Giro d’affari della cannabis light: quanto vale?

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Il mercato: affari della cannabis light per 44 milioni l’anno

Quanto vale il mercato della canapa legale? È una domanda che si sono posti in molti ed ora abbiamo dei numeri. Il report di una ricerca svolta dalla Sorbona indica come gli affari della cannabis light siano intorno ai 44 milioni di euro l’anno e creino 960 posti di lavoro fissi nel nostro Paese. Tutto questo in un mercato in continua espansione.  La ricerca è stata affidata a Davide Fortin della Sorbona di Parigi, ricercatore del Marijuana Policy Group di Denver. L’esperto ha curato anche consulenze per molti dei paesi che stanno legalizzando il mercato della canapa, sia quella con che senza THC, ultimo caso quello del Canada.

I growshop continuo a crescere ed aprire, gli investitori seguono a ruota il trend. Le coltivazioni in territorio italiano stanno crescendo numericamente a vista d’occhio. Avendo la filiera produttiva quasi tutta in Italia, le tassazioni sembrano poter portare nelle casse dello stato una cifra minima intorno ai 6 milioni di euro, una fonte di entrate non indifferente per le casse comuni del Paese.

Importanza normativa

Al momento, il settore si muove in una situazione normativa di cui vi abbiamo già parlato in diversi nostri articoli. Il prodotto è legalmente vendibile con qualsiasi licenza commerciale, a patto di essere a contenuto di THC inferiore allo 0.6%. Il report sulgli affari della cannabis light redatto da Fortin, è molto incoraggiante per i soldi in entrata all’erario e per i posti di lavoro, ma è altresì vero che ci sia la necessità di normative che regolino meglio il mercato. Tracciabilità ed etichettatura sono solo alcune delle problematiche su cui i legislatori dovranno andare ad intervenire, così come la destinazione d’uso. Ricordiamo infatti che al momento la cannabis viene venduta come un prodotto tecnico e/o da collezione, non da consumo o combustione.

Cannabis legale – La vendita nei distributori automatici

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La cannabis legale e le vending machine

La presenza su territorio nazionale di negozi che si dedicano alla vendita di cannabis legale non è più una novità. A questi si stanno affiancando vendite affidate ad altre realtà, come svariate tipologie di locali pubblici (ne abbiamo parlato qua).
Ma è possibile distribuire canapa light in distributori automatici? La risposta veloce è sì, andiamo a vedere come e quali sono i vantaggi.

Perchè distribuire cannabis legale nei distributori automatici

Ci sono alcuni vantaggi nel vendere il prodotto nelle macchinette automatiche: innanzitutto, scontata ma non secondaria, sono operative 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. L’esiguo spazio necessario e i bassi costi di installazione e manutenzione ne fanno un buon investimento per chi voglia entrare nel settore della vendita di prodotti a base di canapa legale.
La presenza di un esperto in negozio, capace di seguirvi nell’acquisto e consigliarvi è ovviamente un valore che viene a mancare, ma è compensata da aspetti pratici di comodità legati ad anonimato e velocità di distribuzione, che rendono i distributori una scelta felice per molti clienti.

Aspetti normativi su cannabis legale e distributori automatici

La legge che norma la vendita di canapa light in Italia è sempre unica, ovvero la legge 242 del 2 dicembre 2016. Questa, consente la vendita di prodotti con livelli di THC inferiori ai limiti di legge, senza bisogno di licenze o permessi specifici. È vendibile quindi con una normale licenza commerciale e questo ne sancisce la vendibilità anche nei distributori automatici, nonostante non venga nominata l’ipotesi in maniera letterale.

Valgono quindi tutte le norme generali che controllano la vendita di cannabis legale in tutte le sue forme.

  • I prodotti devono essere garantiti e certificati in conformità alle leggi dello Stato Italiano, evitate quindi prodotti di dubbia provenienza, affidandovi a chi, come noi, consegna tutta la documentazione necessaria.
  • La cannabis legale è destinata ad un pubblico maggiorenne, sarà quindi necessario, nel caso dei distributori automatici, munirsi di uno capace di certificare l’età attraverso la lettura del chip della tessera sanitaria
  • Fate attenzione alla destinazione d’uso: la cannabis light è un prodotto legalmente indirizzato alla ricerca e al collezionismo, non ad un uso ricreativo.

Photo by Victoriano Izquierdo on Unsplash

CBD – I cannabinoidi della canapa

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Alla scoperta del CBD, il cannabinoide “buono” della pianta di canapa

La pianta di canapa non è solo THC. Il più famoso cannabinoide, il tetraidrocannabinolo, conosciuto principalmente per essere una sostanza psicotropa è in realtà solo uno dei principi attivi presenti, affiancato da CBC, CBD, CBG e molti altri.
La fioritura del mercato della Cannabis Light ha permesso di spostare i riflettori su altri cannobinoidi e sui loro vantaggi per la salute, essendo un prodotto legale e quindi con valori di THC entro i limiti di legge.

