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Cos’è la cannabis light?

Il consumo della cannabis light, oggi, è in continua crescita: sarà per le sue proprietà benefiche, o per il suo piacevole sapore, ma il suo uso è in netto aumento.

Nonostante, sia stato già detto molto in merito alla cannabis leggera, c’è ancora troppa disinformazione: cerchiamo pertanto di fare chiarezza e di capire definitivamente cos’è la cannabis light e dove la si può acquistare.

Iniziamo col dire che la cannabis light viene ricavata dalle infiorescenze femminili della Canapa Sativa.

Che cosa differenzia la cannabis legale da quella illegale?

La cannabis light è ricca di CBD, il Cannabidiolo che non è psicogeno a differenza del THC (tetraidrocannabinolo).

Purtroppo, CBD e THC molto spesso vengono confusi, e si pensa che la canapa legale sia una droga, con effetti psicotropi, da vietare.

Affinché questa sostanza sia legale ci viene in aiuto la legge che stabilisce che: la canapa legale può contenere una concentrazione di THC non superiore allo 0,5% e quindi non ha effetti psicotropi.

Cannabis light e cannabis terapeutica, quali sono le differenze?

Anche in questo caso c’è molta confusione: la cannabis terapeutica viene prescritta per alcune patologie specifiche.

Tale qualità di cannabis, prescritta dal medico, ha una concentrazione più alta di THC, tra il 5% e l’8%.

Tra le patologie per cui è prescrivibile rientrano:

    • sclerosi multipla,

    • dolore oncologico e cronico,

    • perdita di peso in anoressia,

    • HIV,

    • chemioterapia,

    • glaucoma,

    • sindrome di Tourette.

Cannabis Light: quali sono gli usi consentiti della marijuana light

Secondo la legge 242, la cannabis light può essere utilizzata in campo alimentare, usando i semi per il pane, ad esempio, ma anche l’olio (i semi in particolare sono ricchi di Omega 3 e Omega 6); si può usare anche in ambito tessile e nella bioedilizia.

Quali effetti produce il cbd legale

Gli effetti del cbd sono molto diversi da quelli del THC.

Osservando quali sono le conseguenze circa l’utilizzo della sostanza legale, notiamo come in realtà sia antipsicotica perché contrasta gli effetti del THC, così la minima percentuale presente non è in grado di causare problemi.

Tra i benefici riscontrati nell’uso del CBD rientrano:

    • antidepressivo,

    • antistress,

    • antispastico,

    • antiemetico,

    • antiossidante,

    • neuroprotettivo,

    • antidolorifico,

    • antibatterico,

    • antiflogistica.

A questo punto è normale chiedersi se tutti possono utilizzarla.

La risposta è sì: ad esempio se si soffre di insonnia, quando si è stressati e non si riesce a rilassarsi se può far uso perché il cbd non causa ansia; oppure in caso di infiammazioni e patologie infiammatorie, soprattutto se causano dolori (come la fibromialgia o l’artrite e l’emicrania), o ancora per stimolare l’appetito e placare il vomito.

Quando non si deve assumere il CBD

In generale, l’uso della cannabis light è sconsigliato in gravidanza, allattamento o se si soffre di patologie cardiache; è inoltre da evitare l’assunzione in corrispondenza ad antibiotici o antidepressivi perché tende a diminuirne l’effetto.

Inoltre, se si soffre di pressione bassa occorre fare attenzione; fumarla non crea gli stessi effetti nocivi del tabacco ma può causare problemi respiratori e cardiaci.

L’ideale sarebbe farsi una bella tisana o gli estratti: esistono anche alle bevande alla canapa oppure delle essenze per l’aromaterapia.

Cannabis legale e la legge in Italia

Come già citato, In Italia la coltivazione della canapa è regolamentata dalla legge 242 del 2016.

La percentuale di THC è fissata allo 0,5%.

Attenzione però: la coltivazione può avvenire solo da un seme che è stato prima certificato.

Questo serve ad ottenere la piena tracciabilità del prodotto.

La controversia riguarda la commercializzazione: vendere prodotti a base di cannabis light è spesso visto come “vendita di stupefacenti” pertanto capita molto spesso che la vendita sia bloccata temporaneamente o messa in discussione.

Nel 2019, ad esempio, la Corte di Cassazione ha dichiarato illegali la gran parte dei prodotti derivati dalla canapa tranne i prodotti per la bioedilizia, per la cosmetica o per l’abbigliamento.

Dove si compra l’erba legale?

In Italia si possono trovare alcuni negozi di canapa che purtroppo spesso hanno vita breve.

Esistono tuttavia portali certificati on line di erba legale, dove è possibile acquistare la cannabis.

Sul nostro portale cbdcollection.it, potrete trovare una vasta gamma di prodotti tutti tracciati e certificati e ricevere assistenza non solo per quanto riguarda le fasi di acquisto, ma anche per ricevere preziosi consigli su quale tipologia acquistare soprattutto per chi è alle prime armi.

L’Hashish, il principale derivato della Cannabis

Hashish CBD fumo di cannabis light

In questo articolo andremo ad approfondire uno dei sottoprodotti della Cannabis più famosi e scopriremo cos’è l’Hashish e come viene prodotto, sia nella sua versione originale, sia nella versione di Hashish CBD ottenuta dalle piante di Canapa Light.

L’hashish è un derivato della marijuana che si ottiene dalla separazione dei tricomi dalle infiorescenze della pianta di cannabis. I tricomi sono quelle piccolissime strutture presenti sulla superficie delle cime e che contengono i componenti più importanti della pianta di Canapa: resina, Terpeni, Cannabinoidi e tutte le altre molecole che tanto sono care agli amanti della Cannabis.

La semplicità e i bassi costi dei processi di estrazione ne fanno il derivato più apprezzato ed utilizzato al giorno d’oggi, sia nella versione originale, sia nella versione di Hashish CBD.

Storia dell’Hashish

Possiamo ritrovare le prime testimonianze della produzione ed utilizzo di hashish oltre 1000 anni fa, nella cultura araba. Tra i riferimenti letterari che testimoniano il consumo di Hashish ricordiamo “Il racconto del mangiatore di hashish” dei 1001 racconti arabi: la storia di un uomo che ha sperperato tutti i suoi soldi per le donne e consumava hashish per sognare di riacquisire la sua ricchezza.

L’hashish si fece conoscere in Europa attraverso le testimonianze di Marco Polo, famoso esploratore delle zone dell’Asia, che confermò l’utilizzo di Hashish tra i persiani, e in particolare riportò le storie degli Hashashin. Questi altro non erano che assassini e mercenari che fumavano hashish prima di andare in battaglia al fine di inibire la paura e la sensazione del dolore.

L’utilizzo in Europa crebbe a seguito delle campagna d’Egitto, quando molti soldati entrarono in contatto con questo derivato e ne riportarono gli effetti in patria. Al giorno d’oggi, l’uso in Europa è diventato così massivo da rendere questa regione il maggior consumatore di Hashish al mondo.

I primi studi medici

Ci sono alcuni rapporti, dall’inizio del XIX secolo, sull’uso della cannabis da parte di medici europei, tuttavia, l’effettiva introduzione della cannabis e dell’Hashish nella medicina occidentale avvenne a metà del XIX secolo attraverso le opere di Willian B. O’Shaughnessy, un medico irlandese, e dal libro di Jacques-Joseph Moreau, uno psichiatra francese.

