ad un prodotto orale/inalatorio. Questo per unire l’effetto immediato nei pressi della problematica, ad un effetto antidolorifico/ anti-infiammatorio generale.

Per patologie che non colpiscono un distretto corporeo ben definito, si sceglie il metodo di assunzione in base alla durata della problematica stessa. Ad esempio, in caso di un’emicrania dal carattere passeggero si preferirà la vaporizzazione, in quanto agisce nell’immediato, senza esplicare ulteriori effetti secondari nell’arco della giornata.
Diversamente, nel caso di patologie croniche e costanti durante la giornata, come la spasticità dovuta a malattie neurodegenerative, si preferirà l’assunzione orale, per effetti più duraturi nell’arco della giornata, ricorrendo all’assunzione inalatoria solo nei casi di bisogno immediato.

La posologia da impiegare è un discorso più complesso, siccome dipende da molti fattori, tra cui sesso, età, corporatura, metabolismo e stile di vita. Proprio per questo motivo è sempre consigliabile partire da dosaggi più bassi; tuttavia il vostro medico di fiducia saprà consigliarvi la meglio.

Fonti

  • https://www.farmagalenica.it/vendita-cannabis-terapeutica-in-farmacia-situazione-2020/
  • https://ordinefarmacisti.torino.it/?p=2342
  • https://www.regione.veneto.it/web/sanita/erogazione-preparazioni-galeniche-a-base-di-cannabis https://beleafmagazine.it/2019/07/28/i-preparati-galenici-della-cannabis-terapeutica-intervista-ad-un-farmacista-specializzato/
  • https://www.sifoweb.it/images/pdf/eventi-ed-ecm/corsi- nazionali/2017/11._Preparazioni_a_base_di_Cannabis_aspetti_pratici_e_criticit%C3%A0_PUGLISI.pdf
  • http://www.fofi.it/ordinevt/doc/documento2081526.pdf
  • https://it.wikipedia.org/wiki/Farmaco_galenico#:~:text=Per%20farmaci%20galenici%20(o%20preparati, farmacia%2C%20o%20di%20una%20parafar macia.
  • https://www.my-personaltrainer.it/integratori/galenico.html
  • https://www.farmagalenica.it/cannabis-sativa-bedrocan-farmaco-galenico-farmacia/

Cannabis terapeutica in Italia

Cannabis terapeutica in Italia

Normativa italiana

Con il Decreto del 18/04/2007, il THC, come sostanza pura, viene inserito nella lista delle sostanze stupefacenti utilizzabili per la fabbricazione dei medicinali ed è stata consentita l’importazione dei farmaci a base di essa.

Con il Decreto ministeriale del 23/01/2013 viene aggiunta la frase “medicinali stupefacenti di origine vegetale a base di Cannabis (sostanze e preparazioni vegetali, inclusi estratti e tinture)”, riconoscendo finalmente l’impiego della cannabis a scopo terapeutico.

Col successivo decreto del 9/11/2015 è stato istituito l’organo nazionale della cannabis, identificato con il ministero della salute e sono stati chiariti vari aspetti, tra cui somministrazione, prescrizione ed approvvigionamento, e la coltivazione da parte di un organo identificato con lo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze.

Cannabis terapeutica: come ottenerla ed ostacoli principali

In Italia, la cannabis terapeutica è prescrivibile da qualsiasi medico per qualsiasi patologia per i quali siano disponibili studi scientifici accreditati sull’efficacia, a patto che i trattamenti convenzionali per quella patologia si siano dimostrati inefficaci.

Tramite ricetta bianca, eseguibile anche dal medico di base, è possibile recarsi in farmacia per acquistare il prodotto a pagamento.
Il paziente resta anonimo, in quanto non vengono riportate le sue generalità in ricetta, ma un semplice codice alfanumerico che permette al medico curante di collegarlo alla sua identità.

È anche possibile, però, far coprire le spese dal sistema sanitario nazionale, ma in questo caso è necessario che uno specialista stilli un piano terapeutico da seguire e nella ricetta dovrà comparire il codice fiscale del paziente, come richiesto per legge per tracciare i farmaci mutuati.

Non tutti i medici sono propensi alla prescrizione di cannabis, sia per la loro scarsa preparazione in materia, che per vari pregiudizi, anche se è consentito legalmente ormai da anni.

Per questo motivo è consigliabile rivolgersi a centri specializzati o che aderiscono esplicitamente a trattamenti a base di cannabis.
Una volta ottenuta la ricetta, la farmacia fornirà i preparati a base di cannabis, a patto che ne abbia disponibilità a magazzino.

Proprio quest’ultimo punto è un altro dei paletti in cui è possibile incorrere, in quanto dispongono del prodotto esclusivamente farmacie galeniche, e spesso ne sono sprovviste anche loro, considerando i problemi di reperibilità ed i limiti d’importazione/produzione imposti dalle leggi attuali, non sufficienti per soddisfare la richiesta interna del paese.