Il più famoso di questi principi attivi è il cannabidiolo, meglio conosciuto come CBD.
Il CBD non è psicoattivo, non crea quindi alterazioni nella persona che lo consuma, anzi, è un principio conosciuto per le sue capacità di limitare l’impatto del THC, tanto da essere somministrato sottoforma di olio a chi sta utilizzando cannabis terapeutica ad alto contenuto di THC (al netto dei problemi di cui vi abbiamo parlato qui) per limitarne l’impatto.
Il risultato? Un effetto rilassante e calmante, senza nessuno sballo.

Tra i principali effetti del CBD troviamo quelli rilassanti, anticonvulsivanti, antidistonici, antiossidanti, antinfiammatori. Inoltre, favorisce il sonno ed è distensivo contro ansia e panico.

Le capacità terapeutiche del principio attivo sono balzate agli onori della cronaca per la prima volta nel 2013, con il caso di Charlotte. Fu un caso controverso per la somministrazione di olii ad alto contenuto di cannabidiolo ad una bambina di 5 anni; Charlotte venne trattata efficacemente in Colorado per la sindrome di Dravet, dando il via ad un processo di forte sperimentazione ed esposizione mediatica del principio.

Oltre all’olio, il CBD lo possiamo trovare nelle infiorescenze di cannabis light in moltissime varietà, vendute legalmente in Italia. Il catalogo di CBDCollection contiene il meglio dei prodotti indoor e outdoor ed è in continuo aggiornamento, per fornire sempre prodotti di altissima qualità e perfettamente legali.

Il Canada e la legalizzazione della marijuana ad uso ricreativo

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La legalizzazione canadese è una decisione storica

Il 19 Giugno 2018 è stato approvato dal governo canadese il Cannabis Act, ovvero la legge che, a partire dal 17 Ottobre 2018, sancirà la legalizzazione ad uso ricreativo della marijuana su tutta la superficie del paese nord-americano. Con 52 voti favorevoli e 29 contrari, il Senato ha confermato il voto favorevole della Camera dei deputati (205 a 82). Nel 2001 era stata legalizzata invece la cannabis ad uso terapeutico.

Il provvedimento è stato fortemente voluto e pubblicizzato dal primo ministro, Justin Trudeau, che vuole così contrastare il mercato illecito del prodotto e normare il consumo, allontanando i minori. Le prime stime valutano intorno ai 7 miliardi di Euro il volume di affari annuo che può produrre questo mercato.

La notizia non può lasciare indifferenti. Il Canada è infatti il secondo paese nel mondo (dopo l’Uruguay) a legiferare in questo senso ed è l’unico paese membro del G7 ad averlo fatto. Il caso canadese ha la possibilità di essere un apripista importante per tutte le politiche legate alla legalizzazione della cannabis, e la nazione intera avrà gli occhi puntati addosso da parte degli altri paesi industrializzati. In Colorado, stato americano i cui si era già legiferato a riguardo, i dati su introiti e consumi sono molto incoraggianti ma ora è da vedere cosa succederà in un’intera nazione.

La legge permetterà di acquistare fino a 30gr di marijuana per volta, spiega dove sarà possibile acquistarla e utilizzarla, ma regola anche l’autoproduzione, fino a 4 piante a persona. I vari stati che compongono il Canada mantengono comunque alcune discrezionalità su come normare coltivazione, vendita e consumo.

Come funzionerà la commercializzazione

La vendità sarà normata in maniera differente dai vari stati canadesi: in Alberta, ad esempio, sarà acquistabile in negozi con licenza, in Ontario invece la vendita sarà gestita direttamente dallo stato che provvederà all’apertura di appositi negozi.
Inizialmente non saranno venduti prodotti derivati, come ad esempio gli olii, ma permane la possibilità di utilizzare il prodotto come meglio si crede, fra le mura domestiche.

I prezzi dei prodotti non sono ancora stati stabiliti, e saranno probabilmente una delle chiavi del successo della legge; impostare prezzi molto bassi potrebbe essere una mossa criticata per il suo presunto invogliare i ragazzi al consumo, mentre prezzi troppo alti finirebbero con il perdere la battaglia contro il mercato illegale.

La mossa del governo guidato da Justin Trudeau ha la possibilità di essere un momento chiave per la legalizzazione nel mondo. L’andamento del prossimo anno è quindi di grande interesse per investitori, lavoratori del settore, appassionati. La gestione canadese sarà studiata con attenzione anche dagli altri Paesi, soprattutto di quelli che hanno già avviato delle proposte politiche di apertura nei confronti della marijuana.

Vendere Cannabis Light in locali pubblici – Le norme legali

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Cannabis Light in vendita nei pubblici esercizi

Cosa dice la legge sulla commercializzazione di cannabis light nei locali

Tolto il dente tolto il dolore, iniziamo subito con il dire che la vendita di cannabis light negli esercizi commerciali è legale.

