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Cannabis terapeutica in Italia

Cannabis terapeutica in Italia

Normativa italiana

Con il Decreto del 18/04/2007, il THC, come sostanza pura, viene inserito nella lista delle sostanze stupefacenti utilizzabili per la fabbricazione dei medicinali ed è stata consentita l’importazione dei farmaci a base di essa.

Con il Decreto ministeriale del 23/01/2013 viene aggiunta la frase “medicinali stupefacenti di origine vegetale a base di Cannabis (sostanze e preparazioni vegetali, inclusi estratti e tinture)”, riconoscendo finalmente l’impiego della cannabis a scopo terapeutico.

Col successivo decreto del 9/11/2015 è stato istituito l’organo nazionale della cannabis, identificato con il ministero della salute e sono stati chiariti vari aspetti, tra cui somministrazione, prescrizione ed approvvigionamento, e la coltivazione da parte di un organo identificato con lo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze.

Cannabis terapeutica: come ottenerla ed ostacoli principali

In Italia, la cannabis terapeutica è prescrivibile da qualsiasi medico per qualsiasi patologia per i quali siano disponibili studi scientifici accreditati sull’efficacia, a patto che i trattamenti convenzionali per quella patologia si siano dimostrati inefficaci.

Tramite ricetta bianca, eseguibile anche dal medico di base, è possibile recarsi in farmacia per acquistare il prodotto a pagamento.
Il paziente resta anonimo, in quanto non vengono riportate le sue generalità in ricetta, ma un semplice codice alfanumerico che permette al medico curante di collegarlo alla sua identità.

È anche possibile, però, far coprire le spese dal sistema sanitario nazionale, ma in questo caso è necessario che uno specialista stilli un piano terapeutico da seguire e nella ricetta dovrà comparire il codice fiscale del paziente, come richiesto per legge per tracciare i farmaci mutuati.

Non tutti i medici sono propensi alla prescrizione di cannabis, sia per la loro scarsa preparazione in materia, che per vari pregiudizi, anche se è consentito legalmente ormai da anni.

Per questo motivo è consigliabile rivolgersi a centri specializzati o che aderiscono esplicitamente a trattamenti a base di cannabis.
Una volta ottenuta la ricetta, la farmacia fornirà i preparati a base di cannabis, a patto che ne abbia disponibilità a magazzino.

Proprio quest’ultimo punto è un altro dei paletti in cui è possibile incorrere, in quanto dispongono del prodotto esclusivamente farmacie galeniche, e spesso ne sono sprovviste anche loro, considerando i problemi di reperibilità ed i limiti d’importazione/produzione imposti dalle leggi attuali, non sufficienti per soddisfare la richiesta interna del paese.

Patologie per le quali è utile

Grazie alle loro proprietà neuroprotettive, miorilassanti ed analgesiche, i preparati a base di cannabis possono offrire miglioramenti principalmente nei pazienti con patologie neurodegenerative, croniche, con dolore e spasticità.

Le principali malattie per le quali è possibile prescrivere la marijuana medica sono:

  • cachessia, anoressia, anoressia nervosa, pazienti oncologici e/o affetti da AIDS (come stimolante dell’appetito)
  • dolore cronico o associato a sclerosi multipla, SLA e/o lesioni del midollo spinale
  • nausea e vomito, causati da chemioterapia, radioterapia e terapie da HIV- sindrome di Gilles de la Tourette (per ridurre spasmi e movimenti involontari)- glaucoma (per l’effetto ipotensivo)

Tuttavia, è bene ricordare che in Italia l’uso della cannabis terapeutica, trattandosi di una terapia non ancora riconosciuta dalla medicina ufficiale, è permesso solo nel caso in cui le terapie convenzionali si siano dimostrate inefficaci.

Altri disturbi, per i quali non è stata espressamente autorizzata, ma sui quali sono disponibili dati clinici di efficacia, sono:

  • insonnia
  • cefalea
  • dolori mestruali
  • stress- epilessia ed epilessia refrattaria
  • fibromialgia
  • depressione
  • morbo di parkinson
  • morbo di alzheimer
  • psoriasi
  • sindrome da astinenza
  • morbo di Crohn

Cannabis terapeutica: dosaggi e rischi

Solitamente le dosi prescritte variano tra i 20 ed i 60mg, fino ad arrivare in rari casi a 100-200mg.

Anche se sembrano dosaggi molto bassi, sono stati decisi da medici specialisti per ovviare agli effetti psicoattivi della pianta, pur mantenendo i benefici terapeutici.

Non ci sono limiti d’età per la somministrazione, anche se è preferibile evitare in pazienti pediatrici (tranne preparati con alto CBD per epilessia infantile), adolescenti, donne gravide, durante l’allattamento, in pazienti con pregressi disturbi psichiatrici, cardiaci o di tossicodipendenza.

I possibili effetti collaterali, transitori e presenti soprattutto ad alti dosaggi, sono: capogiri, malessere, stati ansiosi, stordimento, sedazione, alterazioni dell’umore, nausea.

È anche presente il rischio d’abuso e di dipendenza, praticamente inesistente se si rispettano i bassi dosaggi consigliati.

Inoltre, come dichiara l’OMS, non sono presenti rischi per la salute conseguenti dall’uso terapeutico di cannabis, anche se è bene ricordare che non è consentito utilizzarla prima di guidare o svolgere operazioni pericolose che richiedono attenzione, in quanto potrebbe alterare la veglia, i riflessi e la capacità di svolgere scelte adeguate nel minor tempo possibile.

Prodotti disponibili e costi

La cannabis terapeutica può essere dispensata sotto varie forme:

  • cartine contenenti l’infiorescenza come tale, da vaporizzare per assunzione inalatoria o per decotti per via orale;
  • capsule, compresse, masticabili, contenenti il principio attivo estratto- estratti galenici (olii, tinture, resine)
  • dermocosmetici (creme, colliri, impiastri)

Le principali materie prime con le quali è possibile realizzare dei preparati, si distinguono per provenienza e percentuali dei principi attivi contenuti.

I prodotti più noti sono:

  • Bedrocan, prov. Olanda, THC 22% CBD<1%
  • Bedrobinol, prov. Olanda, THC 13,5% CBD<1%
  • Bediol, prov. Olanda, THC 6,3% CBD 8%
  • Bedrolite, prov. Olanda, THC <1% CBD 9%
  • Bedica, prov. Olanda, THC 14% CBD<1%
  • Cannabis FM1, prov. Italia, THC 13-20% CBD<1%- Cannabis FM2, prov. Italia, THC 7-8% CBD 8-12%
  • Pedanios 22/1, prov. Canada, THC 22% CBD<1%
  • Pedanios 8/8, prov. Canada, THC 8% CBD 8%
  • Aurora 1/12, prov. Canada, THC 1% CBD 12%
  • Dronabinol, prov. America, THC puro
  • Sativex, prov. Inghilterra, spray con THC:CBD 1:1
  • Epidiolex, prov. America, soluzione orale con CBD

Anche se fissi ed uniformati sul suolo italiano con dei tabellari da seguire, i prezzi variano da prodotto a prodotto, ed in base alla lavorazione che ha dovuto subire: le infiorescenze si aggirano ad un costo di 9€/g + iva ai quali poi bisogna aggiungere i costi di preparazione e dei materiali impiegati.