Patologie per le quali è utile

Grazie alle loro proprietà neuroprotettive, miorilassanti ed analgesiche, i preparati a base di cannabis possono offrire miglioramenti principalmente nei pazienti con patologie neurodegenerative, croniche, con dolore e spasticità.

Le principali malattie per le quali è possibile prescrivere la marijuana medica sono:

  • cachessia, anoressia, anoressia nervosa, pazienti oncologici e/o affetti da AIDS (come stimolante dell’appetito)
  • dolore cronico o associato a sclerosi multipla, SLA e/o lesioni del midollo spinale
  • nausea e vomito, causati da chemioterapia, radioterapia e terapie da HIV- sindrome di Gilles de la Tourette (per ridurre spasmi e movimenti involontari)- glaucoma (per l’effetto ipotensivo)

Tuttavia, è bene ricordare che in Italia l’uso della cannabis terapeutica, trattandosi di una terapia non ancora riconosciuta dalla medicina ufficiale, è permesso solo nel caso in cui le terapie convenzionali si siano dimostrate inefficaci.

Altri disturbi, per i quali non è stata espressamente autorizzata, ma sui quali sono disponibili dati clinici di efficacia, sono:

  • insonnia
  • cefalea
  • dolori mestruali
  • stress- epilessia ed epilessia refrattaria
  • fibromialgia
  • depressione
  • morbo di parkinson
  • morbo di alzheimer
  • psoriasi
  • sindrome da astinenza
  • morbo di Crohn

Cannabis terapeutica: dosaggi e rischi

Solitamente le dosi prescritte variano tra i 20 ed i 60mg, fino ad arrivare in rari casi a 100-200mg.

Anche se sembrano dosaggi molto bassi, sono stati decisi da medici specialisti per ovviare agli effetti psicoattivi della pianta, pur mantenendo i benefici terapeutici.

Non ci sono limiti d’età per la somministrazione, anche se è preferibile evitare in pazienti pediatrici (tranne preparati con alto CBD per epilessia infantile), adolescenti, donne gravide, durante l’allattamento, in pazienti con pregressi disturbi psichiatrici, cardiaci o di tossicodipendenza.

I possibili effetti collaterali, transitori e presenti soprattutto ad alti dosaggi, sono: capogiri, malessere, stati ansiosi, stordimento, sedazione, alterazioni dell’umore, nausea.

È anche presente il rischio d’abuso e di dipendenza, praticamente inesistente se si rispettano i bassi dosaggi consigliati.

Inoltre, come dichiara l’OMS, non sono presenti rischi per la salute conseguenti dall’uso terapeutico di cannabis, anche se è bene ricordare che non è consentito utilizzarla prima di guidare o svolgere operazioni pericolose che richiedono attenzione, in quanto potrebbe alterare la veglia, i riflessi e la capacità di svolgere scelte adeguate nel minor tempo possibile.

Prodotti disponibili e costi

La cannabis terapeutica può essere dispensata sotto varie forme:

  • cartine contenenti l’infiorescenza come tale, da vaporizzare per assunzione inalatoria o per decotti per via orale;
  • capsule, compresse, masticabili, contenenti il principio attivo estratto- estratti galenici (olii, tinture, resine)
  • dermocosmetici (creme, colliri, impiastri)

Le principali materie prime con le quali è possibile realizzare dei preparati, si distinguono per provenienza e percentuali dei principi attivi contenuti.

I prodotti più noti sono:

  • Bedrocan, prov. Olanda, THC 22% CBD<1%
  • Bedrobinol, prov. Olanda, THC 13,5% CBD<1%
  • Bediol, prov. Olanda, THC 6,3% CBD 8%
  • Bedrolite, prov. Olanda, THC <1% CBD 9%
  • Bedica, prov. Olanda, THC 14% CBD<1%
  • Cannabis FM1, prov. Italia, THC 13-20% CBD<1%- Cannabis FM2, prov. Italia, THC 7-8% CBD 8-12%
  • Pedanios 22/1, prov. Canada, THC 22% CBD<1%
  • Pedanios 8/8, prov. Canada, THC 8% CBD 8%
  • Aurora 1/12, prov. Canada, THC 1% CBD 12%
  • Dronabinol, prov. America, THC puro
  • Sativex, prov. Inghilterra, spray con THC:CBD 1:1
  • Epidiolex, prov. America, soluzione orale con CBD

Anche se fissi ed uniformati sul suolo italiano con dei tabellari da seguire, i prezzi variano da prodotto a prodotto, ed in base alla lavorazione che ha dovuto subire: le infiorescenze si aggirano ad un costo di 9€/g + iva ai quali poi bisogna aggiungere i costi di preparazione e dei materiali impiegati.