O’Shaughnessy prestò servizio in India con gli inglesi per diversi anni e stabilì il suo primo contatto con l’uso di cannabis in quel paese. Studiò la letteratura sulla pianta e descrisse molti preparati popolari, valutando la sua tossicità negli animali e, successivamente, testando il suo effetto su pazienti con diverse patologie. Nel 1839 pubblicò l’opera: “On the preparations of the Indian canapa, o gunjah”, che, nel primo paragrafo, stabilisce un panorama dell’uso delle piante:

“Gli effetti narcotici della canapa sono popolarmente conosciuti nel sud dell’Africa, Sud America, Turchia, Egitto, Medio Oriente asiatico, India e nei territori adiacenti di Malese, Birmania e Siamese. In tutti questi paesi la Canapa viene utilizzata in varie forme, dai dissipati e dai depravati, come pronto agente di una piacevole intossicazione. Nella medicina popolare di queste nazioni, lo troviamo ampiamente impiegato per una moltitudine di affetti. Ma nell’Europa occidentale, il suo uso sia come stimolante che come rimedio è ugualmente sconosciuto ”.

Sir. William Brooke O’Shaughnessy – On the preparations of the Indian hemp, or gunjah (Cannabis Indica), their effects on the animal system in health, and their utility in the treatment of tetanus 6 and other convulsive disorders

Nel suo libro, O’Shaughnessy descrive vari esperimenti umani di successo utilizzando preparati di cannabis tra cui l’Hashish per reumatismi, convulsioni e principalmente per spasmi muscolari di tetano e rabbia.

Tecnica di produzione

Sono diverse le tecniche di produzione dell’Hashish e la produzione avviene oramai in tutto il mondo, ma la patria di questo derivato di Cannabis è indiscutibilmente il Marocco. Ai piedi della catena montuosa del Rif, esiste infatti uno dei maggiori centri di produzione di hashish del mondo: Issaguem, maggiormente conosciuta come Ketama. Una cittadina di poco più di 1500 abitanti, sulle cui alture cresce spontaneamente la canapa. Da queste piante si dice che provenga l’Hashish con il miglior sapore e le migliori qualità.

Ma come viene prodotto? Iniziamo con il dire che il distaccamento dei tricomi genera una polvere simile a sabbia molto fine e chiamata Kief. L’Hashish non è che il risultato della lavorazione del Kief attraverso tecniche che prevedono l’aumento di temperatura e pressione al fine di aumentarne la compattezza. Nella zona del Ketama l’estrazione viene fatta ancora a mano, battendo la marijuana su delle strutture simili ai tamburi. Partendo da fiori essiccati e posizionati su reti di nylon posizionate sopra dei recipienti, i produttori di Hashish procedono alla “battitura”: proprio come si farebbe con un tamburo, i fiori vengono battuti con piccole aste di legno per indurre al distaccamento dei tricomi che vengono poi raccolti nel recipiente sottostante.

Dopo la battitura e la raccolta, il Kief viene riscaldato con il fine di “attivare” i composti e di compattarlo sotto forma di “panette”, sfere o cilindri.

Principali differenze tra Hashish e fiori di Cannabis

Nonostante entrambi provengano dalla stessa pianta e vengano consumati spesso nelle stesse modalità, Hashish e erba differiscono per un aspetto importante. Trattandosi di un prodotto derivante da una lavorazione e come tutti i prodotti di estrazione, l’Hashish presenta dei valori di cannabinoidi molto maggiori, in particolare il THC può arrivare fino al 50-60%. Per coloro che ne fanno un utilizzo prettamente ludico, questo si traduce nel fatto che per ottenere lo stesso effetto, la quantità di hashish da consumare è sensibilmente inferiore a quella di erba.

Hashish CBD

Nel mondo della Canapa Light, l’Hashish CBD ricopre un importante ruolo per coloro che apprezzano la versione “originale”. I processi di estrazione sono infatti pressochè identici, con l’importante differenza che le piante di partenza non sono quelle di marijuana, ma quelle di Canapa Sativa. Questo consente di ottenere una concentrazione di THC inferiore ai limiti di legge, ovvero inferiore allo 0.2%, privando il prodotto di qualsiasi effetto psicotropo o drogante.

Vuoi provare questo strabiliante prodotto? Trovi il nostro Hashish CBD Ketama Gold nel nostro Cannabis Light Shop!

Fonti

  • Mikuriya TH. Marijuana in medicine: past, present and futureCalif Med. 1969;
  • Aldrich M. History of therapeutic cannabis. In: Mathre ML, eds. Cannabis in medical practice. Jefferson, NC: Mc Farland; 1997;
  • Fankhauser M. History of cannabis in Western Medicine. In: Grotenhermen F, Russo E, eds. Cannabis and Cannabinoids. New York: The Haworth Integrative Healing Press; 2002;

La Charas: dal mito a oggi

Charas CBD Hashish Fumo cannabis light legale

Cos’è la Charas e come viene prodotta

Poco dopo l’esplosione del mercato della cannabis light, nel mercato si sono subito imposti prodotti derivati come Kief, Hashish CBD e Charas CBD. In questo articolo vogliamo approfondire cos’è la Charas e come viene prodotto, una delle eccellenze tra i prodotti concentrati di Cannabis.

Storicamente proveniente dalle regioni a cavallo tra India, Pakistan e Nepal, la charas è un particolare tipo di Hashish prodotta dalle infiorescenze fresche della pianta di cannabis. E’ essenzialmente costituita da una massa omogenea di resina e tricomi delle piante di cannabis e venduta sotto forma di piccole sfere o stecche.

La Charas può essere ricavata da qualsiasi varietà di Cannabis, ma le qualità migliori sono quelle prodotte nella valle di Parvati e nel Kashmir. In queste zone crescono infatti naturalmente alcune varietà autoctone di cannabis di elevata qualità e ricche di resina che si prestano perfettamente alla sua produzione. Queste zone sono diventate famose per la produzione di un particolare tipo di Charas chiamato Malana Cream, caratterizzata dall’alto valore di THC. La fama è cresciuta al punto che moltissime persone visitano ogni anno queste zone alla ricerca di queste piante per poterne gustare i particolarissimi sapori.

Origini mitologiche della Charas

La pianta di Cannabis è strettamente legata alla religione Induista. Soprattutto nelle regioni settentrionali dell’India, gli induisti attribuiscono la nascita delle piante di Cannabis a Shiva, una delle principali divinità Indù. Distrutto dal dolore per la fine dell’amore con la sua amata Parvati, Shiva estrasse un seme dalla sua coscia e lo lanciò in una vallata, dando origine alla crescita spontanea delle piante di Cannabis. Proprio per questo, la pianta di Cannabis è considerata sacra dai seguaci di Shiva, i Sadhu, monaci ascetici che rifiutano nella loro vita i legami materiali con la società moderna. Per loro, il consumo di Cannabis e in particolare della charas è uno strumento per mettersi in comunicazione con la divinità.

Produzione e lavorazione

Il processo di produzione è tanto semplice quanto prezioso e consiste nel posizionare le cime dei fiori di cannabis tra le mani strofinando i palmi reciprocamente. La frizione che si sviluppa consente il distaccamento dei tricomi e della resina e la formazione di una massa che viene poi raccolta dalle mani. La differenza sostanziale tra l’hashish e la charas è l’infiorescenza di partenza. Mentre per la produzione di hashish si utilizzano infatti infiorescenze secche, per la produzione della charas si utilizzano invece fiori freschi, appena tagliati o ancora in pianta, 2-3 settimane prima del raccolto.

Prima di iniziare la procedura, occorre lavarsi minuziosamente le mani, evitando accuratamente qualsiasi tipo di sapone/detergente chimico contenente fragranze o aromi. Si prediligono solitamente saponi naturali organici non profumati. Successivamente, si posizionano i fiori di cannabis tra le mani e si inizia il processo di estrazione. Occorre prestare attenzione alla pressione esercitata, che deve aumentare progressivamente nel tempo. La frizione che si sviluppa permette il distaccamento della resina e dei tricomi che si accumuleranno sui palmi sotto forma di una patina spessa, appiccicosa e di colore scuro. Il processo termina con la raschiatura, ovvero il distaccamento della massa raccolta dalle mani e la raccolta sotto forma di stecche o di piccole sfere.