Fonti

Cannabis e sclerosi multipla

cannabis light sclerosi e cbd

La cannabis può essere d’aiuto contro la Sclerosi Multipla?
In questo articolo, vi illustreremo i vantaggi dell’utilizzo della cannabis nella gestione di alcuni sintomi sofferti dai pazienti affetti da sclerosi multipla, e anche i limiti di questo trattamento naturale.

Cos’è la Sclerosi Multipla (SM)?

La sclerosi multipla è una malattia autoimmune, cronico-degenerativa.
Il sistema immunitario del malato stesso danneggia i nervi, colpendo la guaina mielinica, uno strato isolante che permette la conduzione dell’impulso elettrico nervoso, essenziale per qualsiasi funzione vitale.

Sintomi della Sclerosi Multipla

I sintomi con cui si manifesta sono svariati, ma principalmente neurologici:

  • emicrania
  • dolore neuropatico periferico
  • dolore alla schiena
  • spasmi dolorosi
  • neuralgia al trigemino
  • problemi di movimento
  • incontinenza
  • inappetenza
  • insonnia
  • problemi con le principali funzioni vitali
  • incapacità fisica e cognitiva

Tutti questi sintomi possono essere anche molto debilitanti e riducono drammaticamente la qualità della vita di chi è affetto da questa patologia.

Terapia

I farmaci tradizionali attualmente impiegati per contenere la malattia sono limitatamente efficaci, modulano solo alcuni dei segni clinici e possono causare essi stessi ulteriori effetti avversi.

Negli ultimi anni vari studi hanno considerato la cannabis come valida alternativa naturale per migliorare le condizioni dei pazienti ed ulteriori prove cliniche sono tutt’ora in corso di validazione.

Principi attivi della cannabis e loro proprietà medicali

Esistono moltissime tipologie di cannabis, che si differenziano sia per aspetto, aroma ma soprattutto per le caratteristiche organolettiche.

I principi attivi di maggiore interesse medico sono i terpeni (sostanze aromatiche) ed i cannabinoidi (sostanze con gli effetti caratteristici della cannabis).

Esistono più di 110 diversi cannabinoidi, i più famosi sono THC (tetraidrocannabinolo), CBD (cannabidiolo), CBG (cannabigerolo), CBN (cannabinolo).
Tutti questi esplicano il proprio effetto tramite il sistema endocannabinoide, per questo hanno in comune alcuni effetti in base al tipo di recettore che legano:

  • rilassamento, diminuzione del dolore e della spasticità, miglioramento dell’umore, sedazione, stimolazione dell’appetito, mediati dai recettori CB1 (concentrati nel sistema nervoso centrale)
  • contrasto degli stati infiammatori, immunomodulazione, grazie ai recettori CB2 (espressi nelle cellule immunitarie).

Cannabis e sclerosi

Grazie agli effetti tipici dei cannabinoidi, la cannabis sativa è considerata una valida alleata contro la sclerosi, siccome, a differenza dei farmaci tradizionali, va a modulare molteplici segni della patologia: episodi infiammatori autoimmuni, dolore costante, malumore, difficoltà cognitive e di movimento.

I principali cannabinoidi soggetti a svariati studi per l’impiego contro la sclerosi, sono il THC ed il CBD, i due ormai noti da più tempo e che vantano una storia di consumo più lunga.

Entrambi sono presenti negli estratti di cannabis, ma in percentuali differenti, ed è proprio il rapporto tra i livelli di questi due che determina effetti ed efficacia del prodotto in questione.

Il THC è il cannabinoide psicoattivo, tipico della marijuana usata a scopo ricreativo, ma che vanta anche effetti antidolorifici, spasmolitici, antinausea e di miglioramento dell’umore.
Tuttavia, i suoi effetti psicotropi ne limitano il campo d’impiego a causa degli effetti avversi e dell’alterazione della sfera cognitiva, già compromessa nella sclerosi.

Il CBD è il cannabinoide presente in maggiore quantità nella cannabis light, non è psicotropo, ma, anzi, va a modulare il tipico “sballo” del THC, limitandone gli effetti avversi e sinergizzando contro stati infiammatori, episodi autoimmuni e come miorilassante.

Proprio per questa complementarietà negli effetti, è chiaro come sia preferibile usare estratti naturali di cannabis contenenti l’intero fitocomplesso piuttosto che i singoli cannabinoidi.

Farmaci a base di cannabis

Negli ultimi anni l’uso terapeutico della cannabis ha subito un costante incremento, sia perché naturale, sia perché con meno effetti avversi dei farmaci, e soprattutto perché non dà dipendenza come i farmaci tipicamente usati nel trattamento del dolore (oppiacei).

La combustione, anche se con effetti più rapidi e meno duraturi, è la via di somministrazione meno usata per la cannabis, considerando i possibili rischi alla salute conseguenti dal fumo.
I derivati della cannabis in farmacia sono disponibili soprattutto in formulazioni orali, olii, spray e capsule.

Il primo farmaco a base di cannabis è stato il Dronabinol, contenente solo THC naturale e registrato nel 1985 per il trattamento di nausea/vomito in pazienti sottoposti a chemioterapia.
In seguito, venne sviluppato il Nabilone, analogo sintetico del THC usato come antiemetico e come analgesico nel trattamento del dolore neuropatico da sclerosi e fibromialgia.
Nel 2005 il Canada autorizza il “Sativex” (estratto totale di cannabis standardizzato per THC e CBD in rapporto 1:1), per il trattamento di spasmi e dolore neuropatico nei malati di sclerosi multipla e cancro.

Gli studi condotti sui vari farmaci sono stati più che promettenti, tanto da farli approvare per le finalità proposte, in America ed in seguito anche in Europa.

Controindicazioni

Tuttavia, anche se prodotti pressoché naturali e ben tollerati, essi presentano alcune controindicazioni, quali: allergia ai cannabinoidi, gestazione/allattamento, problemi psichiatrici, epilessia e problemi cardiaci.
I principali effetti avversi sono di lieve entità, transitori e dipendono quasi sempre dalla dose assunta: nausea, eccessiva sedazione, malessere, ipotensione.

Da tenere bene in considerazione sono le interazioni con i farmaci già presenti nel piano terapeutico, che possono anche risultare molto pericolose.
Proprio per questo motivo è sempre necessario il parere del medico per valutare se implementare prodotti a base di cannabis nella propria terapia, oltre al fatto che in Italia è necessaria la ricetta per poterli acquistare in farmacia.

Fonti

Cannabis, canapa e marijuana

differenze cannabis light cbd e marijuana

Le denominazioni “cannabis”, “canapa” e “marijuana” sono intercambiabili e molti pensano si riferiscano alla medesima sostanza, ma in realtà i loro significati stretti presentano delle differenze molto profonde.