La cannabis light ad alto contenuto di CBD è attualmente venduta in moltissimi negozi specializzati. Ma cosa succede se volessimo commercializzarla in un locale pubblico? Vendere canapa legale in pub, bar e negozi è permesso.
Ci sono però delle condizioni importanti da tenere in considerazione affinchè il prodotto messo in vendita rimanga nei requisiti legali generali della canapa. Le varianti che si possono vendere devono contenere THC inferiore al limite di legge, ovvero lo 0.6% e deve provenire da semenze certificate e garantite dal produttore.

L’unica legge italiana legata alla commercializzazione di cannabis è la 242 del 2016 che qui potete trovare nella gazzetta ufficiale del governo e di fatto, accettando la produzione rivolta al guadagno economico, ne accetta la vendita, pur con tutte le limitazioni sopraelencate. Con una semplice licenza commerciale potete incominciare a vendere la cannabis light nei vostri esercizi, senza però sponsorizzarne un uso ricreativo, come può essere la scelta di fumarla.

Bisogna infatti prestare molta attenzione al consumo; siamo in una situazione in cui un vuoto normativo sta creando qualche problema a chi decide di fumare la canapa legale.
Le infiorescenze di cannabis light, infatti, non sono indirizzate all’utilizzo per combustione ricreativa. Se il consumo in queste modalità avviene quindi all’esterno di un esercizio, la responsabilità legale non può ricadere sul titolare, ma attenzione ai consumi all’interno (come ad esempio nelle zone fumatori di bar, discoteche ed altri locali pubblici). Attualmente la cannabis light è venduta come prodotto da collezione, tecnico o per profumazione, lasciare che sia il cliente a decidere quale uso farne è perfettamente in linea con le normative, permetterne invece un utilizzo improprio all’interno della propria attività ci sentiamo di non consigliarvelo.

Cannabis terapeutica italiana – Situazione legale e realtà pratica

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Cannabis terapeutica made in Italy

Tra attese infinite e quantità insufficienti, il mondo della cannabis medica in Italia

Le evidenze scientifiche sugli effetti medici della cannabis terapeutica diventano sempre più numerose, nonostante le difficoltà nell'effettuare ricerca medica su un prodotto che in molte nazioni è considerato illegale. Il trattamento del dolore cronico, così come gli effetti benefici nel trattamento di nausee in pazienti che stanno ricevendo trattamenti chemioterapici sono ormai benefici assodati. A questi si aggiungono moltre altre patologie per le quali gli studi sono ancora in corso, con risultati incorraggianti. Disturbi d'ansia, aumentare l'appetito in malati di HIV, trattamento di disturbi post-traumatici da stress e molti altri.

Ma com'è la situazione cannabis medica in Italia?

Il Testo Unico sulle droghe 309 del 1990 aveva sancito la possibilità di coltivare cannabis terapeutica dietro autorizzazioni specifiche in strutture preposte. Questa era stata seguita dalla possibilità di importare farmaci come Bedrocan e Bediol nel 2007. La prima produzione italiana inizia invece nel 2014, dopo un accordo tra Ministero della Salute e Ministero della Difesa. Lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze ha iniziato infatti la coltivazione di infiorescenze di cannabis ad uso medico.

L'uso di cannabis medica è destinato ai pazienti nel caso di "dolore cronico e quello associato a sclerosi multipla oltre che a lesioni del midollo spinale; alla nausea e vomito causati da chemioterapia, radioterapia, terapie per HIV; come stimolante dell’appetito nella cachessia, anoressia, perdita dell’appetito in pazienti oncologici o affetti da AIDS e nell’anoressia nervosa; l’effetto ipotensivo nel glaucoma; la riduzione dei movimenti involontari del corpo e facciali nella sindrome di Gilles de la Tourette" come indicato nel Decreto Ministeriale del 9 Novembre 2015.

Cosa succede nella pratica per i pazienti?

Nonostante ci siano leggi e decreti per normarne l'uso, la cannabis terapeutica rimane un miraggio per moltissimi malati. Innanzitutto la richiesta per la somministrazione di cannabis medica viene inoltrata solo dopo le altre cure siano fallite. Le prescrizioni sono quindi spesso molto tardive. Subito dopo ci si scontra con un'altra problematica: la cannabis terapeutica scarseggia. La produzione italiana si aggira intorno ai 100kg annui, assolutamente insufficienti per le numerose richieste del mercato. Molti malati sono così costretti a virare su altri prodotti, come ad esempio la Cannabis Light, o all'autoproduzione o al mercato dello spaccio, cadendo quindi nell'illegalità.

Le quantità prodotte ed importate sono stabilite dal Ministero della Salute che, però, mette in atto scelte troppo conservative. Nel 2018 sono stimati 500kg tra produzioni diretta e acquisti dall'estero, davvero pochi per le richieste crescenti nel nostro paese.