Cannabis, canapa e marijuana

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Le denominazioni “cannabis”, “canapa” e “marijuana” sono intercambiabili e molti pensano si riferiscano alla medesima sostanza, ma in realtà i loro significati stretti presentano delle differenze molto profonde.

Il termine cannabis indica un genere di piante, appartenenti alla famiglia delle cannabacee, che al suo interno si snoda in altre classificazioni.

Con “canapa”, invece, si intende richiamare una tipologia di cannabis, usata principalmente ad uso tessile ed industriale, perché con lunghi steli ben sviluppati, ma povera di principi attivi.

Per ultima, ma non per importanza, con “marijuana” si identificano quei cultivars di cannabis finalizzati alla raccolta dell’infiorescenza o alla produzione di derivati ricchi di biomolecole con capacità curative, ricreative o psicotrope.

La Cannabis

Tassonomia della Cannabis

La Cannabis, catalogata come tale da Linneo (Linnaeus) nel 1753, è un genere di piante angiosperme, appartenenti alla famiglia delle Cannabacee.

Seguendo la classificazione del medesimo botanico, la Cannabis comprenderebbe un’unica specie: la Cannabis Sativa, avente per sottospecie la cannabis sativa e la cannabis indica (o chinense).

Tuttavia, secondo la maggioranza delle figure di settore odierne, il genere Cannabis sarebbe da suddividere in tre categorie dalle caratteristiche ben distinte, quali Cannabis sativa, Cannabis indica e Cannabis ruderalis.

In base ai ritrovamenti storici, la Cannabis è originaria dell’Asia centrale, diffusa poi nel resto dell’Europa ed infine in America.

Caratteristiche fenotipiche

È una pianta erbacea a ciclo annuale, che germina in primavera e fiorisce in estate inoltrata in base al fotoperiodo, o rispetto al tempo intercorso dalla semina nel caso delle autofiorenti.

L’altezza varia da 0,5 a 7 metri, in base alla genetica ed al metodo di coltivazione.

Caratteristiche sono le foglie, che si presentano picciolate, palmate e composte ciascuna, in base a genetica e stadio di viluppo, da 3 a 13 “foglioline”, lanceolate ed appuntite, con margine seghettato.

La cannabis può essere sia dioica, conservando informazioni solo maschili o solo femminile per ogni entità, che monoica (o ermafrodita), presentando sulla stessa pianta sia fiori femminili che maschili ed in grado così di autoimpollinarsi.

I fiori di cannabis light compaiono ad inizio autunno e sono costituita da acheni, i tipici calici che compongono le note cime della marijuana, e che contengono il seme nel caso siano stati impollinati.

Il pericarpio del seme è dove si raggruppano i cosiddetti tricomi, piccole escrescenze cerose in cui si concentrano i principi attivi, suddivisibili in tre principali categorie:

  • Cannabinoidi, sostanze chimiche tipiche della cannabis, quali THC, CBD, CBG, CBN, ecc., che conferiscono i tipici effetti medicali o psicotropi;
  • Terpenoidi, come mircene, cariofillene, limonene, ecc., che, in base alle concentrazioni di ciascuno, infondo tonalità aromatiche differenti;
  • Flavonoidi, sostanze perlopiù antiossidanti, di cui le maggiori sono apigenina, quercetina e cannaflavina

Proprio la variazione delle concentrazioni di cannabinoidi è ciò che contraddistingue il chemiotipo CBD della canapa ad uso industriale da quello THC della marijuana terapeutica.

La Canapa

La canapa è caratterizzata dall’enzima CBDA-sintetasi, producendo così valori più alti di CBD mentre il THC è presente solo in tracce.
Per questo si identifica praticamente solo con la specie di Cannabis Sativa.

A partire dalla seconda metà del secolo scorso, furono selezionate varietà destinate ad usi esclusivamente agroindustriali, con valori irrisori sia di CBD che dei cannabinoidi minori. La commissione europea ha poi creato una lista delle varietà di canapa coltivabili in Europa, con un contenuto di THC inferiore allo 0,2%.