Il termine cannabis indica un genere di piante, appartenenti alla famiglia delle cannabacee, che al suo interno si snoda in altre classificazioni.

Con “canapa”, invece, si intende richiamare una tipologia di cannabis, usata principalmente ad uso tessile ed industriale, perché con lunghi steli ben sviluppati, ma povera di principi attivi.

Per ultima, ma non per importanza, con “marijuana” si identificano quei cultivars di cannabis finalizzati alla raccolta dell’infiorescenza o alla produzione di derivati ricchi di biomolecole con capacità curative, ricreative o psicotrope.

La Cannabis

Tassonomia della Cannabis

La Cannabis, catalogata come tale da Linneo (Linnaeus) nel 1753, è un genere di piante angiosperme, appartenenti alla famiglia delle Cannabacee.

Seguendo la classificazione del medesimo botanico, la Cannabis comprenderebbe un’unica specie: la Cannabis Sativa, avente per sottospecie la cannabis sativa e la cannabis indica (o chinense).

Tuttavia, secondo la maggioranza delle figure di settore odierne, il genere Cannabis sarebbe da suddividere in tre categorie dalle caratteristiche ben distinte, quali Cannabis sativa, Cannabis indica e Cannabis ruderalis.

In base ai ritrovamenti storici, la Cannabis è originaria dell’Asia centrale, diffusa poi nel resto dell’Europa ed infine in America.

Caratteristiche fenotipiche

È una pianta erbacea a ciclo annuale, che germina in primavera e fiorisce in estate inoltrata in base al fotoperiodo, o rispetto al tempo intercorso dalla semina nel caso delle autofiorenti.

L’altezza varia da 0,5 a 7 metri, in base alla genetica ed al metodo di coltivazione.

Caratteristiche sono le foglie, che si presentano picciolate, palmate e composte ciascuna, in base a genetica e stadio di viluppo, da 3 a 13 “foglioline”, lanceolate ed appuntite, con margine seghettato.

La cannabis può essere sia dioica, conservando informazioni solo maschili o solo femminile per ogni entità, che monoica (o ermafrodita), presentando sulla stessa pianta sia fiori femminili che maschili ed in grado così di autoimpollinarsi.

I fiori di cannabis light compaiono ad inizio autunno e sono costituita da acheni, i tipici calici che compongono le note cime della marijuana, e che contengono il seme nel caso siano stati impollinati.

Il pericarpio del seme è dove si raggruppano i cosiddetti tricomi, piccole escrescenze cerose in cui si concentrano i principi attivi, suddivisibili in tre principali categorie:

  • Cannabinoidi, sostanze chimiche tipiche della cannabis, quali THC, CBD, CBG, CBN, ecc., che conferiscono i tipici effetti medicali o psicotropi;
  • Terpenoidi, come mircene, cariofillene, limonene, ecc., che, in base alle concentrazioni di ciascuno, infondo tonalità aromatiche differenti;
  • Flavonoidi, sostanze perlopiù antiossidanti, di cui le maggiori sono apigenina, quercetina e cannaflavina

Proprio la variazione delle concentrazioni di cannabinoidi è ciò che contraddistingue il chemiotipo CBD della canapa ad uso industriale da quello THC della marijuana terapeutica.

La Canapa

La canapa è caratterizzata dall’enzima CBDA-sintetasi, producendo così valori più alti di CBD mentre il THC è presente solo in tracce.
Per questo si identifica praticamente solo con la specie di Cannabis Sativa.

A partire dalla seconda metà del secolo scorso, furono selezionate varietà destinate ad usi esclusivamente agroindustriali, con valori irrisori sia di CBD che dei cannabinoidi minori. La commissione europea ha poi creato una lista delle varietà di canapa coltivabili in Europa, con un contenuto di THC inferiore allo 0,2%.

Coltivazione e prodotti derivati

La coltivazione di canapa è sempre stata molto diffusa nelle zone medio-europee, data la sua facilità nel crescere anche su terreni difficili da coltivare con altre specie di piante, oltre che l’incredibile versatilità per i prodotti da essa ricavabili.

Della canapa, infatti, non si butta via niente, con essa si possono creare:

  • Carta e tele, dalla fibra e dal legno
  • Cordame, guarnizioni e tessuti dai fusti
  • Oli alimentari dalla spremitura dei semi
  • Aromi, olii essenziali e cosmesi dalle infiorescenze
  • Farine dal residuo dei semi, prive di glutine ma ricche in proteine, minerali ed amminoacidi essenziali
  • Dagli steli materiali per la bioedilizia, come vernici, colle, mattoni,
  • Dalla parte legnosa si ottengono materiali isolante e substrati assorbenti per gli allevamenti
  • Mangimi ed altri prodotti zootecnici dalle foglie
  • Concimi naturali dagli scarti di lavorazione
  • Etanolo (alcool) dalla fermentazione dei fusti
  • Fibre plastiche e biocombustibili, come il biodiesel

Marijuana

La Marijuana si contraddistingue per il tipico genotipo THCA-sintetasi, producendo quindi alte percentuali dell’omonimo cannabinoide THC (tetraidrocannabnolo).

La Marijuana viene coltivata quasi esclusivamente per le infiorescenze femminili, dalle quali si ricavano i tipici preparati medicali e psicoattivi.
Per questo motivo si prediligono piante dioiche, così da coltivare esclusivamente genetiche femminili, evitando in questo modo la formazione dei semi che farebbero degenerare buona parte dei cannabinoidi.

Prodotti derivati e metodi di assunzione

I derivati si concentrano principalmente sull’estrazione dei cannabinoidi e vengono impiegati a scopo ricreativo se alti in THC, mentre sono destinati ad uso medicale sia ad alto tenore di THC, che di altri cannabinoidi.

I preparati più noti si differenziano per metodo di lavorazione e sono:

  • Le infiorescenze, essiccate e conservate in modo opportuno per poter essere fumate;
  • Le resine di varie purezze, dal tipico hashish grumoso, fino ad estratti molto raffinati dall’aspetto di melassa traslucida e cristallina ;
  • I prodotti alimentari, quali biscotti, torte, burro alla marijuana ed ogni tipo di alimento;
  • Gli infusi, quali tisane, decotti, latte;
  • I preparati medicali, che possono spaziare dalle tinture, fino ad olii titolati, sciroppi e compresse;

I metodi di assunzione più comuni sono:

  • combustione e successiva inalazione, tramite pipe, sigarette artigianali e bong, con effetti immediati e che perdurano fino a qualche ora in base a corporatura e dosaggio;
  • vaporizzazione ed inspirazione, tramite appositi dispositivi, che eliminano la dannosità dei sottoprodotti della combustione, mantenendo comunque un effetto abbastanza immediato;
  • ingestione, che permette di assimilare molte più sostanze benefiche, ma con effetti meno repentini è più duraturi;

Effetti della marijuana

Gli effetti indotti dall’uso di marijuana variano sia in base a fattori che dipendono dal consumatore, che in base alle percentuali dei rispettivi principi attivi.