Fonti

Cannabis e sclerosi multipla

cannabis light sclerosi e cbd

La cannabis può essere d’aiuto contro la Sclerosi Multipla?
In questo articolo, vi illustreremo i vantaggi dell’utilizzo della cannabis nella gestione di alcuni sintomi sofferti dai pazienti affetti da sclerosi multipla, e anche i limiti di questo trattamento naturale.

Cos’è la Sclerosi Multipla (SM)?

La sclerosi multipla è una malattia autoimmune, cronico-degenerativa.
Il sistema immunitario del malato stesso danneggia i nervi, colpendo la guaina mielinica, uno strato isolante che permette la conduzione dell’impulso elettrico nervoso, essenziale per qualsiasi funzione vitale.

Sintomi della Sclerosi Multipla

I sintomi con cui si manifesta sono svariati, ma principalmente neurologici:

  • emicrania
  • dolore neuropatico periferico
  • dolore alla schiena
  • spasmi dolorosi
  • neuralgia al trigemino
  • problemi di movimento
  • incontinenza
  • inappetenza
  • insonnia
  • problemi con le principali funzioni vitali
  • incapacità fisica e cognitiva

Tutti questi sintomi possono essere anche molto debilitanti e riducono drammaticamente la qualità della vita di chi è affetto da questa patologia.

Terapia

I farmaci tradizionali attualmente impiegati per contenere la malattia sono limitatamente efficaci, modulano solo alcuni dei segni clinici e possono causare essi stessi ulteriori effetti avversi.

Negli ultimi anni vari studi hanno considerato la cannabis come valida alternativa naturale per migliorare le condizioni dei pazienti ed ulteriori prove cliniche sono tutt’ora in corso di validazione.

Principi attivi della cannabis e loro proprietà medicali

Esistono moltissime tipologie di cannabis, che si differenziano sia per aspetto, aroma ma soprattutto per le caratteristiche organolettiche.

I principi attivi di maggiore interesse medico sono i terpeni (sostanze aromatiche) ed i cannabinoidi (sostanze con gli effetti caratteristici della cannabis).

Esistono più di 110 diversi cannabinoidi, i più famosi sono THC (tetraidrocannabinolo), CBD (cannabidiolo), CBG (cannabigerolo), CBN (cannabinolo).
Tutti questi esplicano il proprio effetto tramite il sistema endocannabinoide, per questo hanno in comune alcuni effetti in base al tipo di recettore che legano:

  • rilassamento, diminuzione del dolore e della spasticità, miglioramento dell’umore, sedazione, stimolazione dell’appetito, mediati dai recettori CB1 (concentrati nel sistema nervoso centrale)
  • contrasto degli stati infiammatori, immunomodulazione, grazie ai recettori CB2 (espressi nelle cellule immunitarie).

Cannabis e sclerosi

Grazie agli effetti tipici dei cannabinoidi, la cannabis sativa è considerata una valida alleata contro la sclerosi, siccome, a differenza dei farmaci tradizionali, va a modulare molteplici segni della patologia: episodi infiammatori autoimmuni, dolore costante, malumore, difficoltà cognitive e di movimento.

I principali cannabinoidi soggetti a svariati studi per l’impiego contro la sclerosi, sono il THC ed il CBD, i due ormai noti da più tempo e che vantano una storia di consumo più lunga.

Entrambi sono presenti negli estratti di cannabis, ma in percentuali differenti, ed è proprio il rapporto tra i livelli di questi due che determina effetti ed efficacia del prodotto in questione.

Il THC è il cannabinoide psicoattivo, tipico della marijuana usata a scopo ricreativo, ma che vanta anche effetti antidolorifici, spasmolitici, antinausea e di miglioramento dell’umore.
Tuttavia, i suoi effetti psicotropi ne limitano il campo d’impiego a causa degli effetti avversi e dell’alterazione della sfera cognitiva, già compromessa nella sclerosi.

Il CBD è il cannabinoide presente in maggiore quantità nella cannabis light, non è psicotropo, ma, anzi, va a modulare il tipico “sballo” del THC, limitandone gli effetti avversi e sinergizzando contro stati infiammatori, episodi autoimmuni e come miorilassante.

Proprio per questa complementarietà negli effetti, è chiaro come sia preferibile usare estratti naturali di cannabis contenenti l’intero fitocomplesso piuttosto che i singoli cannabinoidi.

Farmaci a base di cannabis

Negli ultimi anni l’uso terapeutico della cannabis ha subito un costante incremento, sia perché naturale, sia perché con meno effetti avversi dei farmaci, e soprattutto perché non dà dipendenza come i farmaci tipicamente usati nel trattamento del dolore (oppiacei).

La combustione, anche se con effetti più rapidi e meno duraturi, è la via di somministrazione meno usata per la cannabis, considerando i possibili rischi alla salute conseguenti dal fumo.
I derivati della cannabis in farmacia sono disponibili soprattutto in formulazioni orali, olii, spray e capsule.