E’ possibile ricavare la Charas da qualsiasi tipo di infiorescenza, ma per la natura del processo di estrazione, è consigliabile utilizzare varietà che presentino un alto livello di resina e di tricomi, al fine di garantirsi una produzione abbondante.

Charas CBD

L’Afghani Delicious è la Charas CBD che potete trovare nel nostro cannabis light shop è prodotta in Italia da infiorescenze accuratamente selezionate che presentano un valore di THC entro i limiti di legge. Nello specifico e rispettando la normativa riguardante i prodotti derivati, il livello di THC è inferiore allo 0.2% configurando il prodotto come privo di qualsiasi effetto drogante o psicoattivo. L’elevato valore di CBD e lo spiccato aroma pungente, fanno della nostra Charas CBD uno dei prodotti di punta e maggiormente apprezzati dai nostri consumatori.

I cannabinoidi sintetici e le loro caratteristiche

I cannabinoidi della pianta di canapa light

Cosa sono i cannabinoidi?

In questo articolo descriveremo le principali categorie di cannabinoidi, cercando di chiarirne le maggiori differenze. I cannabinoidi o cannabinoli sono sostanze chimiche di origine naturale, classificate a livello chimico come terpenofenoli.

Questi principi attivi sono prodotti principalmente da piante appartenenti al genere delle cannabacee e sono i principali responsabili degli effetti benefici e ricreativi della Cannabis Sativa L.

I vari cannabinoidi sono accumunati dalla loro capacità di interagire con i recettori cannabinoidei presenti nel nostro corpo.

Cannabinoidi naturali

Inizialmente i cannabinoidi sono stati isolati da estratti di piante del genere cannabis e per questo vengono anche nominati fitocannabinoidi (fito=pianta, di origine vegetale).

Sono stati scoperti più di 100 differenti composti appartenenti a questa famiglia, tra cui i principali:

  • CBD – cannabidiolo
  • CBDV – cannabidivarina
  • CBC – cannabicromene
  • CBG – cannabigerolo
  • CBN – cannabinolo
  • THC – tetraidrocannabinolo, uno dei pochi con i tipici effetti psicotropi della cannabis ricreativa
  • THCV – tetraidrocannabivarina

Tutti i cannabinoidi vengono sintetizzati nei tricomi, minuscole escrescenze ghiandolari cerose che si trovano sul fiore femminile della pianta. Durante la fase vegetativa viene prodotto quasi esclusivamente CBG, che viene poi trasformato, nella fase di fioritura, in tutti gli altri cannabinoidi noti.

L’unico che non deriva per via metabolica dal CBG è il CBN, formato esclusivamente per degenerazione del THC. I fattori che possono portare a tale degenerazione sono l’esposizione a fonti di calore, raggi UV, ossidazione, ecc.

Cannabinoidi endogeni

I cannabinoidi esercitano i loro effetti sulla salute interagendo con dei recettori presenti nel nostro corpo, nominati appunto recettori cannabinoidei.

Si distinguono principalmente due forme di questi recettori:

  • CB1, concentrati soprattutto a livello del sistema nervoso centrale, che mediano effetti di tipo psicoattivo, antidolorifico, rilassante, sedativo, antiemetico
  • CB2, diffusi principalmente a livello periferico e che hanno destato interesse per gli effetti antiinfiammatori senza effetti psicotropi

In base al tipo di legame e di azione che svolgono su questo recettore, i cannabinoidi si differenziano per i loro vari effetti in relazione alla loro struttura chimica.

Il fatto di aver scoperto nel nostro corpo recettori specifici per i cannabinoidi sintetizzati nei tessuti vegetali, ha fatto maturare l’idea che il corpo umano stesso li producesse per regolare funzioni biologiche interne. Sono stati così scoperti gli endocannabinoidi, sostanze prodotte dalle nostre cellule che agiscono con i recettori cannabinoidei per regolare diverse funzioni biologiche.

Tra questi ricordiamo l’anandamide ed il 2-arachidonoilglicerolo.

Cannabinoidi sintetici

Con il termine cannabinoidi sintetici si può fare riferimento a due classi di composti ben distinte:

  • Fitocannabinoidi di origine sintetica (o cannabinoidi sintetici natural-identici): in pratica cannabinoidi molecolarmente identici ai cannabinoidi prodotti nelle piante, ma che, invece di essere estratti, vengono realizzati in laboratorio tramite reazioni chimiche
  • Cannabinoidi sintetici artificiali:, prodotti anche questi in laboratorio tramite reazioni chimiche, ma con risultato composti strutturalmente e chimicamente differenti da quelli ritrovabili in natura.

La prima classe di composti è utilizzata principalmente per la realizzazione di sostanze farmaceutiche e ad uso cosmetico, mentre la seconda tipologia è destinata soprattutto alla ricerca in ambito scientifico e prima del bando venivano venduti in alcuni smartshop sotto il nome di spice, come surrogato sintetico della cannabis.

Differenza tra naturale e sintetico

La differenza principale tra naturale e sintetico risiede soprattutto nelle impurezze:

Nel caso di fitocannabinoidi estratti da materiale vegetale, i principali contaminanti possono essere

  • residui di solventi d’estrazione
  • sostanze vegetali non volute nel prodotto finale (cere, lipidi, clorofilla, altri cannabinoidi non d’interesse)

Nel caso di cannabinoidi sintetizzati per via chimica, oltre a poter trovare residui di solventi sicuramente più tossici di quelli usati per semplici estrazioni, nel composto finale è possibile rinvenire anche:

  • sottoprodotti di sintesi,
  • materie prime che non hanno reagito;
  • isomeri del cannabinoide d’interesse normalmente non presenti in natura e quindi con possibile effetto farmacologico modificato.

L’altra importante differenza sono gli effetti che questi composti apportano al corpo umano:

Nel caso dei fitocannabinoidi, che hanno una storia d’impiego tradizionale molto antica, gli effetti riscontrati sono ormai noti e sfruttati in vari ambiti medici, con effetti avversi limitati e non debilitanti. Il nostro corpo è infatti “abituato” a metabolizzarli e smaltirli!

Nel caso dei cannabinoidi artificiali, gli studi scientifici condotti sono assai limitati dato che si tratta di una classe di composti scoperti solo di recente ed in continua espansione. Basta una piccola modifica alla struttura chimica per causare enormi modifiche sulla farmacodinamica del composto stesso. I metaboliti di queste sostanze potrebbero infatti essere tossici per l’organismo o venir riconosciuti come xenobioti, o ancora peggio potrebbero avere effetti troppo forti ed incontrollabili che potrebbero portare ad effetti avversi da dover curare a vita, soprattutto a livello psicologico.

Infatti, i motivi principali che hanno portato al bando delle cosiddette “spice” erano proprio per le molte intossicazioni da parte di giovani consumatori che le utilizzavano a scopo ricreativo come surrogato legale dell’illegale marijuana naturale ad alto THC.

Fonti

https://it.wikipedia.org/wiki/Cannabinoidi
https://www.stateofmind.it/2018/04/cannabinoidi-sintetici/

Olio CBD per animali: un aiuto per i nostri amici a 4 zampe

Olio CBD animali PET - cane e gatti

Sono ormai noti i numerosi effetti benefici che gli oli al CBD hanno sull’uomo, ma sui nostri amici a quattro zampe? È possibile somministrare anche al nostro cane e gatto oli CBD per animali derivanti dalla cannabis light?