Il THC è praticamente l’unico cannabinoide in natura con azione così marcatamente psicotropa, ed è anche responsabile della dipendenza da marijuana e dei maggiori effetti avversi.

Ciò che si percepisce più frequentemente in seguito al consumo, sono rilassatezza o sedazione, ma anche stimolazione creativa, euforia, positività, distorsione della percezione del tempo, analgesia ed appetito irrefrenabile (fame chimica).

Impieghi terapeutici

A livello medicale la Marijuana viene impiegata nella farmacopea ufficiale principalmente per ridurre nausea e vomito durante i chemioterapici e trattamenti per l’HIV, o per il glaucoma, la sclerosi multipla, l’anoressia, dolori cronici, infiammazioni consistenti e malattie debilitanti.

Fonti

Cannabis e Coronavirus

cannabis cura tumori marijuana cancro

CORONAVIRUS

La COVID-19, nota anche come malattia respiratoria acuta da SARS-CoV-2, è un’infezione virale, causata dal virus SARS-CoV-2 (coronavirus 2 da sindrome respiratoria acuta grave).
Noto col nome di coronavirus, per via di alcune glicoproteine presenti sulla membrana esterna del virus, che, visto al microscopio, lo fanno sembrare appunto una corona.

È un virus recente, del quale ancora molte caratteristiche sono sconosciute. I sintomi principali sono simil-influenzali, con perdita di gusto/olfatto, problemi gastrointestinali, elevata risposta infiammatoria, fino a patologie più gravi come sindromi respiratorie acute, trombosi, sepsi ed insufficienza multi-organo.

Sono in corso prove di differenti terapie, che mirano sia ad eradicare il virus (antivirali, antimicrobici, antisettici) o a prevenirlo (vaccini, anticorpi), che a limitarne gli effetti indesiderati (antiinfiammatori, anticoagulanti).

CANNABIS

Principi attivi, terpeni, metodi di assunzione

La cannabis contiene più di 400 principi attivi, appartenenti a classi differenti, tra cui cannabinoidi, terpeni, polifenoli.
Ciascuna di queste sostanze differisce dalle altre per effetti e meccanismo d’azione.

In linea di massima, i cannabinoidi condividono un effetto rilassante ed antiinfiammatorio, i terpeni un’azione antisettica, antifungina, antimicrobica, ai polifenoli un effetto antiossidante e di sostegno.

BUFALE E FAKE NEWS

Bisogna innanzitutto chiarire una cosa: la cannabis non è la cura per il Coronavirus.
Varie fake news senza fondamento scientifico circolano sul web, tra le quali che la molecola per curare il coronavirus fosse il CBD, o che, in base a studi non meglio precisati, il THCV avrebbe estirpato completamente il virus. Nulla di questo è vero e, nonostante i suoi svariati impieghi ed effetti benefici, la cannabis non è la panacea per ogni male, quindi è giusto smentire le false notizie che rischiano di compromettere la salute pubblica.

Infatti, la stessa IACM (Associazione Internazionale Cannabis Medica) ha voluto ribadire con un secco comunicato che nonostante numerosi studi di laboratorio indichino possibili effetti antivirali ed antibatterici dei cannabinoidi, non vi è alcuna evidenza scientifica che proteggano da infezioni di virus SARS-CoV2 o che possano essere impiegati per trattare efficacemente la COVID-19.

Bisogna anche ricordare che a livello internazionale è passato il consiglio di non passarsi le canne oltre a strumenti come pipe o bong, per prevenire la diffusione del virus. Inoltre, è meglio evitare posti come i coffee shop olandesi o i cannabis club spagnoli, nei quali non è raro trovare persone che tossiscono, proprio perché fumano. Tra l’altro, per chi è positivo al Coronavirus, fumare è un’aggravante, perché si contribuisce ad irritare il polmone peggiorando la situazione.

CANAPA COME ALLEATO

Bufale a parte, è altrettanto doveroso sottolineare i benefici che si possono trarre dall’uso della cannabis come coadiuvante, tramite vaporizzazione o ingestione:

  • Alcuni terpeni in essa contenuti hanno blande proprietà antibatteriche ed antivirali, utili per diminuire/contenere l’infezione;
  • La maggior parte dei cannabinoidi hanno proprietà immunomodulatrici ed antiinfiammatorie, che possono placare un’eccessiva risposta immunitaria, come la sepsi;
  • Diversi polifenoli hanno un effetto antiossidante e fluidificante sul sangue, limitando coagulazione scoordinata ed i radicali liberi conseguenti allo stress della convalescenza;

TESSUTI IN CANAPA E MASCHERINE

Oltre all’utilità dei principi attivi presenti nel fiore, anche altre parti della pianta di cannabis possono tornare molto utili in questo momento: la fibra, definita “di rafia” perché ricavata dal fusto. La canapa è una coltura molto antica, coltivata dall’uomo da oltre 10.000 anni, e sono, quindi, ormai noti da tempo i vantaggi della fibra di canapa:

  • Risulta impermeabile e quindi idoneo ad evitare la formazione di microorganismi all’interno del tessuto ricavato;
  • E’ biocompatibile, biodegradabile ed ecosostenibile;
  • E’ stabile nel tempo anche in seguito a molteplici lavaggi ad alte temperature;
  • Ha proprietà antibatteriche ed antifungine, sia per i principi attivi contenuti, che per l’elevata traspirazione;
  • Alcuni test mostrano come una miscela di canapa e viscosa, a differenza di cotone e sintetici, abbia la capacità di uccidere alcuni batteri in superficie e di limitarne la diffusione, tra cui lo stafilococco (aureus ed MRSA) e la Klebsiella pneumoniae;
  • Assorbe i raggi infrarossi ed UVA fino al 95%, rendendola facilmente sterilizzabile;
  • Regola l’umidità corporea e fornisce una sensazione di fresco d’estate e di calore in inverno;
  • I cannabinoidi presenti nella fibra di canapa riducono la biodisponibilità cellulare aumentando l’impermeabilità della membrana delle cellule stesse;

CANAPA ED IGIENIZZANTE MANI

Sono in corso molti studi in merito alla capacità di alcuni cannabinoidi di fronteggiare il batterio dello stafilococco aureo resistente alla meticillina (MRSA) e di ridurne l’attacco alla pelle umana.
Una conseguenza delle ricerche su queste proprietà antibatteriche è la possibilità di realizzare cosmetici e prodotti per l’igiene personale privi di conservanti ed antibatterici sintetici, potenzialmente dannosi per l’ambiente e per la salute.
E proprio a Milano è in fase di sviluppo un nuovo gel igienizzante che sarà a base di canapa e non di alcool, ma solo i test di efficacia potranno indicarci il possibile impiego. Tuttavia, anche senza stravolgere in questo modo i dispositivi igienizzati già disponibili, l’aggiunta di alcuni ingredienti a base di canapa porterebbero sicuramente un valido aiuto.