Il primo farmaco a base di cannabis è stato il Dronabinol, contenente solo THC naturale e registrato nel 1985 per il trattamento di nausea/vomito in pazienti sottoposti a chemioterapia.
In seguito, venne sviluppato il Nabilone, analogo sintetico del THC usato come antiemetico e come analgesico nel trattamento del dolore neuropatico da sclerosi e fibromialgia.
Nel 2005 il Canada autorizza il “Sativex” (estratto totale di cannabis standardizzato per THC e CBD in rapporto 1:1), per il trattamento di spasmi e dolore neuropatico nei malati di sclerosi multipla e cancro.

Gli studi condotti sui vari farmaci sono stati più che promettenti, tanto da farli approvare per le finalità proposte, in America ed in seguito anche in Europa.

Controindicazioni

Tuttavia, anche se prodotti pressoché naturali e ben tollerati, essi presentano alcune controindicazioni, quali: allergia ai cannabinoidi, gestazione/allattamento, problemi psichiatrici, epilessia e problemi cardiaci.
I principali effetti avversi sono di lieve entità, transitori e dipendono quasi sempre dalla dose assunta: nausea, eccessiva sedazione, malessere, ipotensione.

Da tenere bene in considerazione sono le interazioni con i farmaci già presenti nel piano terapeutico, che possono anche risultare molto pericolose.
Proprio per questo motivo è sempre necessario il parere del medico per valutare se implementare prodotti a base di cannabis nella propria terapia, oltre al fatto che in Italia è necessaria la ricetta per poterli acquistare in farmacia.

Fonti

Cannabis, canapa e marijuana

differenze cannabis light cbd e marijuana

Le denominazioni “cannabis”, “canapa” e “marijuana” sono intercambiabili e molti pensano si riferiscano alla medesima sostanza, ma in realtà i loro significati stretti presentano delle differenze molto profonde.

Il termine cannabis indica un genere di piante, appartenenti alla famiglia delle cannabacee, che al suo interno si snoda in altre classificazioni.

Con “canapa”, invece, si intende richiamare una tipologia di cannabis, usata principalmente ad uso tessile ed industriale, perché con lunghi steli ben sviluppati, ma povera di principi attivi.

Per ultima, ma non per importanza, con “marijuana” si identificano quei cultivars di cannabis finalizzati alla raccolta dell’infiorescenza o alla produzione di derivati ricchi di biomolecole con capacità curative, ricreative o psicotrope.

La Cannabis

Tassonomia della Cannabis

La Cannabis, catalogata come tale da Linneo (Linnaeus) nel 1753, è un genere di piante angiosperme, appartenenti alla famiglia delle Cannabacee.

Seguendo la classificazione del medesimo botanico, la Cannabis comprenderebbe un’unica specie: la Cannabis Sativa, avente per sottospecie la cannabis sativa e la cannabis indica (o chinense).

Tuttavia, secondo la maggioranza delle figure di settore odierne, il genere Cannabis sarebbe da suddividere in tre categorie dalle caratteristiche ben distinte, quali Cannabis sativa, Cannabis indica e Cannabis ruderalis.

In base ai ritrovamenti storici, la Cannabis è originaria dell’Asia centrale, diffusa poi nel resto dell’Europa ed infine in America.

Caratteristiche fenotipiche

È una pianta erbacea a ciclo annuale, che germina in primavera e fiorisce in estate inoltrata in base al fotoperiodo, o rispetto al tempo intercorso dalla semina nel caso delle autofiorenti.

L’altezza varia da 0,5 a 7 metri, in base alla genetica ed al metodo di coltivazione.

Caratteristiche sono le foglie, che si presentano picciolate, palmate e composte ciascuna, in base a genetica e stadio di viluppo, da 3 a 13 “foglioline”, lanceolate ed appuntite, con margine seghettato.

La cannabis può essere sia dioica, conservando informazioni solo maschili o solo femminile per ogni entità, che monoica (o ermafrodita), presentando sulla stessa pianta sia fiori femminili che maschili ed in grado così di autoimpollinarsi.

I fiori di cannabis light compaiono ad inizio autunno e sono costituita da acheni, i tipici calici che compongono le note cime della marijuana, e che contengono il seme nel caso siano stati impollinati.

Il pericarpio del seme è dove si raggruppano i cosiddetti tricomi, piccole escrescenze cerose in cui si concentrano i principi attivi, suddivisibili in tre principali categorie:

  • Cannabinoidi, sostanze chimiche tipiche della cannabis, quali THC, CBD, CBG, CBN, ecc., che conferiscono i tipici effetti medicali o psicotropi;
  • Terpenoidi, come mircene, cariofillene, limonene, ecc., che, in base alle concentrazioni di ciascuno, infondo tonalità aromatiche differenti;
  • Flavonoidi, sostanze perlopiù antiossidanti, di cui le maggiori sono apigenina, quercetina e cannaflavina

Proprio la variazione delle concentrazioni di cannabinoidi è ciò che contraddistingue il chemiotipo CBD della canapa ad uso industriale da quello THC della marijuana terapeutica.