La canapa legale è sempre più utilizzata dall’uomo come rimedio naturale nella prevenzione di ansia, panico, insonnia e come antinfiammatorio. Infatti, nel corpo umano, e in tutti gli esseri viventi, è presente un sistema endocannabinoide promotore dell’omeostasi o bio-equilibrio (mantenimento di un equilibrio interno) che regola il nostro ritmo fisiologico (mangiare, dormire, rilassarsi, etc..). Poiché questo sistema è presente anche nei nostri animali domestici, si ritiene che il CBD contenuto negli Oli CBD per animali possa avere dei benefici per la cura di alcune patologie dei nostri amici a 4 zampe. Il sistema endocannabinoide è composto da recettori situati sulle membrane delle cellule del nostro corpo (recettori CB1 e CB2) e di quello degli animali; il CBD interagisce con questi recettori aiutando ad equilibrare e regolare le funzionalità del nostro corpo.

Studi scientifici

Primo promotore della cannabis sugli animali fu il Dottor Douglas Kramer, il quale utilizzò per primo la Cannabis per uso terapeutico sul proprio husky malato terminale. I risultati furono così positivi e incoraggianti da spingere molte università a fare ricerca su questo argomento.

Il College of Veterinary Medecine della Cornell University ha dimostrato che l’uso di una miscela di estratto di canapa è efficace per il dolore nei cani con osteoartrite (dolore articolare cronico)1. La stessa università sta attualmente studiando il ruolo antiproliferativo del CBD sulle cellule tumorali nei cani.

In Italia, gli studi del Dott. Roberto Chiocchetti (professore all’università di Bologna) hanno mostrato una relazione tra i cannabinoidi e i recettori dei cannabinoidi presenti nel tratto intestinale dei gatti 2. L’uso degli oli CBD per animali potrebbe quindi avere degli effetti benefici sull’infiammazione gastrointestinale dei felini. Un altro studio recente del dott. Chiocchetti sui cavalli 3 potrebbe dimostrare in futuro la correlazione tra effetti dei cannabinoidi e la gestione del dolore.

Somministrazione e dosaggio

E’ possibile aggiungere l’olio CBD direttamente sulla pietanza del nostro animale domestico. Attenti però, non tutti gli oli CBD per animali sono uguali: controllate gli ingredienti e la concentrazione di CBD, acquistate solo da fornitori riconosciuti. Puoi trovare i nostri Oli CBD per animali nel nostro Cannabis Shop online a questo link.

Il dosaggio consigliato per la somministrazione è di 1-2 gocce di Olio CBD PET 5% ogni 5Kg di peso una volta al giorno. Per apprezzarne sensibilmente gli effetti possono dover trascorrere 10-15gg: questo intervallo di tempo consente al CBD di interagire con il sistema endocannabinoide e di produrre gli effetti desiderati. Prima della somministrazione è comunque opportuno interpellare il proprio veterinario di fiducia, il quale potrà indicarvi anche il corretto dosaggio e concentrazione di olio al CBD dedicati al vostro animale domestico.

Possiamo quindi ritenere che l’olio al CBD può essere somministrato ai nostri amati animali domestici (previo consulto medico) e che potrebbe rivelarsi un valido alleato per la loro salute fisica.

Ti è piaciuto questo articolo e vuoi provare l’olio CBD per animali? Nel nostro shop online puoi trovarli nelle formulazioni al 2.5% con aroma al salmone e al 5% con aroma di arrosto!

Fonti

  1. Risultati pubblicati su Frontiers in Veterinary Science, luglio 2018 www.frontiersin.org/articles/10.3389/fvets.2018.00165/full
  2. Articolo scientifico https://link.springer.com/article/10.1007/s00418-020-01854-0
  3. Articolo scientifico http://beva.onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1111/evj.13305

Cannabis e tumori

cannabis cura tumori malattie cancro

La Cannabis può davvero essere utile nella cura del cancro?
Gli studi dimostrano che la Cannabis è in grado di attenuare gli effetti collaterali delle terapie tradizionali, ed è attualmente riconosciuta e prescrivibile per l’impiego medico contro alcuni dei sintomi correlati ai tumori.
In questo articolo, esamineremo i benefici e i meccanismi d’azione dei cannabinoidi contro vari tipi di neoplasie.

Cos’è il cancro

Il cancro, detto anche neoplasia o tumore , consiste in una massa di cellule anomale che cresce in eccesso ed in modo scoordinato e spesso è in grado di invadere altri tessuti corporei, causando metastasi.
Esistono moltissimi tipi di neoplasie differenti, che rappresentano, dopo le patologie cardiovascolari, la principale causa di morte nel mondo.

Le cause del cancro

Il cancro è principalmente una malattia ambientale, siccome solo il 5-10% dei casi è attribuibile a cause genetiche, mentre il restante 90-95% a fattori ambientali.

Attualmente sono diversi i fattori ambientali riconosciuti come causa del cancro, tra questi vi sono:

  • il fumo (25-30%)
  • l’alimentazione
  • l’obesità (30-35%)
  • le infezioni (15-20%)
  • le radiazioni ionizzanti
  • lo stress
  • gli ormoni
  • la mancanza di attività fisica
  • gli inquinanti ambientali.

È quasi impossibile dimostrare ciò che ha causato un tumore in un singolo individuo, in quanto nella maggior parte dei casi vi è una compartecipazione di più cause possibili.

Cure tradizionali contro il cancro

Siccome è una malattia molto eterogenea, combatterla terapeuticamente è una sfida estremamente difficile; infatti la prognosi per questa patologia è tra le peggiori, in quanto circa la metà delle persone in cura per il cancro invasivo muoiono per causa di quest’ultimo o per via del trattamento.

Coloro che sopravvivono hanno un rischio doppio di sviluppare un secondo tumore rispetto a coloro a cui non è mai stato diagnosticato, e questo è dovuto sia ai precedenti fattori di rischio, non ancora eradicati, sia per gli effetti avversi della terapia stessa, che anche per le molteplici analisi invasive di screening.

I trattamenti ad oggi impiegati e ritenuti come “efficaci” dalla medicina tradizionale sono chirurgia, chemioterapia, radioterapia e cure palliative. Tutti questi presentano ovviamente effetti indesiderati, a volte anche più debilitanti della patologia stessa, e non assicurano la completa eliminazione del tumore e delle relative metastasi.

Nonostante diversi rimedi alternativi siano in via di sviluppo, ed alcuni di essi abbiano dato dei risultati molto promettenti (come terapia laser, risonanza magnetica focalizzata, trattamento con ultrasuoni, immunoterapia), il loro impiego attuale è limitato da alcuni vincoli, come i costi proibitivi, la necessità di macchinari specifici di scarsa diffusione, la necessità di più approfondite prove cliniche.

Determinati estratti botanici si sono dimostrati efficaci in studi scientifici preliminari contro i tumori, tra cui la Cannabis.

Marijuana e cancro

La marijuana terapeutica è attualmente riconosciuta e prescrivibile per l’impiego medico contro alcuni dei sintomi correlati ai tumori e/o agli effetti avversi delle terapie tradizionali.

La cannabis è ormai nota e trova sempre più largo impiego come:

  • antinausea ed antiemetico, causati da radioterapia e chemioterapia
  • stimolante dell’appetito, contro cachessia, anoressia nervosa e come coadiuvante nelle terapie oncologiche
  • antidolorifico, sia locale che per dolori neuropatici, anche nei dolori cronici refrattari alle terapie convenzionali
  • rilassante, sedativo e per migliorare l’umore, con risvolti positivi anche sul sistema immunitario

Proprio per questo motivo la cannabis light è un’ottima candidata, siccome con un solo composto è possibile trattare varie problematiche indotte sia dalla malattia che dai chemioterapici.

Anche se gli effetti antinausea ed antidolorifici della cannabis sono ormai ben documentati, i suoi effetti anticancro, invece, sono ancora da comprovare a livello clinico.