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Fonti

Cos’è la fame chimica? Effetti, meccanismi e suggerimenti

fame chimica marijuana e cannabis light

Cos’è la fame chimica?

La cosiddetta “fame chimica” è un attacco improvviso di appetito insaziabile ed irrefrenabile.

Non è fisiologica, ma indotta e conseguente dall’assunzione di determinate sostanze scatenanti, per questo viene definita fame “chimica”.

È un effetto molto noto e comune soprattutto nella fascia della popolazione che fa uso di marijuana, e per questo è anche chiamato “cannabis munchies” o “munchies effect” (effetto spuntino).

Fumare cannabis (o derivati) porta ad avere voglia di cibi molto sostanziosi ed ipercalorici, senza riuscire a controllarsi sulle quantità, anche se a stomaco pieno e se il pranzo o la cena siano stati molto abbondanti.

Effetto della fame chimica

La sensazione di appetito viene inoltre enfatizzata da un’aumentata percezione degli aromi, oltre che un maggior piacere all’atto della degustazione.

L’insorgere della fame chimica può manifestarsi da mezz’ora a due ore dopo l’assunzione della sostanza, con varie sfumature in base a fattori, quali: dose, tipologia di cannabis, contenuto di THC, abitudine, corporatura, metabolismo, età, sesso.

Cruciali sono inoltre le modalità di assunzione: tramite l’inalazione dei fumi/vapori si ha, infatti, un effetto molto più rapido, ma anche meno duraturo, con conseguente e tempestiva percezione di fame. In caso di ingestione, invece, siccome presenta un effetto molto più lento e duraturo, molto speso l’appetito si presenta in corrispondenza dell’immediato pasto successivo, anche se, ovviamente, molto più consistente.

Effetti del cbd sulla fame chimica

La marijuana light o cannabis light comporta una fame chimica nettamente ridotta rispetto alla cannabis ad alto tenore di THC (tetraidrocannabinolo), questo perché il CBD (cannabidiolo) ne antagonizza alcuni bersagli molecolari, necessari per sviluppare il tipico senso di appetito.

Meccanismo d’azione della “fame chimica”

Il THC, sostanza psicotropa della marijuana, è anche il principale responsabile dell’incremento della voglia di cibo.

Il cervello è diviso in regioni; alcune aree controllano gli stati d’animo, mentre altre influenzano il nostro appetito. Queste aree del nostro cervello possono indurci a mangiare di più o a smettere di mangiare.

Il sistema endocannabinoide è molto arcaico e complesso, per questo riesce a modulare parti neuronali con funzioni molto differenti.

Come spiega la ricerca del Neurocentre Magendie di Bordeaux, legandosi ai recettori CB1 (cannabinoidei di tipo 1) del bulbo olfattivo nel cervello, il THC sembra migliorare la nostra sensibilità agli aromi del cibo, rendendoli più potenti ed attraenti. Aumenta, inoltre, la produzione di dopamina, che scatena un piacere maggiore in seguito alla percezione dei gusti, inducendoci, così, a mangiare di più

Secondo i ricercatori della Academy of Nutrition and Dietetics, il tetraidrocannabinolo interagisce, inoltre, con altri ormoni responsabili del senso di fame, come ad esempio la grelina, che normalmente viene generata in risposta a sostanze simili a quelle riscontrabili nella cannabis, ma prodotte naturalmente dal nostro corpo, dette “endocannabinoidi”.

Altre ricerche, dall’università “Yale School of Medicine” di New Haven nel Connecticut, hanno anche rivelato come il THC “inganni” i neuroni della proopiomelanocortina (Pomc), che in condizioni normali inducono il senso di sazietà, stimolando, invece, a nutrirsi maggiormente quando si consuma marijuana.

Il CBD, invece, va a bloccare i recettori CB1, limitando il senso di fame scatenato dal THC, presente comunque, anche se in piccole quantità, nei prodotti a base di cannabis light.

La fame chimica fa ingrassare?

Aumentando il rilascio di dopamina, implicata nei centri di ricompensa e piacere del cervello, si scatena una fame difficilmente controllabile e questo può portare a problemi di sovrappeso ed obesità.

È un mito infondato il fatto che abbuffarsi durante la fame chimica prevenga l’assimilazione dei nutrienti ingeriti.

Uno studio pubblicato dalla rivista scientifica “The American Journal of Medicine” suggerisce come il consumo di cannabis aumenti il metabolismo cellulare, il dispendio di energie e la funzione insulinica, prevenendo inoltre il diabete. Tuttavia, questo risulterebbe vero nel caso di una dieta sana ed equilibrata, ma non sarebbe sufficiente per compensare l’alto apporto calorico conseguente ad attacchi di fame così ingenti.

Impieghi terapeutici

Siccome il THC sollecita i recettori nutrizionali e ci induce a mangiare di più, diverse industrie si sono mobilitate per approfondirne il meccanismo d’azione e trovare farmaci in grado di bloccarlo, per poterli poi impiegare nel controllo dell’obesità.

Tuttavia, la capacità di stimolare la fame è molto preziosa, poiché diverse malattie causano una perdita di appetito estrema, che riduce la qualità della vita e rallenta il recupero.

L’aumento dell’appetenza può essere terapeutico nei casi di persone affette da patologie, soprattutto croniche, quali: colite ulcerosa, degenerazione senile, anoressia, HIV ed AIDS, alcune malattie cardiache, disturbi metabolici, cancro e relativi effetti avversi dei trattamenti radio/chemio-terapici (nausea, vomito, malessere generale)

Suggerimenti dalla redazione

Sapere come resistere alla fame chimica, permette di arginarne gli effetti non desiderati, a cominciare dal possibile aumento di peso.

Accingersi a fumare a stomaco pieno, non consente di eliminare il problema della fame chimica, anche se in parte lo riduce o, perlomeno, porta ad ingerire una quantità di cibo comunque inferiore rispetto che a stomaco vuoto.

È importante distogliere l’attenzione dal cibo, attraverso attività alternative in grado di occupare positivamente la mente, così da trarre tutti i benefici dell’effetto ricreativo, evitando le abbuffate di cui il nostro corpo non ha bisogno.

Svolgere attività fisica, prima o dopo l’assunzione di cannabis, permette, non solo di compensare le calorie assunte nel caso si cedesse alla fame chimica, ma, resistendole, si sfrutterebbe anche l’effetto positivo dei cannabinoidi sul metabolismo cellulare.

Seguire un regime alimentare completo, vario e sano durante la giornata, inclusivo di eventuali merende, è sicuramente importante nel controllo dei picchi glicemici e della conseguente sensazione di fame.

Se ingerire cibo dovesse rivelarsi un’irresistibile esigenza, meglio limitare gli effetti negativi sul nostro organismo optando per spuntini leggeri a base di cibi prevalentemente salutari (frutta e verdura crude, proteine, fibre, carboidrati complessi a lenta digestione), rispetto che ai cosiddetti “junk food”, cibi spazzatura (ipercalorici, zuccheri, grassi saturi/idrogenati, carboidrati semplici/raffinati).