La Canapa

La canapa è caratterizzata dall’enzima CBDA-sintetasi, producendo così valori più alti di CBD mentre il THC è presente solo in tracce.
Per questo si identifica praticamente solo con la specie di Cannabis Sativa.

A partire dalla seconda metà del secolo scorso, furono selezionate varietà destinate ad usi esclusivamente agroindustriali, con valori irrisori sia di CBD che dei cannabinoidi minori. La commissione europea ha poi creato una lista delle varietà di canapa coltivabili in Europa, con un contenuto di THC inferiore allo 0,2%.

Coltivazione e prodotti derivati

La coltivazione di canapa è sempre stata molto diffusa nelle zone medio-europee, data la sua facilità nel crescere anche su terreni difficili da coltivare con altre specie di piante, oltre che l’incredibile versatilità per i prodotti da essa ricavabili.

Della canapa, infatti, non si butta via niente, con essa si possono creare:

  • Carta e tele, dalla fibra e dal legno
  • Cordame, guarnizioni e tessuti dai fusti
  • Oli alimentari dalla spremitura dei semi
  • Aromi, olii essenziali e cosmesi dalle infiorescenze
  • Farine dal residuo dei semi, prive di glutine ma ricche in proteine, minerali ed amminoacidi essenziali
  • Dagli steli materiali per la bioedilizia, come vernici, colle, mattoni,
  • Dalla parte legnosa si ottengono materiali isolante e substrati assorbenti per gli allevamenti
  • Mangimi ed altri prodotti zootecnici dalle foglie
  • Concimi naturali dagli scarti di lavorazione
  • Etanolo (alcool) dalla fermentazione dei fusti
  • Fibre plastiche e biocombustibili, come il biodiesel

Marijuana

La Marijuana si contraddistingue per il tipico genotipo THCA-sintetasi, producendo quindi alte percentuali dell’omonimo cannabinoide THC (tetraidrocannabnolo).

La Marijuana viene coltivata quasi esclusivamente per le infiorescenze femminili, dalle quali si ricavano i tipici preparati medicali e psicoattivi.
Per questo motivo si prediligono piante dioiche, così da coltivare esclusivamente genetiche femminili, evitando in questo modo la formazione dei semi che farebbero degenerare buona parte dei cannabinoidi.

Prodotti derivati e metodi di assunzione

I derivati si concentrano principalmente sull’estrazione dei cannabinoidi e vengono impiegati a scopo ricreativo se alti in THC, mentre sono destinati ad uso medicale sia ad alto tenore di THC, che di altri cannabinoidi.

I preparati più noti si differenziano per metodo di lavorazione e sono:

  • Le infiorescenze, essiccate e conservate in modo opportuno per poter essere fumate;
  • Le resine di varie purezze, dal tipico hashish grumoso, fino ad estratti molto raffinati dall’aspetto di melassa traslucida e cristallina ;
  • I prodotti alimentari, quali biscotti, torte, burro alla marijuana ed ogni tipo di alimento;
  • Gli infusi, quali tisane, decotti, latte;
  • I preparati medicali, che possono spaziare dalle tinture, fino ad olii titolati, sciroppi e compresse;

I metodi di assunzione più comuni sono:

  • combustione e successiva inalazione, tramite pipe, sigarette artigianali e bong, con effetti immediati e che perdurano fino a qualche ora in base a corporatura e dosaggio;
  • vaporizzazione ed inspirazione, tramite appositi dispositivi, che eliminano la dannosità dei sottoprodotti della combustione, mantenendo comunque un effetto abbastanza immediato;
  • ingestione, che permette di assimilare molte più sostanze benefiche, ma con effetti meno repentini è più duraturi;

Effetti della marijuana

Gli effetti indotti dall’uso di marijuana variano sia in base a fattori che dipendono dal consumatore, che in base alle percentuali dei rispettivi principi attivi.

Il THC è praticamente l’unico cannabinoide in natura con azione così marcatamente psicotropa, ed è anche responsabile della dipendenza da marijuana e dei maggiori effetti avversi.

Ciò che si percepisce più frequentemente in seguito al consumo, sono rilassatezza o sedazione, ma anche stimolazione creativa, euforia, positività, distorsione della percezione del tempo, analgesia ed appetito irrefrenabile (fame chimica).

Impieghi terapeutici

A livello medicale la Marijuana viene impiegata nella farmacopea ufficiale principalmente per ridurre nausea e vomito durante i chemioterapici e trattamenti per l’HIV, o per il glaucoma, la sclerosi multipla, l’anoressia, dolori cronici, infiammazioni consistenti e malattie debilitanti.