Coltivazione e prodotti derivati

La coltivazione di canapa è sempre stata molto diffusa nelle zone medio-europee, data la sua facilità nel crescere anche su terreni difficili da coltivare con altre specie di piante, oltre che l’incredibile versatilità per i prodotti da essa ricavabili.

Della canapa, infatti, non si butta via niente, con essa si possono creare:

  • Carta e tele, dalla fibra e dal legno
  • Cordame, guarnizioni e tessuti dai fusti
  • Oli alimentari dalla spremitura dei semi
  • Aromi, olii essenziali e cosmesi dalle infiorescenze
  • Farine dal residuo dei semi, prive di glutine ma ricche in proteine, minerali ed amminoacidi essenziali
  • Dagli steli materiali per la bioedilizia, come vernici, colle, mattoni,
  • Dalla parte legnosa si ottengono materiali isolante e substrati assorbenti per gli allevamenti
  • Mangimi ed altri prodotti zootecnici dalle foglie
  • Concimi naturali dagli scarti di lavorazione
  • Etanolo (alcool) dalla fermentazione dei fusti
  • Fibre plastiche e biocombustibili, come il biodiesel

Marijuana

La Marijuana si contraddistingue per il tipico genotipo THCA-sintetasi, producendo quindi alte percentuali dell’omonimo cannabinoide THC (tetraidrocannabnolo).

La Marijuana viene coltivata quasi esclusivamente per le infiorescenze femminili, dalle quali si ricavano i tipici preparati medicali e psicoattivi.
Per questo motivo si prediligono piante dioiche, così da coltivare esclusivamente genetiche femminili, evitando in questo modo la formazione dei semi che farebbero degenerare buona parte dei cannabinoidi.

Prodotti derivati e metodi di assunzione

I derivati si concentrano principalmente sull’estrazione dei cannabinoidi e vengono impiegati a scopo ricreativo se alti in THC, mentre sono destinati ad uso medicale sia ad alto tenore di THC, che di altri cannabinoidi.

I preparati più noti si differenziano per metodo di lavorazione e sono:

  • Le infiorescenze, essiccate e conservate in modo opportuno per poter essere fumate;
  • Le resine di varie purezze, dal tipico hashish grumoso, fino ad estratti molto raffinati dall’aspetto di melassa traslucida e cristallina ;
  • I prodotti alimentari, quali biscotti, torte, burro alla marijuana ed ogni tipo di alimento;
  • Gli infusi, quali tisane, decotti, latte;
  • I preparati medicali, che possono spaziare dalle tinture, fino ad olii titolati, sciroppi e compresse;

I metodi di assunzione più comuni sono:

  • combustione e successiva inalazione, tramite pipe, sigarette artigianali e bong, con effetti immediati e che perdurano fino a qualche ora in base a corporatura e dosaggio;
  • vaporizzazione ed inspirazione, tramite appositi dispositivi, che eliminano la dannosità dei sottoprodotti della combustione, mantenendo comunque un effetto abbastanza immediato;
  • ingestione, che permette di assimilare molte più sostanze benefiche, ma con effetti meno repentini è più duraturi;

Effetti della marijuana

Gli effetti indotti dall’uso di marijuana variano sia in base a fattori che dipendono dal consumatore, che in base alle percentuali dei rispettivi principi attivi.

Il THC è praticamente l’unico cannabinoide in natura con azione così marcatamente psicotropa, ed è anche responsabile della dipendenza da marijuana e dei maggiori effetti avversi.

Ciò che si percepisce più frequentemente in seguito al consumo, sono rilassatezza o sedazione, ma anche stimolazione creativa, euforia, positività, distorsione della percezione del tempo, analgesia ed appetito irrefrenabile (fame chimica).

Impieghi terapeutici

A livello medicale la Marijuana viene impiegata nella farmacopea ufficiale principalmente per ridurre nausea e vomito durante i chemioterapici e trattamenti per l’HIV, o per il glaucoma, la sclerosi multipla, l’anoressia, dolori cronici, infiammazioni consistenti e malattie debilitanti.

Fonti

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