Anche masticare molto lentamente aiuta a razionare meglio le quantità di cibo assunte, siccome a poco a poco la fame va scemando nel tempo.

Sforzarsi di bere un’elevata quantità di acqua può aiutare a contenere l’appetito, siccome conferisce un’immediata sensazione di pienezza a livello dello stomaco, e previene anche la tipica secchezza delle fauci dovuta al THC.

È molto importante imparare a dominare gli impulsi che il cervello emette in seguito all’assunzione di cannabis: la fame chimica non è reale e non rappresenta un bisogno oggettivo, quindi controllarla può preservare il fisico senza comprometterne la salute.

Bibliografia:

www.cbdmania.it/blog/fame-chimica
https://www.freeweed.it/cose-la-fame-chimica-e-come-funziona/
https://www.focus.it/scienza/salute/perche-la-cannabis-fa-venire-fame
https://www.tantasalute.it/articolo/fame-chimica-cos-e-e-fa-ingrassare/48927/https://www.cannabis-plus.it/fame-chimica/
https://www.105.net/news/tutto-news/193977/Perche-arriva-la-fame-chimica-.html
https://sevenhemp.it/la-fame-chimica/

Olio CBD di Cannabis

Benefici Effetti Olio CBD cannabis light

Cos’è l’olio cbd di cannabis light?

Con il termine “olio di Cannabis”, si fa riferimento a qualsiasi estratto che si presenti in forma oleosa, ricavato dal genere di piante “Cannabis light sativa L.”.
In base al tipo di estrazione o alla parte di pianta impiegata, si otterranno prodotti con differenti profili organolettici e contenenti diversi principi attivi.

Differenza tra olio di semi di canapa ed olio al CBD

La prima e più importante distinzione da fare è appunto tra olio di semi di canapa ed il cosiddetto “olio al CBD”.

Olio di semi di canapa

Prima di tutto, come dice appunto il nome, si ricava esclusivamente dai semi di Cannabis Sativa, tramite spremitura o per estrazione con solvente.
Questo è un olio di grado alimentare e/o cosmetico, con rilevanti quantità di acidi grassi insaturi e polinsaturi (acido alfa-linolenico omega-3, acido linoleico omega 6, acido oleico omega 9, ecc.), di vitamine (A, B1, B2, B3, C, E) e di polifenoli vari, tale per cui può vantare svariati effetti salutistici.

Olio CBD

A differenza dell’olio di semi di canapa, questo olio è invece ricavato da un’estrazione di principi dalle piante di marijuana legale light disciolta in una base oleosa, partendo da materie prime quali: foglie, steli, resina e infiorescenze.
Ciò che lo differenzia dal precedente olio è il suo alto contenuto in principi attivi, quali cannabidiolo (CBD), altri cannabinoidi e sostanze aromatiche (terpeni) praticamente assenti (o presenti solo in tracce irrilevanti) nel semplice olio di semi.

Tipi di olio cbd

Le caratteristiche che permettono di differenziare i vari oli al CBD presenti nel mercato sono molteplici e qui vi citeremo le principali distinzioni.

Tipo di materia prima

  • dalle infiorescenze di cannabis medica (ad alto tenore di THC) si ricavano dei preparati galenici composti in farmacia (presentando la ricetta medica), prescritti per varie patologie;
  • dai fiori di marijuana legale (cannabis light) si ottengono invece estratti con differenti percentuali di CBD e/o altri cannabinoidi, tranne il THC, che, per legge, deve restare entro lo 0,2%;
  • dalle foglie e dagli steli si ottengono estratti con meno cannabinoidi, ma con più alti livelli di polifenoli e clorofilla.

Metodo estrattivo

  • Solventless (senza solvente), tramite metodi meccanici che concentrano i principi attivi senza esporre gli utilizzatori ai possibili rischi di pericolosi residui dei solventi d’estrazione;
  • Con solvente alimentare, tramite l’impiego, appunto, di sostanze sicure per l’ingestione, come etanolo e/o anidride carbonica;
  • Con solventi chimici, molto più selettivi per determinati principi attivi, ma col rischio dei residui di estrazione se non opportunamente purificati, come in estrazioni per cromatografia, ecc.

Tipo di estratto

  • Full Spectrum (spettro completo: impiega un metodo estrattivo che preserva tutti i principi attivi (cannabinoidi, terpeni, cere, resine, polifenoli, clorofilla);
  • Ampio spettro, che contiene la maggior parte dei principi attivi, ad eccezione di quelli volutamente rimossi (solitamente il THC è la sostanza maggiormente esclusa, per evitare possibili problemi legali)
  • Isolato, che separa un solo principio attivo d’interesse, per la maggior parte dei casi cannabinoidi quali CBD, CBN, CBG, ecc

Benefici dell’olio cbd e quale tipo di olio scegliere

Per riuscire a scegliere la tipologia di olio più affine alle proprie esigenze, è necessario valutare i principi attivi contenuti.
Ecco un elenco degli oli a base di cannabis presenti sul mercato:

  • Oli con CBD isolato: per avere l’effetto del solo CBD senza il rischio di risultare positivi a test anti-droga specifici per il THC;
  • Oli CBD Full Spectrum “spettro completo”: hanno una maggiore efficacia rispetto all’isolato, perché contengono tutti i principi attivi della cannabis light. Questo porta ad un’elevata sinergia, definita “effetto entourage”. Gli effetti riscontrati più frequentemente sono: rilassante, antiossidante, alleviamento di dolori minori quali emicrania, dolori mestruali e muscolari, miorilassante, antiepilettico;
  • Oli CBD Broad Spectrum “ampio spettro”: preservano la maggior parte dei principi attivi dell’olio a spettro completo, tranne quello della presenza del thc.

Come si usa ed effetti avversi

È molto difficile riuscire a stabilire un dosaggio adatto a tutti per i prodotti a base di cannabis light sativa L. Questo perché l’effetto dei cannabinoidi è molto complesso e varia in base a specifiche caratteristiche di ciascun individuo, quali: età, genere, peso corporeo, metabolismo, stile di vita e tipo di dieta.
Per iniziare si consiglia, quindi, sempre dosaggi più bassi, aumentandoli (o diminuendoli) settimanalmente in base a necessità ed effetti riscontrati.

I dosaggi più comuni sono:

  • 0,5 – 30 mg al giorno di CBD per blandi effetti di benessere generale, ansia, stress, nausea, dolori mestruali ed impiego veterinario;
  • 30 – 100 mg al giorno di CBD per infiammazione, dolori cronici, autismo, morbo di crohn;
  • 100 – 1100 mg al giorno di CBD, per epilessia e anche come supporto in stati di cancro, e anche per sclerosi e fibromialgia.

I più comuni effetti avversi (anche se rari, transitori e che scompaiono dopo l’interruzione dell’utilizzo o la modifica della posologia) possono essere letargia, stanchezza, capogiri, nausea.