Fonti

Cannabis e Coronavirus

cannabis cura tumori marijuana cancro

CORONAVIRUS

La COVID-19, nota anche come malattia respiratoria acuta da SARS-CoV-2, è un’infezione virale, causata dal virus SARS-CoV-2 (coronavirus 2 da sindrome respiratoria acuta grave).
Noto col nome di coronavirus, per via di alcune glicoproteine presenti sulla membrana esterna del virus, che, visto al microscopio, lo fanno sembrare appunto una corona.

È un virus recente, del quale ancora molte caratteristiche sono sconosciute. I sintomi principali sono simil-influenzali, con perdita di gusto/olfatto, problemi gastrointestinali, elevata risposta infiammatoria, fino a patologie più gravi come sindromi respiratorie acute, trombosi, sepsi ed insufficienza multi-organo.

Sono in corso prove di differenti terapie, che mirano sia ad eradicare il virus (antivirali, antimicrobici, antisettici) o a prevenirlo (vaccini, anticorpi), che a limitarne gli effetti indesiderati (antiinfiammatori, anticoagulanti).

CANNABIS

Principi attivi, terpeni, metodi di assunzione

La cannabis contiene più di 400 principi attivi, appartenenti a classi differenti, tra cui cannabinoidi, terpeni, polifenoli.
Ciascuna di queste sostanze differisce dalle altre per effetti e meccanismo d’azione.

In linea di massima, i cannabinoidi condividono un effetto rilassante ed antiinfiammatorio, i terpeni un’azione antisettica, antifungina, antimicrobica, ai polifenoli un effetto antiossidante e di sostegno.

BUFALE E FAKE NEWS

Bisogna innanzitutto chiarire una cosa: la cannabis non è la cura per il Coronavirus.
Varie fake news senza fondamento scientifico circolano sul web, tra le quali che la molecola per curare il coronavirus fosse il CBD, o che, in base a studi non meglio precisati, il THCV avrebbe estirpato completamente il virus. Nulla di questo è vero e, nonostante i suoi svariati impieghi ed effetti benefici, la cannabis non è la panacea per ogni male, quindi è giusto smentire le false notizie che rischiano di compromettere la salute pubblica.

Infatti, la stessa IACM (Associazione Internazionale Cannabis Medica) ha voluto ribadire con un secco comunicato che nonostante numerosi studi di laboratorio indichino possibili effetti antivirali ed antibatterici dei cannabinoidi, non vi è alcuna evidenza scientifica che proteggano da infezioni di virus SARS-CoV2 o che possano essere impiegati per trattare efficacemente la COVID-19.

Bisogna anche ricordare che a livello internazionale è passato il consiglio di non passarsi le canne oltre a strumenti come pipe o bong, per prevenire la diffusione del virus. Inoltre, è meglio evitare posti come i coffee shop olandesi o i cannabis club spagnoli, nei quali non è raro trovare persone che tossiscono, proprio perché fumano. Tra l’altro, per chi è positivo al Coronavirus, fumare è un’aggravante, perché si contribuisce ad irritare il polmone peggiorando la situazione.

CANAPA COME ALLEATO

Bufale a parte, è altrettanto doveroso sottolineare i benefici che si possono trarre dall’uso della cannabis come coadiuvante, tramite vaporizzazione o ingestione:

  • Alcuni terpeni in essa contenuti hanno blande proprietà antibatteriche ed antivirali, utili per diminuire/contenere l’infezione;
  • La maggior parte dei cannabinoidi hanno proprietà immunomodulatrici ed antiinfiammatorie, che possono placare un’eccessiva risposta immunitaria, come la sepsi;
  • Diversi polifenoli hanno un effetto antiossidante e fluidificante sul sangue, limitando coagulazione scoordinata ed i radicali liberi conseguenti allo stress della convalescenza;

TESSUTI IN CANAPA E MASCHERINE

Oltre all’utilità dei principi attivi presenti nel fiore, anche altre parti della pianta di cannabis possono tornare molto utili in questo momento: la fibra, definita “di rafia” perché ricavata dal fusto. La canapa è una coltura molto antica, coltivata dall’uomo da oltre 10.000 anni, e sono, quindi, ormai noti da tempo i vantaggi della fibra di canapa:

  • Risulta impermeabile e quindi idoneo ad evitare la formazione di microorganismi all’interno del tessuto ricavato;
  • E’ biocompatibile, biodegradabile ed ecosostenibile;
  • E’ stabile nel tempo anche in seguito a molteplici lavaggi ad alte temperature;
  • Ha proprietà antibatteriche ed antifungine, sia per i principi attivi contenuti, che per l’elevata traspirazione;
  • Alcuni test mostrano come una miscela di canapa e viscosa, a differenza di cotone e sintetici, abbia la capacità di uccidere alcuni batteri in superficie e di limitarne la diffusione, tra cui lo stafilococco (aureus ed MRSA) e la Klebsiella pneumoniae;
  • Assorbe i raggi infrarossi ed UVA fino al 95%, rendendola facilmente sterilizzabile;
  • Regola l’umidità corporea e fornisce una sensazione di fresco d’estate e di calore in inverno;
  • I cannabinoidi presenti nella fibra di canapa riducono la biodisponibilità cellulare aumentando l’impermeabilità della membrana delle cellule stesse;