Tuttavia, i risultati si sono mostrati molto promettenti, anche più di alcuni farmaci attualmente utilizzati, senza però presentarne i relativi effetti avversi.

Effetti e meccanismi d’azione della Cannabis

I principi attivi della cannabis maggiormente studiati in questo ambito sono CBD (Cannabidiolo, non psicoattivo, contenuto nella cannabis light) e THC (tetraidrocannabinolo, psicotropo euforizzante, contenuto nella marijuana).

I principali effetti e meccanismi d’azione degli estratti di Cannabis, riscontrati in laboratorio contro vari tipi di neoplasie sono:

  • i cannabinoidi riducono il tasso di crescita dei tumori e possono scatenarne meccanismi di morte cellulare programmata, tramite il legame con i recettori CB1 e CB2
  • CBD e THC causano una drammatica regressione di tumori tipo gliomi, in test sui topi
  • I vari cannabinoidi contenuti negli estratti di cannabis possono ridurre le dimensioni dei tumori ed aumentare l’aspettativa di vita dei topi che ne erano malati
  • Il THC induce l’apoptosi (“suicidio” cellulare) nelle cellule tumorali senza esprimere effetti neurotossici o citotossici verso le cellule sane
  • Il CBD limita la migrazione e la proliferazione dei tumori, inibendo i recettori VDCA1 localizzati nei mitocondri, centrale energetica della cellula
  • I cannabinoidi sono antiangiogenici, ostacolando la formazione dei vasi sanguigni che alimentano le cellule tumorali
  • Il CBD, agendo sui recettori CB2 ha un effetto antiinfiammatorio ed immunomodulante, risultando efficace anche in forme di leucemia molto aggressive
  • I cannabinoidi velocizzano i processi di “pulizia interna” della cellula, tramite un meccanismo chiamato autofagia, permettendo anche l’eliminazione di cellule malfunzionanti e/o anomale
  • La natura lipofila dei cannabinoidi li rende in grado di oltrepassare la barriera ematoencefalica, risultando efficace anche nel cervello, dove altri farmaci non riesco ad arrivare
  • Il CBD, antagonizzando i recettori MRP1 (multi-drug resistance protein 1), SLC29A1 e CDw338, è in grado di contrastare i meccanismi di resistenza tumorale contro i più comuni chemioterapici, ed amplifica quindi l’efficacia di quest’ultimi;

In conclusione

Anche se questi effetti sono in via sperimentale, si è notata la tendenza per una maggiore efficacia verso gli estratti di cannabis contenenti vari cannabinoidi rispetto che usando i singoli composti isolati.

Inoltre, gli effetti riscontrati sono dose-dipendente.
Questi risultati preliminari, per quanto promettenti, necessitano di ulteriori approfondimenti, sia per confermare gli effettivi benefici clinici, che per trovare le dosi più opportune.

Tuttavia, resta confermato come la Cannabis possa essere, se non la cura, almeno un buon palliativo per contrastarne la maggior parte degli effetti avversi e permettere ai malati oncologici di poter continuare a vivere una vita dignitosa anche durante il trattamento.

Fonti

Preparati galenici a base di cannabis

Preparati galenici cannabis light e cbd

Cosa sono i preparati galenici?

Il termine galenico deriva da Claudio Galeno, medico dell’antica Grecia che tra il secondo ed il terzo secolo D.C. divenne noto per la pratica di comporre farmaci miscelando varie erbe medicinali a concentrazioni opportune, adattate al singolo malato.

Diversamente da quanto avveniva fino a pochi secoli fa, oggi per farmaci galenici (o preparati galenici, o preparazioni galeniche) si intendono i medicinali realizzati nel laboratorio di una farmacia o di
una parafarmacia, secondo le norme di buona preparazione.

Si distinguono due tipologie di preparati galenici:

  • Preparato galenico magistrale o formula magistrale, realizzato in base ad una prescrizione medica magistrale, destinato ad un determinato paziente.
  • Preparato galenico officinale o formula officinale, preparato autonomamente dal farmacista secondo la Farmacopea di un paese membro dell’Unione europea e destinato a essere dispensato direttamente ai pazienti che si servono in tale farmacia.

Dal momento che attualmente in farmacopea non sono ancora disponibili monografie ufficiali in merito alla cannabis a cui far riferimento, sono disponibili solo preparazioni magistrali, allestibili solo dietro ricetta medica.

Vie di somministrazione

Al momento la cannabis light viene somministrata principalmente attraverso tre vie:

  • Orale, ad azione più lenta ma più duratura, con media biodisponibilità sia per il primo metabolismo epatico subito dal preparato ingerito, che in base al vettore di estrazione/somministrazione usato.
  • Inalatoria, ad azione più rapida ma meno duratura, con alta biodisponibilità in caso di vaporizzazione, che va diminuendo se il prodotto viene fumato (la combustione degrada parte dei principi attivi, oltre che il possibile danno causato dai sottoprodotti della combustione). Non subisce il primo metabolismo epatico in quanto entra direttamente nel flusso ematico attraverso i polmoni.
  • Topica, ad azione localizzata e meno sistemica, siccome agisce principalmente nei pressi del sito di applicazione e solo una minima parte entra nel flusso sanguigno, per questo ha anche una bassa biodisponibilità nonostante non subisca il primo metabolismo epatico.

Quali preparati galenici si possono acquistare in farmacia?

La cannabis può essere dispensata solo in farmacia, dietro ricetta medica e consegnando al paziente il prodotto già finito, porzionato e pronto all’uso. Considerando le possibili vie di somministrazione, la cannabis può essere dispensata nei seguenti formati:

Orale:

  • cartine / buste filtro per decozione (tisane, decotti, infusi)
  • capsule di cannabis micronizzata (apribili per decozione)
  • capsule con estratto decarbossilato
  • estratti di cannabis in olii alimentari (oleoliti, Cannabis Olive Oil)
  • estratto di cannabis con alcool etilico (tinture madri, estratti idro-alcolici, resine, Rick Simpson’s Oil o FECO)
  • estratto in CO2 supercritica
  • estratti glicolici/glicerici
  • compresse alla cannabis
  • dolciumi medicali alla cannabis (cioccolatini, chewingum)

Inalatoria:

  • cartine per vaporizzazione
  • estratti alcolici evaporati (resine, concentrati)
  • estratto in CO2 supercritica
  • estratti glicolici/glicerici
  • estratti per sigarette elettroniche (eCig)

Topica:

  • tutti gli estratti sopracitati inseriti in una formulazione dermocosmetica
  • supposte anali con estratto di cannabis
  • ovuli vaginali con estratto di cannabis
  • creme a base di cannabis
  • colliri a base di cannabis
  • gel transdermico alla cannabis

Come scegliere il preparato galenico più adatto

Per scegliere il preparato più adatto alle proprie esigenze è sempre meglio farsi consigliare al medico curante e prescrittore.

Tendenzialmente, per dolori cronici localizzati è buona cosa utilizzare un rimedio topico, da applicare sulla zona interessata, preferibilmente accostato ad un prodotto orale/inalatorio. Questo per unire l’effetto immediato nei pressi della problematica, ad un effetto antidolorifico/ anti-infiammatorio generale.

Per patologie che non colpiscono un distretto corporeo ben definito, si sceglie il metodo di assunzione in base alla durata della problematica stessa. Ad esempio, in caso di un’emicrania dal carattere passeggero si preferirà la vaporizzazione, in quanto agisce nell’immediato, senza esplicare ulteriori effetti secondari nell’arco della giornata.
Diversamente, nel caso di patologie croniche e costanti durante la giornata, come la spasticità dovuta a malattie neurodegenerative, si preferirà l’assunzione orale, per effetti più duraturi nell’arco della giornata, ricorrendo all’assunzione inalatoria solo nei casi di bisogno immediato.