Dove comprare l’Olio CBD.

È possibile trovare molteplici oli cbd di cannabis legale, anche con nomi tutti diversi, ma non tutti di fabbricazione sicura e di provenienza certificata.
Per esigere sempre il meglio, consigliamo appunto di visitare il nostro ecommerce di prodotti a base di marijuana light legale, dove potrai anche trovare il prodotto più adatto alle tue necessità.

Bibliografia

1. Grotenhermen F, Russo E. “Cannabis and cannabinoids. Pharmacology, Toxicology and Therapeutic potential.” Binghamton, NY: Haworth Press 2002
2. Ana Juknat  Maciej Pietr  Ewa Kozela  Neta Rimmerman  Rivka Levy  Giovanni Coppola Daniel Geschwind  Zvi Vogel “Differential transcriptional profiles mediated by exposure to the cannabinoids cannabidiol and Δ9‐tetrahydrocannabinol in BV‐2 microglial cells”
3. Campos AC, Ferreira FR, Guimarães FS. Cannabidiol blocks long-lasting behavioral consequences of predator threat stress: possible involvement of 5HT1A receptors. J Psychiatr Res. 2012 Nov;46(11):1501-10.
4. Jonathan L C Lee  Leandro J Bertoglio  Francisco S Guimarães  Carl W Stevenson “Cannabidiol regulation of emotion and emotional memory processing: relevance for treating anxiety‐related and substance abuse disorders”
5. Auxéméry Y. [Posttraumatic stress disorder (PTSD) as a consequence of the interaction between an individual genetic susceptibility, a traumatogenic event and a social context].
6. Zuardi AW, et al. A critical review of the antipsychotic effects of cannabidiol: 30 years of a translational investigation.Curr Pharm Des. 2012;18(32):5131-40.
7. Wei Xiong, Tanxing Cui, Kejun Cheng, Fei Yang, Shao-Rui Chen, Dan Willenbring, Yun Guan, Hui-Lin Pan, Ke Ren, Yan Xu, Li Zhang “Cannabinoids suppress inflammatory and neuropathic pain by targeting α3 glycine receptors”
8. Iskedjian M, et al. Meta-analysis of cannabis based treatments for neuropathic and multiple sclerosis-related pain. Curr Med Res Opin. 2007 Jan;23(1):17-24.
9. Mechoulam R. Cannabidiol–recent advances. Chem Biodivers. 2007 Aug;4(8):1678-92.
10. Rajsekar R.Rajaraman, RamanSankar, Shaun A.Hussain “Successful use of pure cannabidiol for the treatment of super-refractory status epilepticus” 
11. Porter BE, Jacobson C. Report of a parent survey of cannabidiol-enriched cannabis use in pediatric treatment-resistant epilepsy. Epilepsy & behavior : E&B. 2013;29(3):574-577. doi:10.1016/j.yebeh.2013.08.037

Ulteriori fonti

12. Hampson AJ, Grimaldi M, Axelrod J, Wink D. Cannabidiol and (−)Δ9-tetrahydrocannabinol are neuroprotective antioxidants. Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America.
13. Teresa Iuvone  Giuseppe Esposito  Ramona Esposito  Rita Santamaria  Massimo Di Rosa  Angelo A. Izzo “Neuroprotective effect of cannabidiol, a non‐psychoactive component from Cannabis sativa, on β‐amyloid‐induced toxicity in PC12 cells”
14. Turner BJ, et al. Transgenics, toxicity and therapeutics in rodent models of mutant SOD1-mediated familial ALS. Prog Neurobiol. 2008 May;85(1):94-134. doi: 10.1016/j.pneurobio.2008.01.001. Epub 2008 Jan 16.
15. Lukhele ST, Motadi LR. Cannabidiol rather than Cannabis sativa extracts inhibit cell growth and induce apoptosis in cervical cancer cells.
16. Ahmed S.SultanaMona A.MariebSalah A.Sheweita “Novel mechanism of cannabidiol-induced apoptosis in breast cancer cell lines”
17. Massi P, Solinas M, Cinquina V, Parolaro D. Cannabidiol as potential anticancer drug. British Journal of Clinical Pharmacology. 
18. Rock EM, et al. Cannabidiol, a non-psychotropic component of cannabis, attenuates vomiting and nausea-like behaviour via indirect agonism of 5-HT(1A) somatodendritic autoreceptors in the dorsal raphe nucleus. 
19. “Cannabidiol Attenuates Cardiac Dysfunction, Oxidative Stress, Fibrosis, and Inflammatory and Cell Death Signaling Pathways in Diabetic Cardiomyopathy” Journal of the American College of Cardiology

Giro d’affari della cannabis light: quanto vale?

guadagni cannabis light e marijuana

Il mercato: affari della cannabis light per 44 milioni l’anno

Quanto vale il mercato della canapa legale? È una domanda che si sono posti in molti ed ora abbiamo dei numeri. Il report di una ricerca svolta dalla Sorbona indica come gli affari della cannabis light siano intorno ai 44 milioni di euro l’anno e creino 960 posti di lavoro fissi nel nostro Paese. Tutto questo in un mercato in continua espansione.  La ricerca è stata affidata a Davide Fortin della Sorbona di Parigi, ricercatore del Marijuana Policy Group di Denver. L’esperto ha curato anche consulenze per molti dei paesi che stanno legalizzando il mercato della canapa, sia quella con che senza THC, ultimo caso quello del Canada.

I growshop continuo a crescere ed aprire, gli investitori seguono a ruota il trend. Le coltivazioni in territorio italiano stanno crescendo numericamente a vista d’occhio. Avendo la filiera produttiva quasi tutta in Italia, le tassazioni sembrano poter portare nelle casse dello stato una cifra minima intorno ai 6 milioni di euro, una fonte di entrate non indifferente per le casse comuni del Paese.

Importanza normativa

Al momento, il settore si muove in una situazione normativa di cui vi abbiamo già parlato in diversi nostri articoli. Il prodotto è legalmente vendibile con qualsiasi licenza commerciale, a patto di essere a contenuto di THC inferiore allo 0.6%. Il report sulgli affari della cannabis light redatto da Fortin, è molto incoraggiante per i soldi in entrata all’erario e per i posti di lavoro, ma è altresì vero che ci sia la necessità di normative che regolino meglio il mercato. Tracciabilità ed etichettatura sono solo alcune delle problematiche su cui i legislatori dovranno andare ad intervenire, così come la destinazione d’uso. Ricordiamo infatti che al momento la cannabis viene venduta come un prodotto tecnico e/o da collezione, non da consumo o combustione.

Cannabis legale – La vendita nei distributori automatici

cannabis light distributori automatici

La cannabis legale e le vending machine

La presenza su territorio nazionale di negozi che si dedicano alla vendita di cannabis legale non è più una novità. A questi si stanno affiancando vendite affidate ad altre realtà, come svariate tipologie di locali pubblici (ne abbiamo parlato qua).
Ma è possibile distribuire canapa light in distributori automatici? La risposta veloce è sì, andiamo a vedere come e quali sono i vantaggi.