CANAPA ED IGIENIZZANTE MANI

Sono in corso molti studi in merito alla capacità di alcuni cannabinoidi di fronteggiare il batterio dello stafilococco aureo resistente alla meticillina (MRSA) e di ridurne l’attacco alla pelle umana.
Una conseguenza delle ricerche su queste proprietà antibatteriche è la possibilità di realizzare cosmetici e prodotti per l’igiene personale privi di conservanti ed antibatterici sintetici, potenzialmente dannosi per l’ambiente e per la salute.
E proprio a Milano è in fase di sviluppo un nuovo gel igienizzante che sarà a base di canapa e non di alcool, ma solo i test di efficacia potranno indicarci il possibile impiego. Tuttavia, anche senza stravolgere in questo modo i dispositivi igienizzati già disponibili, l’aggiunta di alcuni ingredienti a base di canapa porterebbero sicuramente un valido aiuto.

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Fonti

Cos’è la fame chimica? Effetti, meccanismi e suggerimenti

fame chimica marijuana e cannabis light

Cos’è la fame chimica?

La cosiddetta “fame chimica” è un attacco improvviso di appetito insaziabile ed irrefrenabile.

Non è fisiologica, ma indotta e conseguente dall’assunzione di determinate sostanze scatenanti, per questo viene definita fame “chimica”.

È un effetto molto noto e comune soprattutto nella fascia della popolazione che fa uso di marijuana, e per questo è anche chiamato “cannabis munchies” o “munchies effect” (effetto spuntino).

Fumare cannabis (o derivati) porta ad avere voglia di cibi molto sostanziosi ed ipercalorici, senza riuscire a controllarsi sulle quantità, anche se a stomaco pieno e se il pranzo o la cena siano stati molto abbondanti.

Effetto della fame chimica

La sensazione di appetito viene inoltre enfatizzata da un’aumentata percezione degli aromi, oltre che un maggior piacere all’atto della degustazione.

L’insorgere della fame chimica può manifestarsi da mezz’ora a due ore dopo l’assunzione della sostanza, con varie sfumature in base a fattori, quali: dose, tipologia di cannabis, contenuto di THC, abitudine, corporatura, metabolismo, età, sesso.

Cruciali sono inoltre le modalità di assunzione: tramite l’inalazione dei fumi/vapori si ha, infatti, un effetto molto più rapido, ma anche meno duraturo, con conseguente e tempestiva percezione di fame. In caso di ingestione, invece, siccome presenta un effetto molto più lento e duraturo, molto speso l’appetito si presenta in corrispondenza dell’immediato pasto successivo, anche se, ovviamente, molto più consistente.

Effetti del cbd sulla fame chimica

La marijuana light o cannabis light comporta una fame chimica nettamente ridotta rispetto alla cannabis ad alto tenore di THC (tetraidrocannabinolo), questo perché il CBD (cannabidiolo) ne antagonizza alcuni bersagli molecolari, necessari per sviluppare il tipico senso di appetito.

Meccanismo d’azione della “fame chimica”

Il THC, sostanza psicotropa della marijuana, è anche il principale responsabile dell’incremento della voglia di cibo.

Il cervello è diviso in regioni; alcune aree controllano gli stati d’animo, mentre altre influenzano il nostro appetito. Queste aree del nostro cervello possono indurci a mangiare di più o a smettere di mangiare.

Il sistema endocannabinoide è molto arcaico e complesso, per questo riesce a modulare parti neuronali con funzioni molto differenti.

Come spiega la ricerca del Neurocentre Magendie di Bordeaux, legandosi ai recettori CB1 (cannabinoidei di tipo 1) del bulbo olfattivo nel cervello, il THC sembra migliorare la nostra sensibilità agli aromi del cibo, rendendoli più potenti ed attraenti. Aumenta, inoltre, la produzione di dopamina, che scatena un piacere maggiore in seguito alla percezione dei gusti, inducendoci, così, a mangiare di più

Secondo i ricercatori della Academy of Nutrition and Dietetics, il tetraidrocannabinolo interagisce, inoltre, con altri ormoni responsabili del senso di fame, come ad esempio la grelina, che normalmente viene generata in risposta a sostanze simili a quelle riscontrabili nella cannabis, ma prodotte naturalmente dal nostro corpo, dette “endocannabinoidi”.

