I cannabinoidi sintetici e le loro caratteristiche

I cannabinoidi della pianta di canapa light

Cosa sono i cannabinoidi?

In questo articolo descriveremo le principali categorie di cannabinoidi, cercando di chiarirne le maggiori differenze. I cannabinoidi o cannabinoli sono sostanze chimiche di origine naturale, classificate a livello chimico come terpenofenoli.

Questi principi attivi sono prodotti principalmente da piante appartenenti al genere delle cannabacee e sono i principali responsabili degli effetti benefici e ricreativi della Cannabis Sativa L.

I vari cannabinoidi sono accumunati dalla loro capacità di interagire con i recettori cannabinoidei presenti nel nostro corpo.

Cannabinoidi naturali

Inizialmente i cannabinoidi sono stati isolati da estratti di piante del genere cannabis e per questo vengono anche nominati fitocannabinoidi (fito=pianta, di origine vegetale).

Sono stati scoperti più di 100 differenti composti appartenenti a questa famiglia, tra cui i principali:

  • CBD – cannabidiolo
  • CBDV – cannabidivarina
  • CBC – cannabicromene
  • CBG – cannabigerolo
  • CBN – cannabinolo
  • THC – tetraidrocannabinolo, uno dei pochi con i tipici effetti psicotropi della cannabis ricreativa
  • THCV – tetraidrocannabivarina

Tutti i cannabinoidi vengono sintetizzati nei tricomi, minuscole escrescenze ghiandolari cerose che si trovano sul fiore femminile della pianta. Durante la fase vegetativa viene prodotto quasi esclusivamente CBG, che viene poi trasformato, nella fase di fioritura, in tutti gli altri cannabinoidi noti.

L’unico che non deriva per via metabolica dal CBG è il CBN, formato esclusivamente per degenerazione del THC. I fattori che possono portare a tale degenerazione sono l’esposizione a fonti di calore, raggi UV, ossidazione, ecc.

Cannabinoidi endogeni

I cannabinoidi esercitano i loro effetti sulla salute interagendo con dei recettori presenti nel nostro corpo, nominati appunto recettori cannabinoidei.

Si distinguono principalmente due forme di questi recettori:

  • CB1, concentrati soprattutto a livello del sistema nervoso centrale, che mediano effetti di tipo psicoattivo, antidolorifico, rilassante, sedativo, antiemetico
  • CB2, diffusi principalmente a livello periferico e che hanno destato interesse per gli effetti antiinfiammatori senza effetti psicotropi

In base al tipo di legame e di azione che svolgono su questo recettore, i cannabinoidi si differenziano per i loro vari effetti in relazione alla loro struttura chimica.

Il fatto di aver scoperto nel nostro corpo recettori specifici per i cannabinoidi sintetizzati nei tessuti vegetali, ha fatto maturare l’idea che il corpo umano stesso li producesse per regolare funzioni biologiche interne. Sono stati così scoperti gli endocannabinoidi, sostanze prodotte dalle nostre cellule che agiscono con i recettori cannabinoidei per regolare diverse funzioni biologiche.

Tra questi ricordiamo l’anandamide ed il 2-arachidonoilglicerolo.

Cannabinoidi sintetici

Con il termine cannabinoidi sintetici si può fare riferimento a due classi di composti ben distinte:

  • Fitocannabinoidi di origine sintetica (o cannabinoidi sintetici natural-identici): in pratica cannabinoidi molecolarmente identici ai cannabinoidi prodotti nelle piante, ma che, invece di essere estratti, vengono realizzati in laboratorio tramite reazioni chimiche
  • Cannabinoidi sintetici artificiali:, prodotti anche questi in laboratorio tramite reazioni chimiche, ma con risultato composti strutturalmente e chimicamente differenti da quelli ritrovabili in natura.

La prima classe di composti è utilizzata principalmente per la realizzazione di sostanze farmaceutiche e ad uso cosmetico, mentre la seconda tipologia è destinata soprattutto alla ricerca in ambito scientifico e prima del bando venivano venduti in alcuni smartshop sotto il nome di spice, come surrogato sintetico della cannabis.

Differenza tra naturale e sintetico

La differenza principale tra naturale e sintetico risiede soprattutto nelle impurezze:

Nel caso di fitocannabinoidi estratti da materiale vegetale, i principali contaminanti possono essere

  • residui di solventi d’estrazione
  • sostanze vegetali non volute nel prodotto finale (cere, lipidi, clorofilla, altri cannabinoidi non d’interesse)

Nel caso di cannabinoidi sintetizzati per via chimica, oltre a poter trovare residui di solventi sicuramente più tossici di quelli usati per semplici estrazioni, nel composto finale è possibile rinvenire anche:

  • sottoprodotti di sintesi,
  • materie prime che non hanno reagito;
  • isomeri del cannabinoide d’interesse normalmente non presenti in natura e quindi con possibile effetto farmacologico modificato.

L’altra importante differenza sono gli effetti che questi composti apportano al corpo umano:

Nel caso dei fitocannabinoidi, che hanno una storia d’impiego tradizionale molto antica, gli effetti riscontrati sono ormai noti e sfruttati in vari ambiti medici, con effetti avversi limitati e non debilitanti. Il nostro corpo è infatti “abituato” a metabolizzarli e smaltirli!

Nel caso dei cannabinoidi artificiali, gli studi scientifici condotti sono assai limitati dato che si tratta di una classe di composti scoperti solo di recente ed in continua espansione. Basta una piccola modifica alla struttura chimica per causare enormi modifiche sulla farmacodinamica del composto stesso. I metaboliti di queste sostanze potrebbero infatti essere tossici per l’organismo o venir riconosciuti come xenobioti, o ancora peggio potrebbero avere effetti troppo forti ed incontrollabili che potrebbero portare ad effetti avversi da dover curare a vita, soprattutto a livello psicologico.

Infatti, i motivi principali che hanno portato al bando delle cosiddette “spice” erano proprio per le molte intossicazioni da parte di giovani consumatori che le utilizzavano a scopo ricreativo come surrogato legale dell’illegale marijuana naturale ad alto THC.

Fonti

https://it.wikipedia.org/wiki/Cannabinoidi
https://www.stateofmind.it/2018/04/cannabinoidi-sintetici/