La posologia da impiegare è un discorso più complesso, siccome dipende da molti fattori, tra cui sesso, età, corporatura, metabolismo e stile di vita. Proprio per questo motivo è sempre consigliabile partire da dosaggi più bassi; tuttavia il vostro medico di fiducia saprà consigliarvi la meglio.

Fonti

  • https://www.farmagalenica.it/vendita-cannabis-terapeutica-in-farmacia-situazione-2020/
  • https://ordinefarmacisti.torino.it/?p=2342
  • https://www.regione.veneto.it/web/sanita/erogazione-preparazioni-galeniche-a-base-di-cannabis https://beleafmagazine.it/2019/07/28/i-preparati-galenici-della-cannabis-terapeutica-intervista-ad-un-farmacista-specializzato/
  • https://www.sifoweb.it/images/pdf/eventi-ed-ecm/corsi- nazionali/2017/11._Preparazioni_a_base_di_Cannabis_aspetti_pratici_e_criticit%C3%A0_PUGLISI.pdf
  • http://www.fofi.it/ordinevt/doc/documento2081526.pdf
  • https://it.wikipedia.org/wiki/Farmaco_galenico#:~:text=Per%20farmaci%20galenici%20(o%20preparati, farmacia%2C%20o%20di%20una%20parafar macia.
  • https://www.my-personaltrainer.it/integratori/galenico.html
  • https://www.farmagalenica.it/cannabis-sativa-bedrocan-farmaco-galenico-farmacia/

Cannabis terapeutica in Italia

Cannabis terapeutica in Italia

Normativa italiana

Con il Decreto del 18/04/2007, il THC, come sostanza pura, viene inserito nella lista delle sostanze stupefacenti utilizzabili per la fabbricazione dei medicinali ed è stata consentita l’importazione dei farmaci a base di essa.

Con il Decreto ministeriale del 23/01/2013 viene aggiunta la frase “medicinali stupefacenti di origine vegetale a base di Cannabis (sostanze e preparazioni vegetali, inclusi estratti e tinture)”, riconoscendo finalmente l’impiego della cannabis a scopo terapeutico.

Col successivo decreto del 9/11/2015 è stato istituito l’organo nazionale della cannabis, identificato con il ministero della salute e sono stati chiariti vari aspetti, tra cui somministrazione, prescrizione ed approvvigionamento, e la coltivazione da parte di un organo identificato con lo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze.

Cannabis terapeutica: come ottenerla ed ostacoli principali

In Italia, la cannabis terapeutica è prescrivibile da qualsiasi medico per qualsiasi patologia per i quali siano disponibili studi scientifici accreditati sull’efficacia, a patto che i trattamenti convenzionali per quella patologia si siano dimostrati inefficaci.

Tramite ricetta bianca, eseguibile anche dal medico di base, è possibile recarsi in farmacia per acquistare il prodotto a pagamento.
Il paziente resta anonimo, in quanto non vengono riportate le sue generalità in ricetta, ma un semplice codice alfanumerico che permette al medico curante di collegarlo alla sua identità.

È anche possibile, però, far coprire le spese dal sistema sanitario nazionale, ma in questo caso è necessario che uno specialista stilli un piano terapeutico da seguire e nella ricetta dovrà comparire il codice fiscale del paziente, come richiesto per legge per tracciare i farmaci mutuati.

Non tutti i medici sono propensi alla prescrizione di cannabis, sia per la loro scarsa preparazione in materia, che per vari pregiudizi, anche se è consentito legalmente ormai da anni.

Per questo motivo è consigliabile rivolgersi a centri specializzati o che aderiscono esplicitamente a trattamenti a base di cannabis.
Una volta ottenuta la ricetta, la farmacia fornirà i preparati a base di cannabis, a patto che ne abbia disponibilità a magazzino.

Proprio quest’ultimo punto è un altro dei paletti in cui è possibile incorrere, in quanto dispongono del prodotto esclusivamente farmacie galeniche, e spesso ne sono sprovviste anche loro, considerando i problemi di reperibilità ed i limiti d’importazione/produzione imposti dalle leggi attuali, non sufficienti per soddisfare la richiesta interna del paese.

Patologie per le quali è utile

Grazie alle loro proprietà neuroprotettive, miorilassanti ed analgesiche, i preparati a base di cannabis possono offrire miglioramenti principalmente nei pazienti con patologie neurodegenerative, croniche, con dolore e spasticità.

Le principali malattie per le quali è possibile prescrivere la marijuana medica sono:

  • cachessia, anoressia, anoressia nervosa, pazienti oncologici e/o affetti da AIDS (come stimolante dell’appetito)
  • dolore cronico o associato a sclerosi multipla, SLA e/o lesioni del midollo spinale
  • nausea e vomito, causati da chemioterapia, radioterapia e terapie da HIV- sindrome di Gilles de la Tourette (per ridurre spasmi e movimenti involontari)- glaucoma (per l’effetto ipotensivo)

Tuttavia, è bene ricordare che in Italia l’uso della cannabis terapeutica, trattandosi di una terapia non ancora riconosciuta dalla medicina ufficiale, è permesso solo nel caso in cui le terapie convenzionali si siano dimostrate inefficaci.

Altri disturbi, per i quali non è stata espressamente autorizzata, ma sui quali sono disponibili dati clinici di efficacia, sono:

  • insonnia
  • cefalea
  • dolori mestruali
  • stress- epilessia ed epilessia refrattaria
  • fibromialgia
  • depressione
  • morbo di parkinson
  • morbo di alzheimer
  • psoriasi
  • sindrome da astinenza
  • morbo di Crohn

Cannabis terapeutica: dosaggi e rischi

Solitamente le dosi prescritte variano tra i 20 ed i 60mg, fino ad arrivare in rari casi a 100-200mg.

Anche se sembrano dosaggi molto bassi, sono stati decisi da medici specialisti per ovviare agli effetti psicoattivi della pianta, pur mantenendo i benefici terapeutici.

Non ci sono limiti d’età per la somministrazione, anche se è preferibile evitare in pazienti pediatrici (tranne preparati con alto CBD per epilessia infantile), adolescenti, donne gravide, durante l’allattamento, in pazienti con pregressi disturbi psichiatrici, cardiaci o di tossicodipendenza.

I possibili effetti collaterali, transitori e presenti soprattutto ad alti dosaggi, sono: capogiri, malessere, stati ansiosi, stordimento, sedazione, alterazioni dell’umore, nausea.

È anche presente il rischio d’abuso e di dipendenza, praticamente inesistente se si rispettano i bassi dosaggi consigliati.

Inoltre, come dichiara l’OMS, non sono presenti rischi per la salute conseguenti dall’uso terapeutico di cannabis, anche se è bene ricordare che non è consentito utilizzarla prima di guidare o svolgere operazioni pericolose che richiedono attenzione, in quanto potrebbe alterare la veglia, i riflessi e la capacità di svolgere scelte adeguate nel minor tempo possibile.

Prodotti disponibili e costi

La cannabis terapeutica può essere dispensata sotto varie forme:

  • cartine contenenti l’infiorescenza come tale, da vaporizzare per assunzione inalatoria o per decotti per via orale;
  • capsule, compresse, masticabili, contenenti il principio attivo estratto- estratti galenici (olii, tinture, resine)
  • dermocosmetici (creme, colliri, impiastri)

Le principali materie prime con le quali è possibile realizzare dei preparati, si distinguono per provenienza e percentuali dei principi attivi contenuti.

