Cannabis terapeutica italiana – Situazione legale e realtà pratica

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Cannabis terapeutica made in Italy

Tra attese infinite e quantità insufficienti, il mondo della cannabis medica in Italia

Le evidenze scientifiche sugli effetti medici della cannabis terapeutica diventano sempre più numerose, nonostante le difficoltà nell'effettuare ricerca medica su un prodotto che in molte nazioni è considerato illegale. Il trattamento del dolore cronico, così come gli effetti benefici nel trattamento di nausee in pazienti che stanno ricevendo trattamenti chemioterapici sono ormai benefici assodati. A questi si aggiungono moltre altre patologie per le quali gli studi sono ancora in corso, con risultati incorraggianti. Disturbi d'ansia, aumentare l'appetito in malati di HIV, trattamento di disturbi post-traumatici da stress e molti altri.

Ma com'è la situazione cannabis medica in Italia?

Il Testo Unico sulle droghe 309 del 1990 aveva sancito la possibilità di coltivare cannabis terapeutica dietro autorizzazioni specifiche in strutture preposte. Questa era stata seguita dalla possibilità di importare farmaci come Bedrocan e Bediol nel 2007. La prima produzione italiana inizia invece nel 2014, dopo un accordo tra Ministero della Salute e Ministero della Difesa. Lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze ha iniziato infatti la coltivazione di infiorescenze di cannabis ad uso medico.

L'uso di cannabis medica è destinato ai pazienti nel caso di "dolore cronico e quello associato a sclerosi multipla oltre che a lesioni del midollo spinale; alla nausea e vomito causati da chemioterapia, radioterapia, terapie per HIV; come stimolante dell’appetito nella cachessia, anoressia, perdita dell’appetito in pazienti oncologici o affetti da AIDS e nell’anoressia nervosa; l’effetto ipotensivo nel glaucoma; la riduzione dei movimenti involontari del corpo e facciali nella sindrome di Gilles de la Tourette" come indicato nel Decreto Ministeriale del 9 Novembre 2015.

Cosa succede nella pratica per i pazienti?

Nonostante ci siano leggi e decreti per normarne l'uso, la cannabis terapeutica rimane un miraggio per moltissimi malati. Innanzitutto la richiesta per la somministrazione di cannabis medica viene inoltrata solo dopo le altre cure siano fallite. Le prescrizioni sono quindi spesso molto tardive. Subito dopo ci si scontra con un'altra problematica: la cannabis terapeutica scarseggia. La produzione italiana si aggira intorno ai 100kg annui, assolutamente insufficienti per le numerose richieste del mercato. Molti malati sono così costretti a virare su altri prodotti, come ad esempio la Cannabis Light, o all'autoproduzione o al mercato dello spaccio, cadendo quindi nell'illegalità.

Le quantità prodotte ed importate sono stabilite dal Ministero della Salute che, però, mette in atto scelte troppo conservative. Nel 2018 sono stimati 500kg tra produzioni diretta e acquisti dall'estero, davvero pochi per le richieste crescenti nel nostro paese.