Altre ricerche, dall’università “Yale School of Medicine” di New Haven nel Connecticut, hanno anche rivelato come il THC “inganni” i neuroni della proopiomelanocortina (Pomc), che in condizioni normali inducono il senso di sazietà, stimolando, invece, a nutrirsi maggiormente quando si consuma marijuana.

Il CBD, invece, va a bloccare i recettori CB1, limitando il senso di fame scatenato dal THC, presente comunque, anche se in piccole quantità, nei prodotti a base di cannabis light.

La fame chimica fa ingrassare?

Aumentando il rilascio di dopamina, implicata nei centri di ricompensa e piacere del cervello, si scatena una fame difficilmente controllabile e questo può portare a problemi di sovrappeso ed obesità.

È un mito infondato il fatto che abbuffarsi durante la fame chimica prevenga l’assimilazione dei nutrienti ingeriti.

Uno studio pubblicato dalla rivista scientifica “The American Journal of Medicine” suggerisce come il consumo di cannabis aumenti il metabolismo cellulare, il dispendio di energie e la funzione insulinica, prevenendo inoltre il diabete. Tuttavia, questo risulterebbe vero nel caso di una dieta sana ed equilibrata, ma non sarebbe sufficiente per compensare l’alto apporto calorico conseguente ad attacchi di fame così ingenti.

Impieghi terapeutici

Siccome il THC sollecita i recettori nutrizionali e ci induce a mangiare di più, diverse industrie si sono mobilitate per approfondirne il meccanismo d’azione e trovare farmaci in grado di bloccarlo, per poterli poi impiegare nel controllo dell’obesità.

Tuttavia, la capacità di stimolare la fame è molto preziosa, poiché diverse malattie causano una perdita di appetito estrema, che riduce la qualità della vita e rallenta il recupero.

L’aumento dell’appetenza può essere terapeutico nei casi di persone affette da patologie, soprattutto croniche, quali: colite ulcerosa, degenerazione senile, anoressia, HIV ed AIDS, alcune malattie cardiache, disturbi metabolici, cancro e relativi effetti avversi dei trattamenti radio/chemio-terapici (nausea, vomito, malessere generale)

Suggerimenti dalla redazione

Sapere come resistere alla fame chimica, permette di arginarne gli effetti non desiderati, a cominciare dal possibile aumento di peso.

Accingersi a fumare a stomaco pieno, non consente di eliminare il problema della fame chimica, anche se in parte lo riduce o, perlomeno, porta ad ingerire una quantità di cibo comunque inferiore rispetto che a stomaco vuoto.

È importante distogliere l’attenzione dal cibo, attraverso attività alternative in grado di occupare positivamente la mente, così da trarre tutti i benefici dell’effetto ricreativo, evitando le abbuffate di cui il nostro corpo non ha bisogno.

Svolgere attività fisica, prima o dopo l’assunzione di cannabis, permette, non solo di compensare le calorie assunte nel caso si cedesse alla fame chimica, ma, resistendole, si sfrutterebbe anche l’effetto positivo dei cannabinoidi sul metabolismo cellulare.

Seguire un regime alimentare completo, vario e sano durante la giornata, inclusivo di eventuali merende, è sicuramente importante nel controllo dei picchi glicemici e della conseguente sensazione di fame.

Se ingerire cibo dovesse rivelarsi un’irresistibile esigenza, meglio limitare gli effetti negativi sul nostro organismo optando per spuntini leggeri a base di cibi prevalentemente salutari (frutta e verdura crude, proteine, fibre, carboidrati complessi a lenta digestione), rispetto che ai cosiddetti “junk food”, cibi spazzatura (ipercalorici, zuccheri, grassi saturi/idrogenati, carboidrati semplici/raffinati).

Anche masticare molto lentamente aiuta a razionare meglio le quantità di cibo assunte, siccome a poco a poco la fame va scemando nel tempo.

Sforzarsi di bere un’elevata quantità di acqua può aiutare a contenere l’appetito, siccome conferisce un’immediata sensazione di pienezza a livello dello stomaco, e previene anche la tipica secchezza delle fauci dovuta al THC.

È molto importante imparare a dominare gli impulsi che il cervello emette in seguito all’assunzione di cannabis: la fame chimica non è reale e non rappresenta un bisogno oggettivo, quindi controllarla può preservare il fisico senza comprometterne la salute.

Bibliografia:

www.cbdmania.it/blog/fame-chimica
https://www.freeweed.it/cose-la-fame-chimica-e-come-funziona/
https://www.focus.it/scienza/salute/perche-la-cannabis-fa-venire-fame
https://www.tantasalute.it/articolo/fame-chimica-cos-e-e-fa-ingrassare/48927/https://www.cannabis-plus.it/fame-chimica/
https://www.105.net/news/tutto-news/193977/Perche-arriva-la-fame-chimica-.html
https://sevenhemp.it/la-fame-chimica/