Perchè distribuire cannabis legale nei distributori automatici

Ci sono alcuni vantaggi nel vendere il prodotto nelle macchinette automatiche: innanzitutto, scontata ma non secondaria, sono operative 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. L’esiguo spazio necessario e i bassi costi di installazione e manutenzione ne fanno un buon investimento per chi voglia entrare nel settore della vendita di prodotti a base di canapa legale.
La presenza di un esperto in negozio, capace di seguirvi nell’acquisto e consigliarvi è ovviamente un valore che viene a mancare, ma è compensata da aspetti pratici di comodità legati ad anonimato e velocità di distribuzione, che rendono i distributori una scelta felice per molti clienti.

Aspetti normativi su cannabis legale e distributori automatici

La legge che norma la vendita di canapa light in Italia è sempre unica, ovvero la legge 242 del 2 dicembre 2016. Questa, consente la vendita di prodotti con livelli di THC inferiori ai limiti di legge, senza bisogno di licenze o permessi specifici. È vendibile quindi con una normale licenza commerciale e questo ne sancisce la vendibilità anche nei distributori automatici, nonostante non venga nominata l’ipotesi in maniera letterale.

Valgono quindi tutte le norme generali che controllano la vendita di cannabis legale in tutte le sue forme.

  • I prodotti devono essere garantiti e certificati in conformità alle leggi dello Stato Italiano, evitate quindi prodotti di dubbia provenienza, affidandovi a chi, come noi, consegna tutta la documentazione necessaria.
  • La cannabis legale è destinata ad un pubblico maggiorenne, sarà quindi necessario, nel caso dei distributori automatici, munirsi di uno capace di certificare l’età attraverso la lettura del chip della tessera sanitaria
  • Fate attenzione alla destinazione d’uso: la cannabis light è un prodotto legalmente indirizzato alla ricerca e al collezionismo, non ad un uso ricreativo.

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CBD – I cannabinoidi della canapa

CBD, canapa light, canapa legale

Alla scoperta del CBD, il cannabinoide “buono” della pianta di canapa

La pianta di canapa non è solo THC. Il più famoso cannabinoide, il tetraidrocannabinolo, conosciuto principalmente per essere una sostanza psicotropa è in realtà solo uno dei principi attivi presenti, affiancato da CBC, CBD, CBG e molti altri.
La fioritura del mercato della Cannabis Light ha permesso di spostare i riflettori su altri cannobinoidi e sui loro vantaggi per la salute, essendo un prodotto legale e quindi con valori di THC entro i limiti di legge.

Il più famoso di questi principi attivi è il cannabidiolo, meglio conosciuto come CBD.
Il CBD non è psicoattivo, non crea quindi alterazioni nella persona che lo consuma, anzi, è un principio conosciuto per le sue capacità di limitare l’impatto del THC, tanto da essere somministrato sottoforma di olio a chi sta utilizzando cannabis terapeutica ad alto contenuto di THC (al netto dei problemi di cui vi abbiamo parlato qui) per limitarne l’impatto.
Il risultato? Un effetto rilassante e calmante, senza nessuno sballo.

Tra i principali effetti del CBD troviamo quelli rilassanti, anticonvulsivanti, antidistonici, antiossidanti, antinfiammatori. Inoltre, favorisce il sonno ed è distensivo contro ansia e panico.

Le capacità terapeutiche del principio attivo sono balzate agli onori della cronaca per la prima volta nel 2013, con il caso di Charlotte. Fu un caso controverso per la somministrazione di olii ad alto contenuto di cannabidiolo ad una bambina di 5 anni; Charlotte venne trattata efficacemente in Colorado per la sindrome di Dravet, dando il via ad un processo di forte sperimentazione ed esposizione mediatica del principio.

Oltre all’olio, il CBD lo possiamo trovare nelle infiorescenze di cannabis light in moltissime varietà, vendute legalmente in Italia. Il catalogo di CBDCollection contiene il meglio dei prodotti indoor e outdoor ed è in continuo aggiornamento, per fornire sempre prodotti di altissima qualità e perfettamente legali.

La legalizzazione in Canada della marijuana ad uso ricreativo

legalizzazione marijuana

La legalizzazione in Canada è una decisione storica

Il 19 Giugno 2018 il governo canadese ha approvato il Cannabis Act, ovvero la legge che sancirà la legalizzazione in Canada della marijuana ad uso ricreativo.

Con 52 voti favorevoli e 29 contrari, il Senato ha confermato il voto favorevole della Camera dei deputati (205 a 82).

Nel 2001 era stata legalizzata la cannabis ad uso terapeutico.

Il provvedimento è stato fortemente voluto e pubblicizzato dal primo ministro, Justin Trudeau, che vuole così contrastare il mercato illecito del prodotto e normare il consumo, allontanando i minori.

Le prime stime valutano intorno ai 7 miliardi di Euro il volume di affari annuo che può produrre questo mercato.

La notizia non può lasciare indifferenti. Il Canada è infatti il secondo paese nel mondo (dopo l’Uruguay) a legiferare in questo senso ed è l’unico paese membro del G7 ad averlo fatto.

Il caso canadese ha la possibilità di essere un apripista importante per tutte le politiche legate alla legalizzazione della cannabis.

La nazione intera avrà gli occhi puntati addosso da parte degli altri paesi industrializzati.

In Colorado, stato americano i cui si era già legiferato a riguardo, i dati su introiti e consumi sono molto incoraggianti ma ora è da vedere cosa succederà in un’intera nazione.

La legge permetterà di acquistare fino a 30gr di marijuana per volta e fino a 4 piante per autoproduzione.

Come funzionerà la commercializzazione

La vendita sarà normata in maniera differente dai vari stati canadesi: in Alberta, ad esempio, sarà acquistabile in negozi con licenza.

In Ontario invece la vendita sarà gestita direttamente dallo stato che provvederà all’apertura di appositi negozi.

Inizialmente non saranno venduti prodotti derivati, come ad esempio gli olii, ma permane la possibilità di utilizzare il prodotto come meglio si crede, fra le mura domestiche.

I prezzi dei prodotti non sono ancora stati stabiliti, e saranno probabilmente una delle chiavi del successo della legge.

Impostare prezzi molto bassi potrebbe invogliare i ragazzi al consumo, mentre prezzi troppo alti finirebbero con il perdere la battaglia contro il mercato illegale.

La mossa del governo guidato da Justin Trudeau ha la possibilità di essere un momento chiave per la legalizzazione nel mondo.

L’andamento del prossimo anno è quindi di grande interesse per investitori, lavoratori del settore, appassionati.

La gestione canadese sarà studiata con attenzione anche dagli altri Paesi, soprattutto di quelli che hanno già avviato politiche di apertura nei confronti della marijuana.

Come sappiamo, invece, in Italia l’utilizzo di tali sostanze è vietato. Ma si può comprare per la legale cannabis light.