I prodotti più noti sono:

  • Bedrocan, prov. Olanda, THC 22% CBD<1%
  • Bedrobinol, prov. Olanda, THC 13,5% CBD<1%
  • Bediol, prov. Olanda, THC 6,3% CBD 8%
  • Bedrolite, prov. Olanda, THC <1% CBD 9%
  • Bedica, prov. Olanda, THC 14% CBD<1%
  • Cannabis FM1, prov. Italia, THC 13-20% CBD<1%- Cannabis FM2, prov. Italia, THC 7-8% CBD 8-12%
  • Pedanios 22/1, prov. Canada, THC 22% CBD<1%
  • Pedanios 8/8, prov. Canada, THC 8% CBD 8%
  • Aurora 1/12, prov. Canada, THC 1% CBD 12%
  • Dronabinol, prov. America, THC puro
  • Sativex, prov. Inghilterra, spray con THC:CBD 1:1
  • Epidiolex, prov. America, soluzione orale con CBD

Anche se fissi ed uniformati sul suolo italiano con dei tabellari da seguire, i prezzi variano da prodotto a prodotto, ed in base alla lavorazione che ha dovuto subire: le infiorescenze si aggirano ad un costo di 9€/g + iva ai quali poi bisogna aggiungere i costi di preparazione e dei materiali impiegati.

Fonti

Cannabis e sclerosi multipla

cannabis light sclerosi e cbd

La cannabis può essere d’aiuto contro la Sclerosi Multipla?
In questo articolo, vi illustreremo i vantaggi dell’utilizzo della cannabis nella gestione di alcuni sintomi sofferti dai pazienti affetti da sclerosi multipla, e anche i limiti di questo trattamento naturale.

Cos’è la Sclerosi Multipla (SM)?

La sclerosi multipla è una malattia autoimmune, cronico-degenerativa.
Il sistema immunitario del malato stesso danneggia i nervi, colpendo la guaina mielinica, uno strato isolante che permette la conduzione dell’impulso elettrico nervoso, essenziale per qualsiasi funzione vitale.

Sintomi della Sclerosi Multipla

I sintomi con cui si manifesta sono svariati, ma principalmente neurologici:

  • emicrania
  • dolore neuropatico periferico
  • dolore alla schiena
  • spasmi dolorosi
  • neuralgia al trigemino
  • problemi di movimento
  • incontinenza
  • inappetenza
  • insonnia
  • problemi con le principali funzioni vitali
  • incapacità fisica e cognitiva

Tutti questi sintomi possono essere anche molto debilitanti e riducono drammaticamente la qualità della vita di chi è affetto da questa patologia.

Terapia

I farmaci tradizionali attualmente impiegati per contenere la malattia sono limitatamente efficaci, modulano solo alcuni dei segni clinici e possono causare essi stessi ulteriori effetti avversi.

Negli ultimi anni vari studi hanno considerato la cannabis come valida alternativa naturale per migliorare le condizioni dei pazienti ed ulteriori prove cliniche sono tutt’ora in corso di validazione.

Principi attivi della cannabis e loro proprietà medicali

Esistono moltissime tipologie di cannabis, che si differenziano sia per aspetto, aroma ma soprattutto per le caratteristiche organolettiche.

I principi attivi di maggiore interesse medico sono i terpeni (sostanze aromatiche) ed i cannabinoidi (sostanze con gli effetti caratteristici della cannabis).

Esistono più di 110 diversi cannabinoidi, i più famosi sono THC (tetraidrocannabinolo), CBD (cannabidiolo), CBG (cannabigerolo), CBN (cannabinolo).
Tutti questi esplicano il proprio effetto tramite il sistema endocannabinoide, per questo hanno in comune alcuni effetti in base al tipo di recettore che legano:

  • rilassamento, diminuzione del dolore e della spasticità, miglioramento dell’umore, sedazione, stimolazione dell’appetito, mediati dai recettori CB1 (concentrati nel sistema nervoso centrale)
  • contrasto degli stati infiammatori, immunomodulazione, grazie ai recettori CB2 (espressi nelle cellule immunitarie).

Cannabis e sclerosi

Grazie agli effetti tipici dei cannabinoidi, la cannabis sativa è considerata una valida alleata contro la sclerosi, siccome, a differenza dei farmaci tradizionali, va a modulare molteplici segni della patologia: episodi infiammatori autoimmuni, dolore costante, malumore, difficoltà cognitive e di movimento.

I principali cannabinoidi soggetti a svariati studi per l’impiego contro la sclerosi, sono il THC ed il CBD, i due ormai noti da più tempo e che vantano una storia di consumo più lunga.

Entrambi sono presenti negli estratti di cannabis, ma in percentuali differenti, ed è proprio il rapporto tra i livelli di questi due che determina effetti ed efficacia del prodotto in questione.

Il THC è il cannabinoide psicoattivo, tipico della marijuana usata a scopo ricreativo, ma che vanta anche effetti antidolorifici, spasmolitici, antinausea e di miglioramento dell’umore.
Tuttavia, i suoi effetti psicotropi ne limitano il campo d’impiego a causa degli effetti avversi e dell’alterazione della sfera cognitiva, già compromessa nella sclerosi.

Il CBD è il cannabinoide presente in maggiore quantità nella cannabis light, non è psicotropo, ma, anzi, va a modulare il tipico “sballo” del THC, limitandone gli effetti avversi e sinergizzando contro stati infiammatori, episodi autoimmuni e come miorilassante.

Proprio per questa complementarietà negli effetti, è chiaro come sia preferibile usare estratti naturali di cannabis contenenti l’intero fitocomplesso piuttosto che i singoli cannabinoidi.

Farmaci a base di cannabis

Negli ultimi anni l’uso terapeutico della cannabis ha subito un costante incremento, sia perché naturale, sia perché con meno effetti avversi dei farmaci, e soprattutto perché non dà dipendenza come i farmaci tipicamente usati nel trattamento del dolore (oppiacei).

La combustione, anche se con effetti più rapidi e meno duraturi, è la via di somministrazione meno usata per la cannabis, considerando i possibili rischi alla salute conseguenti dal fumo.
I derivati della cannabis in farmacia sono disponibili soprattutto in formulazioni orali, olii, spray e capsule.

Il primo farmaco a base di cannabis è stato il Dronabinol, contenente solo THC naturale e registrato nel 1985 per il trattamento di nausea/vomito in pazienti sottoposti a chemioterapia.
In seguito, venne sviluppato il Nabilone, analogo sintetico del THC usato come antiemetico e come analgesico nel trattamento del dolore neuropatico da sclerosi e fibromialgia.
Nel 2005 il Canada autorizza il “Sativex” (estratto totale di cannabis standardizzato per THC e CBD in rapporto 1:1), per il trattamento di spasmi e dolore neuropatico nei malati di sclerosi multipla e cancro.

Gli studi condotti sui vari farmaci sono stati più che promettenti, tanto da farli approvare per le finalità proposte, in America ed in seguito anche in Europa.

Controindicazioni

Tuttavia, anche se prodotti pressoché naturali e ben tollerati, essi presentano alcune controindicazioni, quali: allergia ai cannabinoidi, gestazione/allattamento, problemi psichiatrici, epilessia e problemi cardiaci.
I principali effetti avversi sono di lieve entità, transitori e dipendono quasi sempre dalla dose assunta: nausea, eccessiva sedazione, malessere, ipotensione.

Da tenere bene in considerazione sono le interazioni con i farmaci già presenti nel piano terapeutico, che possono anche risultare molto pericolose.
Proprio per questo motivo è sempre necessario il parere del medico per valutare se implementare prodotti a base di cannabis nella propria terapia, oltre al fatto che in Italia è necessaria la ricetta per poterli acquistare in farmacia.

Fonti

Cannabis, canapa e marijuana

differenze cannabis light cbd e marijuana

Le denominazioni “cannabis”, “canapa” e “marijuana” sono intercambiabili e molti pensano si riferiscano alla medesima sostanza, ma in realtà i loro significati stretti presentano delle differenze molto profonde.

Il termine cannabis indica un genere di piante, appartenenti alla famiglia delle cannabacee, che al suo interno si snoda in altre classificazioni.

Con “canapa”, invece, si intende richiamare una tipologia di cannabis, usata principalmente ad uso tessile ed industriale, perché con lunghi steli ben sviluppati, ma povera di principi attivi.

Per ultima, ma non per importanza, con “marijuana” si identificano quei cultivars di cannabis finalizzati alla raccolta dell’infiorescenza o alla produzione di derivati ricchi di biomolecole con capacità curative, ricreative o psicotrope.

La Cannabis

Tassonomia della Cannabis

La Cannabis, catalogata come tale da Linneo (Linnaeus) nel 1753, è un genere di piante angiosperme, appartenenti alla famiglia delle Cannabacee.

Seguendo la classificazione del medesimo botanico, la Cannabis comprenderebbe un’unica specie: la Cannabis Sativa, avente per sottospecie la cannabis sativa e la cannabis indica (o chinense).

Tuttavia, secondo la maggioranza delle figure di settore odierne, il genere Cannabis sarebbe da suddividere in tre categorie dalle caratteristiche ben distinte, quali Cannabis sativa, Cannabis indica e Cannabis ruderalis.

In base ai ritrovamenti storici, la Cannabis è originaria dell’Asia centrale, diffusa poi nel resto dell’Europa ed infine in America.

Caratteristiche fenotipiche

È una pianta erbacea a ciclo annuale, che germina in primavera e fiorisce in estate inoltrata in base al fotoperiodo, o rispetto al tempo intercorso dalla semina nel caso delle autofiorenti.

L’altezza varia da 0,5 a 7 metri, in base alla genetica ed al metodo di coltivazione.

Caratteristiche sono le foglie, che si presentano picciolate, palmate e composte ciascuna, in base a genetica e stadio di viluppo, da 3 a 13 “foglioline”, lanceolate ed appuntite, con margine seghettato.

La cannabis può essere sia dioica, conservando informazioni solo maschili o solo femminile per ogni entità, che monoica (o ermafrodita), presentando sulla stessa pianta sia fiori femminili che maschili ed in grado così di autoimpollinarsi.

I fiori di cannabis light compaiono ad inizio autunno e sono costituita da acheni, i tipici calici che compongono le note cime della marijuana, e che contengono il seme nel caso siano stati impollinati.

Il pericarpio del seme è dove si raggruppano i cosiddetti tricomi, piccole escrescenze cerose in cui si concentrano i principi attivi, suddivisibili in tre principali categorie:

  • Cannabinoidi, sostanze chimiche tipiche della cannabis, quali THC, CBD, CBG, CBN, ecc., che conferiscono i tipici effetti medicali o psicotropi;
  • Terpenoidi, come mircene, cariofillene, limonene, ecc., che, in base alle concentrazioni di ciascuno, infondo tonalità aromatiche differenti;
  • Flavonoidi, sostanze perlopiù antiossidanti, di cui le maggiori sono apigenina, quercetina e cannaflavina

Proprio la variazione delle concentrazioni di cannabinoidi è ciò che contraddistingue il chemiotipo CBD della canapa ad uso industriale da quello THC della marijuana terapeutica.

La Canapa

La canapa è caratterizzata dall’enzima CBDA-sintetasi, producendo così valori più alti di CBD mentre il THC è presente solo in tracce.
Per questo si identifica praticamente solo con la specie di Cannabis Sativa.

A partire dalla seconda metà del secolo scorso, furono selezionate varietà destinate ad usi esclusivamente agroindustriali, con valori irrisori sia di CBD che dei cannabinoidi minori. La commissione europea ha poi creato una lista delle varietà di canapa coltivabili in Europa, con un contenuto di THC inferiore allo 0,2%.

Coltivazione e prodotti derivati

La coltivazione di canapa è sempre stata molto diffusa nelle zone medio-europee, data la sua facilità nel crescere anche su terreni difficili da coltivare con altre specie di piante, oltre che l’incredibile versatilità per i prodotti da essa ricavabili.

Della canapa, infatti, non si butta via niente, con essa si possono creare:

  • Carta e tele, dalla fibra e dal legno
  • Cordame, guarnizioni e tessuti dai fusti
  • Oli alimentari dalla spremitura dei semi
  • Aromi, olii essenziali e cosmesi dalle infiorescenze
  • Farine dal residuo dei semi, prive di glutine ma ricche in proteine, minerali ed amminoacidi essenziali
  • Dagli steli materiali per la bioedilizia, come vernici, colle, mattoni,
  • Dalla parte legnosa si ottengono materiali isolante e substrati assorbenti per gli allevamenti
  • Mangimi ed altri prodotti zootecnici dalle foglie
  • Concimi naturali dagli scarti di lavorazione
  • Etanolo (alcool) dalla fermentazione dei fusti
  • Fibre plastiche e biocombustibili, come il biodiesel

Marijuana

La Marijuana si contraddistingue per il tipico genotipo THCA-sintetasi, producendo quindi alte percentuali dell’omonimo cannabinoide THC (tetraidrocannabnolo).

La Marijuana viene coltivata quasi esclusivamente per le infiorescenze femminili, dalle quali si ricavano i tipici preparati medicali e psicoattivi.
Per questo motivo si prediligono piante dioiche, così da coltivare esclusivamente genetiche femminili, evitando in questo modo la formazione dei semi che farebbero degenerare buona parte dei cannabinoidi.

Prodotti derivati e metodi di assunzione

I derivati si concentrano principalmente sull’estrazione dei cannabinoidi e vengono impiegati a scopo ricreativo se alti in THC, mentre sono destinati ad uso medicale sia ad alto tenore di THC, che di altri cannabinoidi.

I preparati più noti si differenziano per metodo di lavorazione e sono:

  • Le infiorescenze, essiccate e conservate in modo opportuno per poter essere fumate;
  • Le resine di varie purezze, dal tipico hashish grumoso, fino ad estratti molto raffinati dall’aspetto di melassa traslucida e cristallina ;
  • I prodotti alimentari, quali biscotti, torte, burro alla marijuana ed ogni tipo di alimento;
  • Gli infusi, quali tisane, decotti, latte;
  • I preparati medicali, che possono spaziare dalle tinture, fino ad olii titolati, sciroppi e compresse;

I metodi di assunzione più comuni sono:

  • combustione e successiva inalazione, tramite pipe, sigarette artigianali e bong, con effetti immediati e che perdurano fino a qualche ora in base a corporatura e dosaggio;
  • vaporizzazione ed inspirazione, tramite appositi dispositivi, che eliminano la dannosità dei sottoprodotti della combustione, mantenendo comunque un effetto abbastanza immediato;
  • ingestione, che permette di assimilare molte più sostanze benefiche, ma con effetti meno repentini è più duraturi;

Effetti della marijuana

Gli effetti indotti dall’uso di marijuana variano sia in base a fattori che dipendono dal consumatore, che in base alle percentuali dei rispettivi principi attivi.

Il THC è praticamente l’unico cannabinoide in natura con azione così marcatamente psicotropa, ed è anche responsabile della dipendenza da marijuana e dei maggiori effetti avversi.

Ciò che si percepisce più frequentemente in seguito al consumo, sono rilassatezza o sedazione, ma anche stimolazione creativa, euforia, positività, distorsione della percezione del tempo, analgesia ed appetito irrefrenabile (fame chimica).

Impieghi terapeutici

A livello medicale la Marijuana viene impiegata nella farmacopea ufficiale principalmente per ridurre nausea e vomito durante i chemioterapici e trattamenti per l’HIV, o per il glaucoma, la sclerosi multipla, l’anoressia, dolori cronici, infiammazioni consistenti e malattie debilitanti.

Fonti